Si partirà dalla piazza delle
polemiche, San Giovanni, dal luogo ove, per l'ennesima volta, sono
emerse rilevanti divergenze tra i movimenti in movimento, in quel
lontano, forse poi non tanto per alcuni aspetti, 15 ottobre 2011.
Si partirà dalla piazza degli errori
per arrivare a Porta Pia .
Una settimana di diverse mobilitazioni
che vedrà nella giornata del 18 ottobre il primo sciopero generale
di questo autunno indetto dal sindacalismo di base, e che culminerà
con il 19 ottobre.
Come sempre una certa informazione
fomenta allarmismi, identifica quella manifestazione esclusivamente
come no tav, quando non è e non sarà manifestazione solo no tav, ma di
tante realtà, parla di violenti, di possibili scontri e così via
discorrendo verso quel simulato modo di informare.
Vi saranno diverse realtà, alcune
hanno aderito, seppur criticamente, all'ultimo momento, probabilmente quel giorno emergerà uno confronto di forza tra le realtà
eterogenee di movimento, nessuna dovrà dominare sull'altra, e sarà
questo il vero dato interessante del #19ottobre ovvero se alla
pacificazione sociale istituzionale si risponderà con la nascita di
una coalizione sociale eterogenea finalizzata ad aprire una breccia
alla porta dell'austerità imposta dal capitalismo occidentale.
Ciò sarà possibile se verranno meno
le auto-referenzialità ed auto-rappresentazioni, se nessuno si
arroga il diritto di essere il rappresentante di una coalizione
sociale ribelle che dovrà proporre un nuovo sistema sociale.
Penso che anche all'interno dei
movimenti in movimento è necessaria una politica di innovazione più
che di rottamazione. E' mutato il mondo, è mutata la società e non
si può più ragionare con i soliti modi ed attuare i soliti e
superati metodi di lotta.
Il capitalismo si è rinnovato, è
diventato più rigido e cinico, ma, nello stesso tempo, i movimenti
si trovano a dover rincorrere un nemico che è diventato più forte
ma con metodi antiquati e non più rispondenti all'attualità e
certamente la simulazione del conflitto è un male per il conflitto
stesso.
Vige, in Italia, una ignoranza
incredibile ma anche una indifferenza rilevante che conduce alla
rassegnazione.
In Italia esistono situazioni di
conflitto territoriale ma non in comunicazione tra di loro, non
esiste certamente una volontà condivisa di rivolta e neanche di
ribellione e certamente non potrà né una settimana ed ancor meno
un giorno solo di lotta o di manifestazione essere idonea a mutare lo
stato delle cose, anzi, si rischia, se prevarranno i soliti metodi di
auto-rappresentazione, di rinforzare l'auto-preservazione del sistema esistente.
Ciò perché manca la progettualità a
lungo termine partecipata e condivisa.
Il 19 ottobre nelle sua multiformità,
nella sua varietà comunicativa, nella sua diversità politica,
potrebbe essere non l'inizio ma l'affermazione di un coordinamento di
situazioni territoriali in conflitto che necessitano di parlarsi, di
confrontarsi, di contarsi, di guardarsi in faccia.
I rischi di prevaricazione sono
evidenti, non temo i soliti complottismi ed infiltrati, temo invece
l'ennesima guerra interna tra movimenti e realtà antagoniste tra di
loro.
Il 19 ottobre sarà interessante più
che per gli “assedi simulati” o simbolici dei palazzi del potere
e della Capitale, per la verifica se una coalizione sociale dei
movimenti in movimento liberi da ogni ingerenza politica e
strumentalizzazione elettorale sarà possibile.
Ma, come scritto, a parer mio è
fondamentale una innovazione all'interno di questi movimenti, tutti,
più che una retorica rottamazione di leader, passato e presente
possono convivere, esperienza e nuove generazioni possono convivere,
ma senza che vi sia la prevaricazione degli uni verso gli altri e
senza nessuna esclusione ma inclusione che deve condurre ad un
sostanziale mutamento e ad una metamorfosi di essere movimento oggi.
Questo è nuovo secolo, questi anni
sono di transizione, possono essere un ponte verso un qualcosa,
attualmente di indefinito ma che guarda all'anticapitalismo, che
lentamente prenderà forma e sostanza. Ma questo ponte rischia anche
di crollare, non certamente per gli interventi esterni, ma per le
conflittualità interne.
Che il 19 ottobre sia una prova di
maturità per una progettualità a lungo termine partecipata e
condivisa per una Unione Europea anticapitalista.
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