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E' necessaria una sinistra anticapitalista unita per il FVG prima e l'Italia poi

Che il Friuli Venezia Giulia sia una regione laboratorio, è evidente, e se il pensiero corre soprattutto alla questione riforma Enti Locali, è più che ragionevole pensare che dopo il Friuli Venezia Giulia sarà il turno del Bel Paese. Accentramento, grande bello e potente e funzionale, piccolo brutto debole e non efficace. Vi è una volontà politica chiara, propria del decisionismo, che vuole spazzare via ogni processo piccolo o non piccolo. Spazzare via ogni processo che possa ostacolare, anche a livello immaginario, la cavalcata dell'onda del potere che traballa tra l'avvenire, forse ora più incerto,del Partito della nazione, o la divisione tra repubblicani e democratici, in pieno stile americano della gestione della cosa pubblica.  Il tutto, sia essa destra, che sinistra, sia essa in chiave conservatrice, riformista o progressista, ma esclusivamente capitalista. Sarà solo l'anticapitalismo a segnare la differenza, che dovrà essere raccolta dalla sinistra indipendente da qualsiasi processo di alleanza con forze politiche capitaliste e di sinistra che oggi massacrano diritti fondamentali dei lavoratori, per non parlare della disastrosa riforma della scuola, e dell'ideologia anti'68 che funge da timone dominante. Si deve ripartire, per l'ennesima volta dal nostro territorio, salvaguardando l'autonomia e la libera esistenza dei nostri Comuni, tutti, contrastando ogni processo vincolante ed obbligatorio di fusione, queste, se mai verranno, saranno e dovranno essere solo per libera ed incondizionata scelta della comunità locale, e non perché incombe la spada di Damocle del 30% dei tagli o perché essendo sotto i 5 mila abitanti sono obbligati a sciogliersi praticamente all'interno di pseudo-unioni territoriali che trasformeranno la maggior parte dei piccoli Comuni, in periferie di se stessi e favorendo l'accentramento politico che garantirà il dominio incontrastato dei grandi e soliti partiti capitalisti, in primo luogo, con tutto ciò che questo comporterà per la difesa del territorio dalle speculazioni in poi. Si deve rivendicare l'autonomia e la democrazia partecipata come guida suprema, proprio in questa terra che ha conosciuto le peggiori vesti del fascismo, ad esempio. Si deve divenire reale ponte verso l'Est d'Europa, si deve puntare alla tutela e salvaguardia assoluta dell'ambiente, della nostra storia, dei nostri prodotti. Si deve fare del sociale la punta di diamante di questa regione, dall'integrazione, al diritto al lavoro e del lavoro, creando sinergia affinché l'articolo 18, ad esempio, in Friuli Venezia Giulia possa continuare ad esistere anche per i nuovi assunti, cosa fattibile e possibile. Democrazia, autonomia, ed unità, una sinistra unita anti-capitalista, in una Europa ove nazionalismi, qualunquismi e sterili populismi, stanno trascinando intere città e Paesi verso baratri drammatici, effetti collaterali della crisi dovuta al capitalismo, che possono e devono essere contrastati proprio a partire dalla nostra regione, che deve divenire muro contro i nazionalismi, ed arco per la nuova sinistra anticapitalista unita ed unitaria. Sinistra che deve ritornare nelle strade, tra la gente con la gente, con quello che un tempo veniva chiamato popolo, che sappia parlare alle nuove generazioni, che sappia lavorare dal basso e condurre le giuste istanze nelle Istituzioni, battendosi per la democrazia reale, partecipata, e non virtuale, contro ogni logica di accentramento del potere, contro ogni decisionismo, e per la massima condivisione di progetti ed idee che devono interessare questa e le prossime generazioni. Se questa sinistra unita anticapitalista, indipendente, per dircela chiaramente dal PD, cosa naturale ed ovvia, stante il carattere capitalista di questo partito, e da quei partiti che nasceranno o che oggi esistono e sono e saranno funzionali al PD ed al capitalismo, non nascerà quanto prima, non ci sarà più alcuna reale alternativa al populismo, al nazionalismo, al capitalismo made in sinistra, ed alle destre reazionarie che fagociteranno speranze e delusioni, in un periodo ove la memoria storica è labile, corta, in un periodo ove essere di destra o sinistra non significa più nulla, la differenza è essere capitalista od anticapitalista, nazionalista od europeista, con tutti i riflessi e condizionamenti che ne deriveranno nel bene o nel male. Questo è il momento del risveglio, perché in FVG così come in Italia vi è voglia di sinistra, lo si sente, lo si percepisce, si attende solo la risposta, ma dalla sinistra vera, da quella anticapitalista, che non sia autoreferenziale ed ovviamente neanche funzionale al capitalismo e succube del capitalismo, male assoluto di questa società e fonte delle più gravi ingiustizie e diseguaglianze sociali. Ad oggi ci sono solo tanti variegati piccoli frammenti di sinistra, cocci di un vaso che è caduto ed andato perduto. Ma i frammenti di quel vaso possono e devono essere riuniti per costruire non il vaso ante caduta, ma un nuovo vaso, che sappia armonizzare gli insegnamenti del passato, con il presente per il nostro futuro senza più diseguaglianze e dove sia la verità e non l'autorità a costituire la legge.

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