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Questione migranti ed obbligo di accoglienza, cosa dice la normativa

E' vero che vi sono delle questioni “politiche” che devono essere valutate, ma è altrettanto vero che in uno Stato di diritto, la Legge deve prevalere su qualsiasi sentimento finalizzato a non scomodare eventuali interessi politici di Sindaci od altri di turno. Oltre che ad essere obbligo etico e morale, l'accoglienza è anche un mero obbligo giuridico. Prevista da Trattati dell'Unione Europea, Direttive, ma anche dalla nostra Costituzione. L'ultimo atto normativo di riferimento è il DLGS 18 agosto 2015 n 142 che è attua la direttiva 2013/33/UE recante norme relative all'accoglienza dei richiedenti protezione internazionale, nonche' della direttiva 2013/32/UE, recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale. 
Come prima cosa si evince che il sistema di accoglienza per richiedenti protezione internazionale si basa sulla leale collaborazione tra i livelli di governo interessati, secondo le forme di coordinamento nazionale e regionale di cui all'articolo 16, che prevede un Tavolo di coordinamento nazionale insediato presso il Ministero dell'interno e le cui linee di indirizzo dovranno essere attuate da un tavolo di coordinamento regionale. Dunque si parla di leale collaborazione tra i livelli di governo interessati. In FVG a quanto pare questa leale collaborazione è stata a dir poco una mera astrazione, in violazione della Legge e può interessare diverse soggettività a livello di governo territoriale. Per le esigenze di prima accoglienza e per l'espletamento delle operazioni necessarie alla definizione della posizione giuridica,“lo straniero e' accolto nei centri governativi di prima accoglienza, secondo la programmazione e i criteri individuati dal Tavolo di coordinamento nazionale e dai Tavoli di coordinamento regionale" come prima citati. Il prefetto, sentito il Dipartimento per le liberta' civili e l'immigrazione del Ministero dell'interno, invia il richiedente nelle strutture citate e lì è accolto per il tempo necessario, all'espletamento delle operazioni di identificazione, ove non completate precedentemente, alla verbalizzazione della domanda ed all'avvio della procedura di esame della medesima domanda, nonche' all'accertamento delle condizioni di salute diretto anche a verificare, fin dal momento dell'ingresso nelle strutture di accoglienza, la sussistenza di situazioni di vulnerabilita'. Senza dimenticare la legislazione nazionale (L. 328/2000) e regionale (LR 6/2006), che assegna ai Comuni compiti di programmazione ed organizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, necessari a garantire alle persone, anche se temporaneamente presenti sul territorio, diritti di cittadinanza sociale, qualità di vita, pari opportunità, non discriminazione, che possano ridurre le condizioni di bisogno e/o disagio individuale e familiare, di esclusione ed emarginazione, causate da difficoltà sociali, relazionali, socio-economiche. La normativa prevede, inoltre, che gli Enti locali realizzino detto sistema integrato anche con il concorso dei soggetti del terzo settore, della cooperazione sociale, dell’associazionismo di promozione sociale, del volontariato, di altri soggetti privati quali parte attiva della rete territoriale di risorse che possa consentire interventi di tutela e sostegno di singoli e famiglie.
Vediamo cosa accade nel caso di emergenza, che è quella oramai strutturale a Gorizia. La norma, fonte primaria di diritto, afferma in modo tassativo che nel caso in cui e' temporaneamente esaurita la disponibilità' di posti all'interno delle strutture considerate, a causa di arrivi consistenti e ravvicinati di richiedenti, l'accoglienza puo' essere disposta dal prefetto, sentito il Dipartimento per le liberta' civili e l'immigrazione del Ministero dell'interno, in strutture temporanee, appositamente allestite, previa valutazione delle condizioni di salute del richiedente, anche al fine di accertare la sussistenza di esigenze particolari di accoglienza. Le strutture di cui al punto precedente dovranno ovviamente soddisfare le esigenze essenziali di accoglienza e sono individuate dalle prefetture-uffici territoriali del Governo, sentito l'ente locale nel cui territorio e' situata la struttura, secondo le procedure di affidamento dei contratti pubblici. E' consentito, nei casi di estrema urgenza, il ricorso alle procedure di affidamento diretto(...). Dunque, sentito l'Ente locale, significa non essere condizionati da un suo eventuale parere negativo. Certo, il buon senso è auspicabile, ma quando si devono fronteggiare dei muri, oppure si devono affrontare situazioni ai limiti dei capricci infantili, è chiaro che si deve avere la forza di andare oltre, a rischio di non accontentare qualcuno, perché l'accoglienza non deve diventare questione di ordine pubblico, o di strumentalizzazione politica per fini beceri elettorali, e di qualsiasi colore essa sia, anche se a dire il vero a Gorizia lo è diventata da tempo, dove nel mentre del fare o non fare, del muro contro muro, violando ogni principio di leale collaborazione, è stata proprio la ratio dell'ordine pubblico ad accelerare certe soluzioni che da provvisorie che erano rischiano di diventare stabili a tempo indeterminato.
Ma vi sono esempi diversi, certo è difficile dire se siano ottimali o meno, ma è pur un qualcosa, almeno l'intenzione vi è stata, ad Udine, ad esempio visto il sensibile aumento dell'affluso di cittadini stranieri che presentano istanza di asilo presso la locale Questura e il conseguente allungamento dei tempi di attesa per il reperimento di posti nelle strutture di accoglienza, stante il considerevole numero di persone che si trovano di fatto senza nessun riferimento alloggiativo il Comune al fine di approntare un servizio di pronta accoglienza, ha promosso la creazione di una rete di soggetti del privato sociale, ivi compresi gli enti religiosi, disponibili ad offrire un servizio di pernottamento temporaneo, riservato in via prioritaria ai richiedenti asilo in attesa di accoglienza. A Trieste si propone il piano un profugo in famiglia, a Gorizia, invece...il sistema sono cazzi tuoi.

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