Stefano Furlan ricordato ovunque ma a Ronchi non esiste neanche una targa

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  Ci sono vicende che sembrano chiudersi nel giro di un attimo, e invece no. Rimangono lì, aggrappate alla memoria, perché  non è questione di fare della retorica inutile, quella che, insomma, lascia il tempo che trova, ma di non permettere che l'esistenza di una persona svanisca nel nulla. Di dire chiaramente: questa è stata un'ingiustizia. Come ad esempio nel caso di Stefano Furlan. Lui era di Ronchi, una famiglia semplice, gente comune. Ma la sua storia,  la ricordano tutti. La ricordano le tifoserie di mezza Italia nel mondo del calcio, persino quelle avversarie. Perché Stefano, nel febbraio del 1984, si trova esattamente dove nessuno vorrebbe mai trovarsi: nel posto sbagliato, nel momento sbagliato. C'erano stati disordini, scaramucce tra i tifosi della Triestina e quelli dell'Udinese, fuori dallo stadio Grezar, a Trieste. I dettagli, nella storia, sono sempre sfuggenti. Stefano esce dalla curva, deve raggiungere la sua macchina, una Fiat 128 blu parcheggiata in vi...

Che il 19 ottobre sia una “prova” di maturità



Si partirà dalla piazza delle polemiche, San Giovanni, dal luogo ove, per l'ennesima volta, sono emerse rilevanti divergenze tra i movimenti in movimento, in quel lontano, forse poi non tanto per alcuni aspetti, 15 ottobre 2011.
Si partirà dalla piazza degli errori per arrivare a Porta Pia .
Una settimana di diverse mobilitazioni che vedrà nella giornata del 18 ottobre il primo sciopero generale di questo autunno indetto dal sindacalismo di base, e che culminerà con il 19 ottobre.
Come sempre una certa informazione fomenta allarmismi, identifica quella manifestazione esclusivamente come no tav, quando non è e non sarà manifestazione solo no tav, ma di tante realtà, parla di violenti, di possibili scontri e così via discorrendo verso quel simulato modo di informare.
Vi saranno diverse realtà, alcune hanno aderito, seppur criticamente, all'ultimo momento, probabilmente  quel giorno emergerà uno confronto di forza tra le realtà eterogenee di movimento, nessuna dovrà dominare sull'altra, e sarà questo il vero dato interessante del #19ottobre ovvero se alla pacificazione sociale istituzionale si risponderà con la nascita di una coalizione sociale eterogenea finalizzata ad aprire una breccia alla porta dell'austerità imposta dal capitalismo occidentale.
Ciò sarà possibile se verranno meno le auto-referenzialità ed auto-rappresentazioni, se nessuno si arroga il diritto di essere il rappresentante di una coalizione sociale ribelle che dovrà proporre un nuovo sistema sociale.
Penso che anche all'interno dei movimenti in movimento è necessaria una politica di innovazione più che di rottamazione. E' mutato il mondo, è mutata la società e non si può più ragionare con i soliti modi ed attuare i soliti e superati metodi di lotta.
Il capitalismo si è rinnovato, è diventato più rigido e cinico, ma, nello stesso tempo, i movimenti si trovano a dover rincorrere un nemico che è diventato più forte ma con metodi antiquati e non più rispondenti all'attualità e certamente la simulazione del conflitto è un male per il conflitto stesso.

Vige, in Italia, una ignoranza incredibile ma anche una indifferenza rilevante che conduce alla rassegnazione.
In Italia esistono situazioni di conflitto territoriale ma non in comunicazione tra di loro, non esiste certamente una volontà condivisa di rivolta e neanche di ribellione e certamente non potrà né una settimana ed ancor meno un giorno solo di lotta o di manifestazione essere idonea a mutare lo stato delle cose, anzi, si  rischia, se prevarranno i soliti metodi di auto-rappresentazione, di rinforzare l'auto-preservazione del sistema esistente.
Ciò perché manca la progettualità a lungo termine partecipata e condivisa.
Il 19 ottobre nelle sua multiformità, nella sua varietà comunicativa, nella sua diversità politica, potrebbe essere non l'inizio ma l'affermazione di un coordinamento di situazioni territoriali in conflitto che necessitano di parlarsi, di confrontarsi, di contarsi, di guardarsi in faccia.
I rischi di prevaricazione sono evidenti, non temo i soliti complottismi ed infiltrati, temo invece l'ennesima guerra interna tra movimenti e realtà antagoniste tra di loro.
Il 19 ottobre sarà interessante più che per gli “assedi simulati” o simbolici dei palazzi del potere e della Capitale, per la verifica se una coalizione sociale dei movimenti in movimento liberi da ogni ingerenza politica e strumentalizzazione elettorale sarà possibile.
Ma, come scritto, a parer mio è fondamentale una innovazione all'interno di questi movimenti, tutti, più che una retorica rottamazione di leader, passato e presente possono convivere, esperienza e nuove generazioni possono convivere, ma senza che vi sia la prevaricazione degli uni verso gli altri e senza nessuna esclusione ma inclusione che deve condurre ad un sostanziale mutamento e ad una metamorfosi di essere movimento oggi.
Questo è nuovo secolo, questi anni sono di transizione, possono essere un ponte verso un qualcosa, attualmente di indefinito ma che guarda all'anticapitalismo, che lentamente prenderà forma e sostanza. Ma questo ponte rischia anche di crollare, non certamente per gli interventi esterni, ma per le conflittualità interne.
Che il 19 ottobre sia una prova di maturità per una progettualità a lungo termine partecipata e condivisa per una Unione Europea anticapitalista.





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