A Gorizia esiste una delle poche svastiche ancora oggi presenti in Italia

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  Sentite, questa è una storia straordinaria, di quelle che a raccontarle oggi si fa quasi fatica a crederci. Perché noi siamo abituati a pensare che la Storia – quella con la S maiuscola, quella dei grandi sconvolgimenti – lasci sempre dei segni enormi, evidenti. E invece no. A volte si nasconde nei dettagli, in un angolo dimenticato. Immaginate la scena: siamo a Gorizia. Una città che è un groviglio pazzesco di confini, di lingue, di memorie che fanno a pugni tra loro. Ancora oggi la scritta Tito che sovrasta Nova Gorica, città nata per mano del socialismo jugoslavo, procura divisioni e discussioni formidabili. Voi camminate, entrate nel giardino del lapidario di Palazzo Attems Petzenstein, e vi muovete tra questi vialetti, che sono piccoli, stretti, quasi intimi. Da una parte avete le lapidi che ricordano il vecchio, felice periodo asburgico – quando Gorizia era la "Nizza austriaca", tutta ordine, burocrazia imperiale e nostalgia –, dall'altra, immancabilmente, ci sono...

La caccia allo sciopero



Un tempo vi era la caccia alle streghe, agli eretici, si esorcizzava la laicità, si metteva al rogo chi osava porre in discussione il dogma.
Oggi il dogma è il capitalismo, la società vive nel e con il capitalismo.
Tutto ciò che si scontra con tale dogma è eresia da demonizzare.
Il diritto di sciopero è l'eresia più elevata in tal sistema. Un diritto, limato così tanto, che alla fine è diventato solo una parvenza di diritto.
Sciopero.
Termine nobile, degno, ma forse giunto ad una fase terminale.
Quello che è accaduto recentemente, mi riferisco agli effetti collaterali dello sciopero ed a varie cause e concause che hanno determinato il caos nelle pseudo-metropoli italiane, altro non è che la dimostrazione di come la caccia allo sciopero è quasi ultimata.
Il fucile è carico.
Il fucile è puntato.
Il mirino è centrato.
Il dito è sul grilletto.
Manca solo l'esplosione del colpo mortale.
I media e la stampa del sistema, in genere, cogliendo l'attimo, hanno filtrato un messaggio demoniaco, ovvero che se i cittadini hanno patito quello che hanno patito, se ora faranno causa, se persone ferite vi sono state, se ritardi vi sono stati, la colpa era dello sciopero, ovvero dei lavoratori.
Certo, successivamente sono state esplicate le ragioni che hanno determinato il panico da frenesia ultramoderna.
Ma il dado era già, volutamente, stato tratto.
Non si è parlato del problema del mancato rinnovo del contratto. Non si è parlato dei problemi che vivono quotidianamente i lavoratori.
No.
Si è indirizzato tutto ed il tutto sul disagio.
Ma uno sciopero che non crea disagio, che sciopero è?
Hanno diviso la società in categorie, ed il popolo non popolo si è adattato, cittadini come utenti, e cittadini come lavoratori.
Due categorie diverse che non devono comunicare e solidarizzare, ma scontrarsi, per fare prevalere l'interesse comodo al sistema.
Quello dell'utenza.
Il progetto europeo di affossare e trasformare in cenere il diritto di sciopero è in corso.
Serve la scusante per intervenire con urgenza.
Serve il caos voluto e predeterminato.
Così è.
Così sarà.
Ma a quel punto non chiamatelo più diritto di sciopero, perché tale diritto sarà andato letteralmente in sciopero.
Andrà riconquistato, così come andrà riconquistato tutto ciò che è stato vissuto come un qualcosa di scontato, ma ora rimpianto.

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