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E' ora di essere civili svegliati Italia anche in FVG, ma ci si deve accontentare sempre del meglio che niente



Basterebbe semplicemente adattare il nostro Codice Civile alla reale portata della nostra Costituzione per sanare quella storica discriminazione che vivono milioni di persone nel nostro Paese. La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare. L'aggettivo naturale non è certamente sinonimo di tradizionale, di conservatore, di eterosessualità. L'aggettivo naturale è collegato al principio che vuole la famiglia come soggetto autonomo rispetto alla figura dello Stato. La famiglia è una formazione sociale alla quale la Repubblica dovrebbe riconoscere e garantire i diritti inviolabili dell'uomo, poiché è lì che spesso si svolge la personalità, dell'individuo. Nulla di più nulla di meno. Invece, il noto ddl Cirinnà, Atto Senato N. 2081, va contro tale principio, allontanando sempre di più tale diritto per milioni di coppie non eterosessuali. Nonostante ciò, però i conservatori e tradizionalisti si strappano i capelli. In Italia, Paese fortemente condizionato dalla invasività dei poteri conservatori e religiosi cattolici, ci si deve accontentare del sempre meglio che niente. In Fvg si scenderà in piazza anche nelle nostre città il 23 gennaio per pretendere diritti civili.



Non è una manifestazione a sostegno diretto di quel DDL, ma una manifestazione per dire che di discriminazioni, omotransfobie, razzismi, negazioni di diritti, non se ne può semplicemente più. Un DDL che volutamente non effettua alcuna equiparazione con il regime giuridico del matrimonio per le coppie dello stesso sesso. Salvo qualche misura per le questioni economiche o patrimoniali.Un DDL che nella sua parte iniziale istituisce l’unione civile tra persone dello stesso sesso quale specifica formazione sociale.
E dunque due persone maggiorenni dello stesso sesso costituiscono un’unione civile mediante dichiarazione di fronte all’ufficiale di stato civile ed alla presenza di due testimoni ed il tutto dovrà essere certificato dal relativo documento attestante la costituzione dell’unione, che deve contenere i dati anagrafici delle parti, l’indicazione del loro regime patrimoniale e della loro residenza, oltre ai dati anagrafici e la residenza dei testimoni. Mediante dichiarazione all’ufficiale di stato civile le parti possono stabilire di assumere un cognome comune scegliendolo tra i loro cognomi. La parte può anteporre o posporre al cognome comune il proprio cognome, se diverso, facendone dichiarazione all’ufficiale di stato civile. Con la costituzione dell’unione civile tra persone dello stesso sesso le parti acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri; dall’unione civile deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione. Entrambe le parti sono tenute, ciascuna in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale e casalingo, a contribuire ai bisogni comuni. Le parti concordano tra loro l’indirizzo della vita familiare e fissano la residenza comune; a ciascuna delle parti spetta il potere di attuare l’indirizzo concordato. Le disposizioni che si riferiscono al matrimonio e le disposizioni contenenti le parole «coniuge», «coniugi» o termini equivalenti, ovunque ricorrono nelle leggi, negli atti aventi forza di legge, nei regolamenti nonché negli atti amministrativi e nei contratti collettivi, si applicano anche ad ognuna delle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso. Così come la controversa norma chiamata stepchild adoption ma che altro non è che l'applicazione della Legge 4 maggio 1983, n. 184 Diritto del minore ad una famiglia. Solo che per essere moderni, pur non essendo moderni, si devono introdurre inglesismi. Propaganda pura per confondere le idee.
La noma cosa dice? Una cosa banale, già sancita dalla nostra giurisprudenza,che l'adozione e' consentita a favore dei minori anche dal coniuge o dell’altra parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso nel caso in cui il minore sia figlio anche adottivo dell'altro coniuge o dalla parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso. Ed il Governo, entro sei mesi dall'approvazione di questo DDL dovrà adottare specifici decreti finalizzati all' adeguamento alle previsioni della presente legge delle disposizioni dell’ordinamento dello stato civile in materia di iscrizioni, trascrizioni e annotazioni; alla modifica e riordino delle norme in materia di diritto internazionale privato, prevedendo l’applicazione della disciplina dell’unione civile tra persone dello stesso sesso regolata dalle leggi italiane alle coppie formate da persone dello stesso sesso che abbiano contratto all’estero matrimonio, unione civile o altro istituto analogo; alle modificazioni ed integrazioni normative per il necessario coordinamento con la presente legge delle disposizioni contenute nelle leggi, negli atti aventi forza di legge, nei regolamenti e nei decreti. Insomma un piccolo passettino in avanti, nel Paese del sempre meglio che niente. 
Personalmente non sono a favore di questo DDL perché rischia di bloccare l'affermazione dei diritti civili tra le persone dello stesso sesso, per i prossimi decenni, ma è anche vero che se questo ddl non passa, significa essere ostaggio delle peggiori logiche di chiusura ed ottusità che fomenteranno ancora omofobia e discriminazioni. E per queste ragioni, sarà importante scendere in piazza soprattutto in quelle località, come Gorizia, che hanno fatto della chiusura, alzando muri, la loro linea governativa di questi ultimi anni. Ecco, il 23 gennaio si potrà dare una piccola ma incisiva sana picconata a questo muro tutto nostrano per l'affermazione generale dei diritti civili, contro ogni razzismo ed omotransfobia.

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