Il gran teatro di Trieste: tra il jazz degli Angloamericani, l'illusione del TLT e i selfie con D'Annunzio

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C'è un'ironia sottile — e diciamolo pure, del tutto meravigliosa — nella storia moderna di Trieste. Da una parte c’è chi guarda a certe nostalgie e pensa subito: "Ma ci state prendendo in giro?" . Dall’altra, invece, c’è chi avverte una sorta di grande, sublime tormento amletico, un richiamo disperato a quell’età dell'oro che va dal giugno del '45 all'ottobre del '54. La Trieste della Reggenza angloamericana! Quel momento incredibile in cui arrivano gli alleati e portano la cioccolata, le sigarette americane, il jazz, lo sport e, naturalmente, uno sballo assolutamente sfrenato. Il tutto, s'intende, prima che la città venisse restituita all'Italia. E lì nasce il mito del TLT, il Territorio Libero di Trieste! Che a un certo punto, nei primi anni Duemila, vive una resurrezione prodigiosa: cortei di migliaia di persone, un entusiasmo travolgente. L’Eldorado adriatico! Poi però — com’è tipico delle cose umane e soprattutto della politica locale — co...

Quando i processi si fanno in Televisione



Se quello che è accaduto nella serata del 12 maggio 2013, con il programma “La guerra dei 20 anni” , su canale Cinque, fosse avvenuto in un qualsiasi Paese identificato dall'opinione pubblica come tendente al dittatoriale, cosa ne sarebbe conseguito? Probabilmente si sarebbe attivata la solita macchina dell'indignazione, che avrebbe gridato allo scandalo.
Già, scandalo.
Ma in Italia, le critiche sollevate alla difesa fatta da e per Berlusconi, imputato nel noto processo Ruby, ove la condanna sembra essere inevitabile, almeno in primo grado, sono state tenui rispetto al passato.
I motivi sono ovvi, Berlusconi è il padre fondatore del nuovo governo Letta, ha, in questo momento, i sondaggi dalla sua parte in caso di immediate elezioni, dunque sì critica, ma limitata, senza affondare il coltello della indignazione.
Prigionieri della strategia ed a fanculo la libertà di informazione.
Essere proprietari di una televisione, essere processati e difendersi nel corso di un processo, tramite la televisione, è un qualcosa di anormale. Ma normale nella democrazia esistente. D'altronde ha governato dal 1994 sino ad oggi, nonostante tutto. Ma la strada a questa strategia difensiva, che comunque gli ascolti sembrano non aver premiato, è stata aperta da anni di cattiva informazione e televisione. Quanti processi sono stati svolti in televisione? Il conflitto d'interessi non è stato risolto da nessuna forza politica perché di norma si tende a pensare a Berlusconi, ma non è così. I conflitti di interesse riguardano tutti. Pensiamo al Parlamentare la cui moglie o marito, compagna o compagno, figlio o figlia, nipote ecc siano proprietari di aziende per esempio nel settore delle rinnovabili, e che questi Parlamentari si batteranno per l'approvazione di leggi ed incentivi proprio nel campo dell'energia rinnovabile, è o non è conflitto di interessi? E di esempi se ne potrebbero fare a centinaia,e Berlusconi ne è stato e ne era ben consapevole di ciò. Non mi potranno colpire perché verranno travolti tutti.
Questo sistema marcio e puzzolente, che è ancora vigente, è quello che ha permesso, in pieno processo in corso, ad un soggetto, di utilizzare, in prima serata, una televisione propria, per formulare le proprie difese e la propria assoluzione. D'altronde in questo sistema mai vi potrà essere giustizia, perché il sistema fondante la giustizia medesima è colpevole. Effetti collaterali ma inevitabili del capitalismo, della democrazia, che non funziona e mai funzionerà per essere quella che dovrebbe essere, governo del Popolo.
Quale Popolo?
Quello del Pd o di Forza Italia?
Ad un certo punto vedrai, nella Villa di Arcore, le bandiere di Forza Italia. Le telecamere le riprenderanno due volte e con attenzione. Era il maggio del 1994 quando si costituiva il primo Governo Berlusconi, sarà il maggio 2013 quando arriveranno le prime condanne giudiziarie verso Berlusconi. Un Partito nato dopo un periodo violento, di alta depressione ed ove la mafia ha fatto quello che ha fatto.
Quelle bandiere, inquadrate due volte, cosa hanno voluto comunicare?
Siamo tutti coinvolti e non assolti.

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