Il maestro carnico Bertoli ed i grandi del '900 nel cuore di Tolmezzo dove l'arte si fa strada

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Quando parliamo di un uomo come Bertoli – nato a Illegio nel '33 – dobbiamo prima di tutto immaginarci cosa significava nascere in Carnia in quegli anni. Significa che la manovalanza, il lavoro duro, la fatica vera, tu la conosci fin da ragazzino, la tocchi con mano. Eppure, questo signore poi si occupa di design, fa il marketing pubblicitario... Ma la cosa straordinaria è un'altra: Bertoli è quel classico tipo di artista autodidatta con un talento talmente puro, talmente innato, che tu ti rendi conto che merita assolutamente di essere riscoperto, esplorato, capito fino in fondo. La prima vera svolta, la prima personale, arriva a Tolmezzo verso la fine degli anni Settanta, dopo le esposizioni alla galleria del Girasole di Udine. E oggi, la grande mostra di Palazzo Frisacco, sempre a Tolmezzo, è davvero il coronamento perfetto di una vita intera. Perché li vedete, i suoi quadri: dalle nature morte a questa pittura figurativa che è, in sostanza, una fotografia del quotidiano. È l...

La caccia allo sciopero



Un tempo vi era la caccia alle streghe, agli eretici, si esorcizzava la laicità, si metteva al rogo chi osava porre in discussione il dogma.
Oggi il dogma è il capitalismo, la società vive nel e con il capitalismo.
Tutto ciò che si scontra con tale dogma è eresia da demonizzare.
Il diritto di sciopero è l'eresia più elevata in tal sistema. Un diritto, limato così tanto, che alla fine è diventato solo una parvenza di diritto.
Sciopero.
Termine nobile, degno, ma forse giunto ad una fase terminale.
Quello che è accaduto recentemente, mi riferisco agli effetti collaterali dello sciopero ed a varie cause e concause che hanno determinato il caos nelle pseudo-metropoli italiane, altro non è che la dimostrazione di come la caccia allo sciopero è quasi ultimata.
Il fucile è carico.
Il fucile è puntato.
Il mirino è centrato.
Il dito è sul grilletto.
Manca solo l'esplosione del colpo mortale.
I media e la stampa del sistema, in genere, cogliendo l'attimo, hanno filtrato un messaggio demoniaco, ovvero che se i cittadini hanno patito quello che hanno patito, se ora faranno causa, se persone ferite vi sono state, se ritardi vi sono stati, la colpa era dello sciopero, ovvero dei lavoratori.
Certo, successivamente sono state esplicate le ragioni che hanno determinato il panico da frenesia ultramoderna.
Ma il dado era già, volutamente, stato tratto.
Non si è parlato del problema del mancato rinnovo del contratto. Non si è parlato dei problemi che vivono quotidianamente i lavoratori.
No.
Si è indirizzato tutto ed il tutto sul disagio.
Ma uno sciopero che non crea disagio, che sciopero è?
Hanno diviso la società in categorie, ed il popolo non popolo si è adattato, cittadini come utenti, e cittadini come lavoratori.
Due categorie diverse che non devono comunicare e solidarizzare, ma scontrarsi, per fare prevalere l'interesse comodo al sistema.
Quello dell'utenza.
Il progetto europeo di affossare e trasformare in cenere il diritto di sciopero è in corso.
Serve la scusante per intervenire con urgenza.
Serve il caos voluto e predeterminato.
Così è.
Così sarà.
Ma a quel punto non chiamatelo più diritto di sciopero, perché tale diritto sarà andato letteralmente in sciopero.
Andrà riconquistato, così come andrà riconquistato tutto ciò che è stato vissuto come un qualcosa di scontato, ma ora rimpianto.

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