Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio Regeni, il 2026 sarà l'anno della giustizia?

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Il tempo inesorabilmente corre, va per la sua strada senza guardare in faccia a nessuno. Imperterrito. Dieci anni possono sembrare una inezia, oppure una eternità, Solo Paola, Claudio ed Irene possono sapere cosa significhi vivere senza Giulio, ma in questi dieci anni, di strada ne è stata percorsa parecchia, affrontando una miriade di difficoltà, a partire da quell'enorme muro mafioso ed omertoso nato dall'Egitto che ha ucciso Giulio e negato ogni forma di collaborazione, cosa che continua ancora oggi, cercando di ostacolare il processo che nel 2026, si spera, possa sentenziare quel primo tassello di giustizia che tutti si aspettano. La verità è pressoché oramai acquisita. Anche se delle zone grigie ancora esistono e probabilmente continueranno ad esistere e non avere mai risposta. Riuscire ad ottenere la sentenza che possa fare giustizia nel caso dell'omicidio di Giulio, è un qualcosa di enorme, in un Paese come il nostro che ha sempre ostacolato la giustizia nei processi...

Quando i processi si fanno in Televisione



Se quello che è accaduto nella serata del 12 maggio 2013, con il programma “La guerra dei 20 anni” , su canale Cinque, fosse avvenuto in un qualsiasi Paese identificato dall'opinione pubblica come tendente al dittatoriale, cosa ne sarebbe conseguito? Probabilmente si sarebbe attivata la solita macchina dell'indignazione, che avrebbe gridato allo scandalo.
Già, scandalo.
Ma in Italia, le critiche sollevate alla difesa fatta da e per Berlusconi, imputato nel noto processo Ruby, ove la condanna sembra essere inevitabile, almeno in primo grado, sono state tenui rispetto al passato.
I motivi sono ovvi, Berlusconi è il padre fondatore del nuovo governo Letta, ha, in questo momento, i sondaggi dalla sua parte in caso di immediate elezioni, dunque sì critica, ma limitata, senza affondare il coltello della indignazione.
Prigionieri della strategia ed a fanculo la libertà di informazione.
Essere proprietari di una televisione, essere processati e difendersi nel corso di un processo, tramite la televisione, è un qualcosa di anormale. Ma normale nella democrazia esistente. D'altronde ha governato dal 1994 sino ad oggi, nonostante tutto. Ma la strada a questa strategia difensiva, che comunque gli ascolti sembrano non aver premiato, è stata aperta da anni di cattiva informazione e televisione. Quanti processi sono stati svolti in televisione? Il conflitto d'interessi non è stato risolto da nessuna forza politica perché di norma si tende a pensare a Berlusconi, ma non è così. I conflitti di interesse riguardano tutti. Pensiamo al Parlamentare la cui moglie o marito, compagna o compagno, figlio o figlia, nipote ecc siano proprietari di aziende per esempio nel settore delle rinnovabili, e che questi Parlamentari si batteranno per l'approvazione di leggi ed incentivi proprio nel campo dell'energia rinnovabile, è o non è conflitto di interessi? E di esempi se ne potrebbero fare a centinaia,e Berlusconi ne è stato e ne era ben consapevole di ciò. Non mi potranno colpire perché verranno travolti tutti.
Questo sistema marcio e puzzolente, che è ancora vigente, è quello che ha permesso, in pieno processo in corso, ad un soggetto, di utilizzare, in prima serata, una televisione propria, per formulare le proprie difese e la propria assoluzione. D'altronde in questo sistema mai vi potrà essere giustizia, perché il sistema fondante la giustizia medesima è colpevole. Effetti collaterali ma inevitabili del capitalismo, della democrazia, che non funziona e mai funzionerà per essere quella che dovrebbe essere, governo del Popolo.
Quale Popolo?
Quello del Pd o di Forza Italia?
Ad un certo punto vedrai, nella Villa di Arcore, le bandiere di Forza Italia. Le telecamere le riprenderanno due volte e con attenzione. Era il maggio del 1994 quando si costituiva il primo Governo Berlusconi, sarà il maggio 2013 quando arriveranno le prime condanne giudiziarie verso Berlusconi. Un Partito nato dopo un periodo violento, di alta depressione ed ove la mafia ha fatto quello che ha fatto.
Quelle bandiere, inquadrate due volte, cosa hanno voluto comunicare?
Siamo tutti coinvolti e non assolti.

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