Passa ai contenuti principali

Come non casualmente la non foiba di Basovizza oscura il monumento agli eroi antifascisti di Basovizza









La riflessione che ora voglio con voi condividere, nasce dalle sensazioni, emozioni vissute nella domenica del sette settembre in Basovizza, frazione del Comune di Trieste, durante la commemorazione ufficiale per i quattro eroi antifascisti sloveni fucilati a Basovizza dai fascisti. Forse quello che ora brevemente scriverò è già stato scritto da altri autori od altre autrici, e me ne scuso per la mancata citazione, ma quello che vorrei evidenziare è come il senso della consapevolezza emerge vivendo i luoghi, luoghi ove la storia è ancora viva, luoghi ove la storia è in cerca dell'affermazione della giustizia per l'unica verità condivisibile, quella realmente accaduta. Ferdo Bidovec, Franjo Marušič, Zvonimir Miloš e Alojz Valenčič, 


giovanissimi, vennero condannati a morte in quello che è stato definito come il primo processo di Trieste, dal Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato Fascista. Quattro ragazzi, quattro sloveni, quattro antifascisti, ammazzati a colpi di piombo il 6 settembre del 1930, per la loro giusta azione antifascista. Per chi volesse approfondire la loro storia, rinvio a questo intervento di Claudia Cernigoi: http://www.diecifebbraio.info/2012/09/martiri-di-basovizza-6-settembre-1930/

Dal 9 settembre 1945, in quel luogo, è stato inaugurato un monumento in memoria dei quattro eroi di Basovizza e da allora, ogni domenica successiva al sei settembre si svolge una commemorazione ufficiale, partecipatissima.

Eroi di Basovizza diventati simbolo dell'antifascismo, della riscossa slovena alle violenze fasciste, alla pulizia etnica subita dalla comunità slovena. Eroi di Basovizza che dal 1945 in poi hanno sempre richiamato in quel luogo, in quel prato, ove oggi vi sono quattro blocchi di pietra,
ed un monumento che ha subito 13 attentati, le voci della condivisione dei valori antifascisti e del riscatto della Comunità Slovena. Ma questo a Basovizza, frazione di Trieste, dunque facente parte della città di Trieste, non doveva succedere. Non si poteva tollerare che Basovizza, dunque Trieste, diventasse centro esclusivo della memoria antifascista e slovena.
No.
Ed allora, con artifici incredibili, si arriverà alla edificazione della “foiba di Basovizza” come monumento nazionale, ed il nome di Basovizza nella memoria degli italiani verrà, grazie al bombardamento mediatico e di una parte complice istituzionale, associato solo alla questione foibe. Della vicenda dei quattro eroi di Basovizza dei quattro sloveni antifascisti se ne perderà ricordo e memoria in via massiva oltre il confine orientale. Eppure, fatto ultra noto, un pozzo minerario, o meglio una cavità artificiale scavata nel primo decennio del XX secolo per la ricerca di carbone, diventato/a discarica nel corso del tempo, prima di essere definitivamente chiuso/a, è diventato/a foiba, e monumento nazionale “simbolo per i familiari degli infoibati e dei deportati deceduti nei campi di concentramento in Jugoslavia e delle associazioni degli italiani esuli dall'Istria, da Fiume e dalla Dalmazia, che qui ricordano le vittime delle violenze del 1943-1945” Eppure dell'atto ufficiale che vorrebbe quel monumento, falso storico, come monumento nazionale, ad oggi, non vi è alcuna traccia.
Rinvio a questo mio intervento sul punto :

Dunque nella mente di chi non vive questi luoghi, o di chi vive questi luoghi ma che conoscerà solo ciò che il grande sistema medicatico ed informativo vuole farti conoscere, apprenderà che a Basovizza vi è una foiba e monumento nazionale, assocerà il nome di Basovizza solamente a ciò. Quando ho visto con i miei occhi la viva partecipazione alla giornata del ricordo per gli eroi antifascisti sloveni fucilati a Basovizza, ho capito il perché, il perché a pochi metri da quel luogo, che per decenni è stato centro di rilevanza internazionale per la memoria antifascista, doveva nascere ed affermarsi dell'altro,dell'altro che pur essendo un falso storico, dell'altro che ha pur trasformato una discarica in monumento nazionale, poco importava, quello che doveva importare è che Basovizza doveva essere il luogo della foiba e monumento nazionale e nazionalista e non centro della memoria antifascista slovena ed italo/slovena. D'altronde di cosa stupirsi rilevato che emerge sempre con maggior forza la volontà, da parte di alcune realtà ben inserite e protette a livello istituzionale, di ricordare, tramite mistificazioni allucinanti, i fascisti come martiri per l'italianità di Trieste? Becero revisionismo storico che ha prodotto un falso storico, con lo scopo di annientare, in Basovizza, la memoria ed il ricordo dei quattro eroi antifascisti, perché Basovizza non deve essere slovena ed antifascista, pur essendoci una comunità slovena rilevante che nel 1910 era pari al 97% della popolazione lì abitante. Basovizza deve essere associata solamente  alla (non)foiba, ma così non sarà.




Commenti

Post popolari in questo blog

Un maledetto 17 agosto a Barcellona

Ci sono cose nella vita che non dimenticherai mai e quanto accaduto in un caldo ed apparentemente tranquillo agosto a Barcellona è una di quelle cose che non metabolizzerai per lungo tempo. Hai la fortuna di poterlo in parte raccontare, anche se non sai bene cosa raccontare. Sei a pochi metri dalla interminabile e costante folla della Rambla. Vedi decine e decine di persone a passo spedito venire contro la tua direzione. In un primo momento pensi che vai sempre controcorrente. Poi arriva la polizia, di corsa, chiude la via nella quale ti trovi, una laterale della Rambla. Una delle tante. Non riesci al momento a collegare. Anche se sai che nel mondo la situazione è tesa. Ma sei a Barcellona, pensi. Un luogo sicuro.
Poi l’inevitabile ti si presenta come un cazzotto devastante nello stomaco. Attentato. Terrorismo. Panico totale. Cerchi le persone a te più care, fino a quando non le trovi e non le rintracci non sei "tranquillo".
Cerchi di capire come comportarti. Cosa fare. Cosa…

La nuova strage di migranti nel Mediterraneo era prevedibile e forse anche voluta nel nazismo del terzo millennio

Lo si sapeva. Lo si sapeva che in tarda primavera sarebbero ripresi gli sbarchi dalla Libia. Con i soliti schemi, metodi. Tutto era prevedibile, conoscibile. E qui la chiusura criminale della rotta balcanica non c'entra nulla. Viviamo in una società dove il più grande crimine di guerra mai compiuto e mai punito, quale il lancio delle bombe atomiche sul Giappone, viene quasi giustificato. Senza quelle bombe non sarebbe finita la seconda guerra mondiale, si dice. E per questo non si deve chiedere scusa. Sono certo che se quelle bombe le avesse lanciate la Russia, oggi si racconterebbe una storia diversa. Ma il mondo funziona così. L'Europa, costituita da Paesi ricchi, si chiude per non essere contaminata dalle razze inferiori. Sì, parlo di razze, si parlo di inferiori. Perché? Perché il fantomatico sentimento razzista di paura, trova in realtà il proprio fondamento in quel concetto di superiorità della razza pura del terzo millennio, che non deve essere intaccata dai poveracci …

Barcellona, il giorno dopo il 17 agosto