Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio Regeni, il 2026 sarà l'anno della giustizia?

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Il tempo inesorabilmente corre, va per la sua strada senza guardare in faccia a nessuno. Imperterrito. Dieci anni possono sembrare una inezia, oppure una eternità, Solo Paola, Claudio ed Irene possono sapere cosa significhi vivere senza Giulio, ma in questi dieci anni, di strada ne è stata percorsa parecchia, affrontando una miriade di difficoltà, a partire da quell'enorme muro mafioso ed omertoso nato dall'Egitto che ha ucciso Giulio e negato ogni forma di collaborazione, cosa che continua ancora oggi, cercando di ostacolare il processo che nel 2026, si spera, possa sentenziare quel primo tassello di giustizia che tutti si aspettano. La verità è pressoché oramai acquisita. Anche se delle zone grigie ancora esistono e probabilmente continueranno ad esistere e non avere mai risposta. Riuscire ad ottenere la sentenza che possa fare giustizia nel caso dell'omicidio di Giulio, è un qualcosa di enorme, in un Paese come il nostro che ha sempre ostacolato la giustizia nei processi...

I dieci giorni anti-Invalsi



Ci siamo.
Dal 7 maggio al 16 maggio le scuole italiane saranno in stato di agitazione sindacale.
E' stato proclamato uno sciopero dai Cobas scuola, a cui hanno aderito altre sigle del sindacalismo di base, vi saranno azioni di boicottaggio da parte di genitori e studenti, si è mobilitato anche il mondo intellettuale con l'appello (vedi www.cobas-scuola.it) che ha raccolto molte migliaia di firme di docenti di scuola e Università, uomini e donne della cultura e delle arti, tra i/le quali Luciano Canfora, Pietro Barcellona, Cesare Bermani, Marina Boscaino, Maria Grazia Campari, Donatella Della Porta, Giorgio Israel, Romano Luperini, Moni Ovadia, Riccardo Petrella, Salvatore Settis e Guido Visconti.
Tra convegni, assemblee pubbliche, manifestazioni di piazza o semplici presidi, e scioperi, la scuola italiana che difende l'idea di una scuola pubblica, cercherà di resistere al quel processo che io ho chiamato di invalsione della scuola.
Ove per esempio i docenti diventeranno somministratori.
Dopo aver imparato a memoria le istruzioni del manuale del somministratore, e frasi espressamente indicate come: “Mi dispiace ma non posso rispondere a nessuna domanda. Se ti può essere utile, rileggi le istruzioni e scegli la risposta che ti sembra migliore”; «Mi dispiace, non posso risponderti. Cerca di fare del tuo meglio»; “Quando vi darò il via, dovete cominciare la prova vera e propria e cercare di fare più in fretta che potete ma non vi preoccupate se non riuscite a finire. Ricordatevi di non fermarvi quando arrivate in fondo ad una pagina e di passare subito a quella dopo. Quando vi dirò di smettere, dovete posare immediatamente la penna e chiudere il fascicolo”, “Avete risposto tutti alla domanda di esempio? Mi raccomando! Quando vi darò il via, potete girar pagina e iniziare a lavorare. Ricordate che dopo aver risposto alle domande della prima parte, non è più possibile tornare indietro.”, dopo essersi forniti di penne biro rigorosamente (blu o nere) ed alcuni materiali di lettura per gli alunni che dovessero terminare le prove prima del tempo di scadenza; dopo essersi forniti di cronometro, necessario solo per la II primaria, ebbene in quel momento porrà, il docente, da parte il proprio essere insegnante per diventare altro. Ovvero un somministratore per conto dell'InValsi. Per non parlare della violenza che subirà la scuola dell'integrazione sociale, chi ha problemi di disabilità intellettiva o fisica potrà non svolgere le prove, ed essere allontanato dalla classe ed in ogni caso quelle prove, se fatte, non avranno valore statistico, la violenza che subiranno gli studenti e le studentesse, che si vedranno imposti tempi, ritmi, comandi, che di punto in bianco li condurranno in quel mondo selettivo e dall'elevata competizione che è quello del lavoro. Dovrai essere abituato ed addestrato a rispondere nel modo in cui il sistema vuole che tu debba rispondere, con i ritmi e tempi del sistema, perché quelli sono i criteri che determineranno la selezione delle matricole all'università e dei lavoratori nell'oceano della flessibilità precaria lavorativa ed ove il pensiero critico non è tollerato.
Insomma 10 giorni di lotta, di resistenza, ma 10 giorni ove anche molte scuole chineranno la testa e si presteranno con complicità ed accettazione pura a questo sistema , un sistema che deve essere tale, perché questo è il capitalismo. A parer mio l'idea di scuola pubblica che si vuole oggi difendere non è più compatibile con il capitalismo vigente, nessun riformismo,no, è arrivato il momento di proporre altro, altro che sia anticapitalista e dove l'idea di scuola pubblica e solidale possa essere reale e piena.
D'altronde non mi stupisce che l'Invalsi sia quello che è, mi stupirebbe il contrario, la scelta spetta a noi, perché il sistema Invalsi, che parte da lontano, non è una questione solo di scuola, non è un problema che riguarda docenti o studenti o personale Ata, è un problema che riguarda la società tutta.
Buona lotta e buono sciopero a chi deciderà di opporsi all'Invalsi il 7 maggio all' infanzia e primaria, il 14 alle medie e il 16 alle superiori.



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