Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio Regeni, il 2026 sarà l'anno della giustizia?

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Il tempo inesorabilmente corre, va per la sua strada senza guardare in faccia a nessuno. Imperterrito. Dieci anni possono sembrare una inezia, oppure una eternità, Solo Paola, Claudio ed Irene possono sapere cosa significhi vivere senza Giulio, ma in questi dieci anni, di strada ne è stata percorsa parecchia, affrontando una miriade di difficoltà, a partire da quell'enorme muro mafioso ed omertoso nato dall'Egitto che ha ucciso Giulio e negato ogni forma di collaborazione, cosa che continua ancora oggi, cercando di ostacolare il processo che nel 2026, si spera, possa sentenziare quel primo tassello di giustizia che tutti si aspettano. La verità è pressoché oramai acquisita. Anche se delle zone grigie ancora esistono e probabilmente continueranno ad esistere e non avere mai risposta. Riuscire ad ottenere la sentenza che possa fare giustizia nel caso dell'omicidio di Giulio, è un qualcosa di enorme, in un Paese come il nostro che ha sempre ostacolato la giustizia nei processi...

In mano una vecchia cartina della Jugoslavia, da Ronchi a Pag

Stampata a Pula (Pola) nel 1986 ed arrivata nelle mie mani, in una sera qualunque di questo fine 2014, nelle strade di Monfalcone.
Monfalcone, così come altre città della Venezia Giulia, che sembrano aver rinnegato buona parte della propria storia, quella Imperiale, avrebbero, poi, potuto essere città appartenenti alla Jugoslavia, ma, come la storia ha insegnato, vennero assegnate all'Italia, Italia che certamente non aveva vinto nella Seconda Guerra Mondiale il conflitto, vinto aveva invece la resistenza e vinto aveva la Jugoslavia che con i suoi partigiani ha liberato Trieste e diverse località nostrane dall'occupazione nazifascista a partire dal 1 maggio del 1945. E saranno decine e decine le stelle rosse nella carta turistica, e ripeto turistica, della Jugoslavia, che indicheranno i luoghi della resistenza da visitare, i monumenti nazionali per la liberazione. Cosa che in Italia è solo difficile da immaginare, nonostante la resistenza sia stata determinante per la nostra libertà. 
Ci saranno i tipici segnali che indicheranno il confine, la frontiera, oggi luoghi ove si può transitare senza più alcuna sosta obbligata e controllo obbligatorio. Trieste, così come Monfalcone e Ronchi, verranno indicate con le denominazioni italiane, poi accompagnate dalla traduzione in sloveno, Trieste, Trst, Ronchi, Ronke,Monfalcone, Trzic e così via continuando sino all'Istra (Istria).

Non mancheranno delle curiosità storiche di un certo rilievo, si potrà leggere il nome di Titograd, l'attuale Podgorica, capitale del Montenegro, che nel 1946 venne chiamata, appunto Titograd per sancire l'unione con la federazione Jugoslava. Poi cadrà il muro di Berlino, morirà Tito, cadrà il muro di Gorizia e la carta turistica della Jugoslavia, che parte da Ronchi per arrivare all'estremo opposto di Pag, tradotta in tedesco, italiano, sloveno, inglese e francese, con qualche piccolo errore grammaticale o di battitura, sarà solo un ricordo di una storia ancora oggi viva nella mente e nel cuore di tantissime persone che vivono queste terre e che continua, a distanza di tanti anni, a procurare diversi sentimenti  ed emozioni.


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