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Quando Mattarella nel 2005 firmò proposta di legge per la cittadinanza italiana a favore degli esuli


Che la DC abbia avuto un ruolo devastante nella definizione della soluzione del Confine Orientale è fatto notorio, anche se solo di recente approfondimento. Che il neo eletto Presidente della Repubblica dovesse provenire da quel mondo, quello democristiano, era una questione che per alcuni aspetti venne prevista da diversi analisti, perché in questa epoca era necessario avere un politico saldamente conservatore nei principi e cattolico, una vecchia scuola che potesse garantire con “sobrietà” la funzione presidenziale senza interferire così come ha fatto il suo predecessore negli affari interni. Comunque sia uno degli aspetti che mi interessava capire era se Mattarella, nel corso della sua attività politica, avesse proposto qualche atto o meno in merito alla questione del Confine Orientale e nello specifico sulla questione esuli. La risposta è affermativa. A firma di Rosato, Castagnetti, Damiani, Bressa, Lettieri, Detomas e dunque Mattarella, si  presentava  nel 2005 una proposta di legge che voleva modificare la legge n. 92 del 1991. Nella premessa di quel testo si legge che : “ il forte e vivo senso di appartenenza e di identità italiana che contraddistingue i nostri connazionali residenti all’estero, oltre a manifestarsi attraverso la quotidiana attivita` delle comunita` e delle associazioni per mantenere il contatto con il nostro Paese e per favorire la loro integrazione nel territorio, emerge dalle numerose richieste rivolte al Governo e al Parlamento italiano di modificare la legislazione vigente al fine di vedersi riconosciuta la possibilita` di acquisire la cittadinanza italiana”. Ed ancora " Italiani rimasti nei territori ceduti alla Jugoslavia in seguito al Trattato di pace di Parigi del 10 settembre 1947, reso esecutivo dal decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato n. 1430 del 1947, e al Trattato di Osimo del 10 novembre 1975, reso esecutivo dalla legge n. 73 del 1977, costretti a rinunciare alla cittadinanza italiana nel momento in cui i loro territori sono passati ad un altro Stato e quindi oggi cittadini sloveni e croati, e cittadini italiani che dopo il 1947, alcuni anche prima, come esuli hanno abbandonato quelle terre di origine e per i quali l’unica possibilita` e` stata quella di emigrare in continenti lontani, Australia, America del Nord, America del Sud, quasi sempre registrati dagli uffici dell’immigrazione e dell’anagrafe dei Paesi di accoglienza quali profughi jugoslavi o apolidi (« displaced persons »), anche se il loro desiderio sarebbe stato quello di continuare a essere cittadini italiani” E dunque nel testo si specifica che “Si ritiene che gli istriani, fiumani e dalmati emigrati in altri Paesi del mondo abbiano lo stesso diritto di vedersi riconosciuta la facolta` di riacquistare finalmente la cittadinanza italiana. Da qui la necessita` di disporre una normativa a integrazione della legge n. 92 del 1991 che, inequivocabilmente e senza limiti di tempo e di eta`, riconosca parimenti sia agli italiani residenti nei territori ceduti oggi facenti parte delle Repubbliche di Slovenia e di Croazia sia agli esuli emigrati in altre parti del mondo e ai loro discendenti il diritto di ottenere la cittadinanza italiana”. Volendo guardare i Presidenti della Repubblica eletti in Italia a partire dalla morte di Tito, avvenuta nel 1980, e quindi da Cossiga in poi, tra le altre cose nominato successivamente anche socio onorario dell'associazione italiana Stay Behind, ovvero dal 3 luglio 1985, prima della loro nomina hanno manifestato un certo interesse ed una certa vicinanza alla questione del Confine Orientale, vedi, ad esempio, Scalfaro nel 1953 sottosegretario alla presidenza del Consiglio ai tempi del governo Scelba (10 febbraio 1954 – 22 giugno 1955)  ove sembra che scrisse una lettera al presidente del Consiglio Giuliano Amato e lo esortava a far «luce sulle circostanze che portarono all'eliminazione di alcune migliaia di cittadini italiani originari quelle zone da parte delle formazioni partigiane jugoslave»; o Ciampi, nel 1997 giusto per fare un piccolo esempio, si interessò prima della sua nomina a Presidente della Repubblica della questione degli esuli, ed ovviamente nel corso del loro mandato, tutti i Presidenti citati, hanno mantenuto posizioni di elevato nazionalismo ed in piena armonia con una visione che molti storici tendono, giustamente, a definire altamente revisionista sulla questione controversa e complessa e compressa nel nazionalismo nostrano del Confine Orientale. Ora molti sperano che lo «spirito di Trieste del 2010 come accolto dallo spirito di Pola possa consolidarsi nel tempo anche con il nuovo Presidente della Repubblica, uno spirito che in Italia ha avuto l'effetto di comportare una chiara visione mistificatrice sulle questione del Confine Orientale, con dogmi, demonizzazioni, falsificazioni, calunnie e menzogne volte a santificare la rosa della loro verità per la“madre nazione” Italia, una madre che ha mandato a morire barbaramente i suoi figli per delle terre ancora oggi contese. Sono certo che il nuovo Presidente della Repubblica sarà fedele, fedelissimo  alla linea come santificata dalla legge sul giorno del ricordo. 
Ricordare per ritornare.

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