Passa ai contenuti principali

Continuano le pericolose provocazioni al confine tra Italia e Slovenia

Prima l'imbrattamento al lapidario di Gorizia, una falce e martello, una scritta “ fasci in foiba”, giorni di polemiche e dibattiti, condanne e critiche, poi l'imbrattamento di un cippo nel goriziano, con una svastica ed insulto agli sloveni, reazioni più contenute, poi il corteo di Casapound il 23 maggio a Gorizia, che ha sollevato la giusta ira del governo sloveno, oltre che la risposta come conferita dall'importante e partecipata manifestazione in città organizzata dall'osservatorio regionale antifascista del FVG. Per non parlare di ciò che è avvenuto dal punto di vista politico, una su tutte la partecipazione attiva a quel corteo di Casapound da parte dell'Assessore Romano del Comune di Gorizia, la cui maggioranza attuale ha legittimato il corteo di Casapound dal motto "risorgi, combatti e vinci". Romano che ha parlato sul palco di quella manifestazione e presentandosi come Assessore del Comune di Gorizia, poi arriva la distruzione della scritta Tito, che rappresenta la vittoria sul nazismo e fascismo, da parte di un gruppo di “neofascisti italiani”, come denunciato dalla RTV slovena ed in territorio sloveno. Nel mentre di tutto ciò, si aggiungono le polemiche sulla questione del corteo del primo  maggio di Trieste, per il 70esimo  del primo maggio '45, la dura reazione che vi è stata, la nascita di un gruppo facebook contro “i nostalgici titini”, gli attacchi contro le bandiere rosse diffuse sul territorio triestino e goriziano durante il mese di maggio, le mozioni presentate in consiglio comunale a Trieste per chiedere ingerenza del Comune sulle dinamiche del corteo del primo maggio, tentativo che verrà effettuato anche con la Provincia di Trieste. Botta e risposta. Una situazione calda che rischia di degenerare e compromettere anche i rapporti tra Italia e Slovenia. Probabilmente qualcuno, forse più di qualcuno, vorrebbe la riproposizione di muri, muri che hanno diviso città e comunità, senza dimenticare la linea francese, ora di gesso, ora di vernice, ora con cippi ora con paletti, per arrivare a vere e proprie recinzioni, che hanno diviso italiani e sloveni. Divisioni frutto del principale prodotto della prima guerra mondiale, il fascismo, e tutto ciò che esso ha determinato e comportato nei confronti degli sloveni e croati in primo luogo. Qualcuno probabilmente non accetta, non digerisce l'Europa, Europa che ha come scopo la fine di ogni processo nazionalistico, di nazionalismo, pur salvaguardando le autonomie ed identità specifiche variegate locali, come è giusto che sia.  
Il Presidente della Repubblica si è recato il 25 maggio 2015 in Serbia, Paese, per quanto riguarda la prima guerra mondiale, punito aspramente dall'Impero Austro Ungarico. Doveva pagare la penitenza, a colpi di cannone, per l'attentato all'arciduca Francesco Ferdinando d'Asburgo e sua moglie. Morte colta con molta indifferenza a Vienna ed estrema freddezza dall'Imperatore .Quasi 750 mila serbi, ovvero un serbo su sei ovvero quasi il 22% della popolazione verrà spazzato via, la percentuale più alta tra tutti i Paesi coinvolti dalla prima guerra mondiale. Serbia che comunque conoscerà la mano  Il Presidente ha dichiarato, all'Assemblea Nazionale serba, che "Libertà, pace e democrazia, sono le fondamenta su cui poggia il futuro del nostro continente. Valori oggi, purtroppo, messi a rischio da eventi drammatici, di cui mai avremmo pensato di dover essere testimoni. (...)La Serbia, in un momento in cui sarebbe stato facile ascoltare le sirene dell'euroscetticismo e di anacronistici nazionalismi, ha saputo assegnare priorità assoluta al proprio percorso europeo, con un'evoluzione politica di grande portata”. Ci si augura che la condanna al nazionalismo anacronistico valga non solo per la Serbia ma anche per l'Italia. L'Italia è uno dei Paesi fondatori dell'Unione Europea, abbiamo responsabilità politiche certamente più rilevanti rispetto a quelle di altri Paesi, dobbiamo essere noi a dare l'esempio, ma il caso Gorizia, ad esempio, ad oggi, vista la legittimazione che si è conferita al corteo di Casapound, anche a livello istituzionale, corre in direzione  drammaticamente opposta. 
Marco Barone

Commenti

Post popolari in questo blog

Per la prima volta nella storia di Ronchi arriva l'antimafia

No, nessun effetto  cinematografico. Niente sirene spiegate, palette fuori dall'auto in corsa. Niente poliziotti con il passamontagna. Ma in una regione come il Friuli Venezia Giulia non più isola felice, ma presa di mira dalla camorra e dalla 'ndrangheta in particolar modo ,quando si realizzano cantieri ed opere di una certa rilevanza bisogna metterlo in conto. Cosa? L'accesso del gruppo interforze che ha la scopo di intervenire per prevenire infiltrazioni mafiose nei pubblici appalti. 
Il prefetto dispone accessi ed accertamenti nei cantieri delle imprese interessate all'esecuzione di lavori pubblici, avvalendosi, a tal fine, dei gruppi interforze  ed al termine degli accessi ed accertamenti disposti dal prefetto, il gruppo interforze redige, entro trenta giorni, la relazione contenente i dati e le informazioni acquisite nello svolgimento dell'attività ispettiva, trasmettendola al prefetto che ha disposto l'accesso. Il prefetto,  una volta acquisita la relaz…

La nuova strage di migranti nel Mediterraneo era prevedibile e forse anche voluta nel nazismo del terzo millennio

Lo si sapeva. Lo si sapeva che in tarda primavera sarebbero ripresi gli sbarchi dalla Libia. Con i soliti schemi, metodi. Tutto era prevedibile, conoscibile. E qui la chiusura criminale della rotta balcanica non c'entra nulla. Viviamo in una società dove il più grande crimine di guerra mai compiuto e mai punito, quale il lancio delle bombe atomiche sul Giappone, viene quasi giustificato. Senza quelle bombe non sarebbe finita la seconda guerra mondiale, si dice. E per questo non si deve chiedere scusa. Sono certo che se quelle bombe le avesse lanciate la Russia, oggi si racconterebbe una storia diversa. Ma il mondo funziona così. L'Europa, costituita da Paesi ricchi, si chiude per non essere contaminata dalle razze inferiori. Sì, parlo di razze, si parlo di inferiori. Perché? Perché il fantomatico sentimento razzista di paura, trova in realtà il proprio fondamento in quel concetto di superiorità della razza pura del terzo millennio, che non deve essere intaccata dai poveracci …

Koper o Capodistria?Fiume o Rijeka?Merna o Miren?Londra o London? Trieste e Trst?

Esistono diversi processi di italianizzazione, i più noti sono quelli figli dell'abitudine, figli di quel modo di fare che hanno trasformato London in Londra, Berlin in Berlino, Barcelona in Barcellona, Marseille in Marsiglia ecc. Si dirà che è semplice traduzione. Fattore tipico di tutte le lingue. Poi vi sono luoghi che sono stati soggetti all'italianizzazione forzata tramite la nota opera nazionalfascista e di esempi ve ne sono a bizzeffe, se ne perde il conto, sia in Italia che in Slovenia che in Croazia che ovunque l'Italia abbia operato in tal modo.
Ad esempio Redipuglia  ha storpiato lo sloveno Sredipolje. In altri casi si utilizza l'italianizzazione per rispetto anche della comunità italiana che vi abita, non chiamare quei luoghi con il loro nome italiano significherebbe negare l'esistenza della comunità italiana, almeno per gli italiani autoctoni del luogo è così, pensiamo Capodistria il cui nome in sloveno è Koper, o Rijeka diventata Fiume. Italianizzazi…