Chi decide cos'è un capolavoro? Arte, denaro, passione e la lezione della Storia

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  Se ci guardiamo intorno oggi, c'è una sensazione quasi paradossale: in questo mondo ci sono forse più scrittori che libri, più poeti che poesie, più artisti che quadri! Tutti che creano, tutti che producono! Ma la vera domanda — e qui c'è il nocciolo della questione — è: chi è che decide che cos'è davvero un'opera d'arte?  Eh, la risposta è semplicissima, la storia ce lo insegna benissimo! È quello che un tempo avremmo chiamato il mondo della grande borghesia. Quell'uno percento della popolazione che detiene una ricchezza spropositata e che, a un certo punto, cosa fa? Si china, si mescola con l'umiltà del mondo, va a cercare l'artista squattrinato per fare una cosa ben precisa: capitalizzare l'arte . Non c'è nulla di scandaloso! Sia chiaro, è una constatazione quasi banale, fisiologica. Sono due mondi completamente diversi che però diventano assolutamente complementari: l'uno ha bisogno dell'altro. L'artista ha bisogno del mecenate ...

La caccia allo sciopero



Un tempo vi era la caccia alle streghe, agli eretici, si esorcizzava la laicità, si metteva al rogo chi osava porre in discussione il dogma.
Oggi il dogma è il capitalismo, la società vive nel e con il capitalismo.
Tutto ciò che si scontra con tale dogma è eresia da demonizzare.
Il diritto di sciopero è l'eresia più elevata in tal sistema. Un diritto, limato così tanto, che alla fine è diventato solo una parvenza di diritto.
Sciopero.
Termine nobile, degno, ma forse giunto ad una fase terminale.
Quello che è accaduto recentemente, mi riferisco agli effetti collaterali dello sciopero ed a varie cause e concause che hanno determinato il caos nelle pseudo-metropoli italiane, altro non è che la dimostrazione di come la caccia allo sciopero è quasi ultimata.
Il fucile è carico.
Il fucile è puntato.
Il mirino è centrato.
Il dito è sul grilletto.
Manca solo l'esplosione del colpo mortale.
I media e la stampa del sistema, in genere, cogliendo l'attimo, hanno filtrato un messaggio demoniaco, ovvero che se i cittadini hanno patito quello che hanno patito, se ora faranno causa, se persone ferite vi sono state, se ritardi vi sono stati, la colpa era dello sciopero, ovvero dei lavoratori.
Certo, successivamente sono state esplicate le ragioni che hanno determinato il panico da frenesia ultramoderna.
Ma il dado era già, volutamente, stato tratto.
Non si è parlato del problema del mancato rinnovo del contratto. Non si è parlato dei problemi che vivono quotidianamente i lavoratori.
No.
Si è indirizzato tutto ed il tutto sul disagio.
Ma uno sciopero che non crea disagio, che sciopero è?
Hanno diviso la società in categorie, ed il popolo non popolo si è adattato, cittadini come utenti, e cittadini come lavoratori.
Due categorie diverse che non devono comunicare e solidarizzare, ma scontrarsi, per fare prevalere l'interesse comodo al sistema.
Quello dell'utenza.
Il progetto europeo di affossare e trasformare in cenere il diritto di sciopero è in corso.
Serve la scusante per intervenire con urgenza.
Serve il caos voluto e predeterminato.
Così è.
Così sarà.
Ma a quel punto non chiamatelo più diritto di sciopero, perché tale diritto sarà andato letteralmente in sciopero.
Andrà riconquistato, così come andrà riconquistato tutto ciò che è stato vissuto come un qualcosa di scontato, ma ora rimpianto.

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