Migliaia i comuni che hanno visto il proprio nome cambiato dal fascismo

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  Come tutti i regimi di ogni epoca anche il fascismo come è ben noto ha voluto il proprio marchio, il suo segno, che resiste ai tempi, nei nomi dei luoghi. Oltre ad aver sradicato identità secolari famigliari con l'italianizzazione dei cognomi e anche dei nomi delle persone, fenomeno cruento avvenuto soprattutto nelle regioni del confine, si è scatenato con una inventiva con pochi precedenti anche nella trasformazione dei nomi dei luoghi, con la toponomastica ed odonomastica. Migliaia i comuni e le località che videro i propri nomi essere stravolti, tramite il processo di italianizzazione con lo scopo di romanizzare la località, di annientarne le origini identitarie considerate come non italianissime o con lo scopo di celebrarne l'atto politico funzionale allo spirito e causa fascista. Di casi se ne registrano a bizzeffe. Da Monteleone di Calabria, diventata Vibo Valentia, a Ronchi di Monfalcone, diventata Ronchi dei Legionari per celebrare l'atto eversivo della presa di...

Trieste: Tra il Silos e largo Santos una “discarica” a cielo aperto


Non servono poemi, né trattati per denunciare il degrado.
Poche righe di rabbia e qualche foto che immortala l'indecenza sono più che sufficienti. Tra il Silos di Trieste e largo Santos una zona contigua a piazza della Libertà, a pochi passi dalla Sala Tripcovich, confinante con l'immensa area degradata del Porto Vecchio esiste una situazione a dir poco indecente ed il tutto a pochi minuti dal centro cittadino.

Superato l'ingresso di Largo Santos, accessibile oggi a tutti visto che i cancelli sono aperti, lì ove è stata recentemente ospitata la giostra, intravederai sulla sinistra una fila di carrelli della spesa abbandonati, due copertoni d'auto, che fanno concorrenza ai copertoni dei mezzi pesanti abbandonati anche nell'area del porto vecchio, un televisore totalmente avvolto dalla ruggine.
                                      (copertoni al porto vecchio)


Ruggine espressione del degrado, espressione del tempo che divora inesorabilmente ogni cosa materiale.
Alla tua destra vedrai ciò che rimane del Silos e noterai anche delle persone che probabilmente troveranno riparo in quel luogo a dir poco pericolante e la conferma di ciò è data anche dal fatto che sulla rete metallica di recinzione vi sono dei panni stesi.
Percorri alcuni passi e sempre in quell'area  vedrai un vero e proprio deposito di materiale ferroso, resti di binari, bulloni, usati in ambito ferroviario, nonché alcuni bidoni, tutto completamente arrugginito e probabilmente abbandonato lì da tempo .

Quanto è a norma di legge e rispettoso della tutela ambientale oltre che del decoro urbano il tutto? Per non parlare dell'immondizia che continua a perseverare proprio nella zona dell'autostazione o sulla strada che conduce al locale parcheggio coperto.

Quanto è tollerabile che delle persone possano trovare riparo all'interno del Silos a rischio della loro incolumità? Perché se quanto ho visto dovesse essere un fatto notorio e perdurante e non isolato e sporadico sarebbe a dir poco grave.
Ed infine ultima domanda, quale è l'utilità dei container, chiusi, collocati presso l'autostazione di Trieste?




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