I simboli della guerra in Ucraina, da Marina Julia al Carso isontino

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  C’è una vecchia verità che noi storici conosciamo fin troppo bene, e cioè che le guerre si sa sempre come e quando cominciano, ma non si sa mai, mai, come andranno a finire . È la tragica, quasi grottesca banalità del disastro, che di umano non ha niente perchè le guerre, tutte le guerre, sono semplicemente l'apice della disumanità.  Oggi, di fronte a quello che sta accadendo in Ucraina, l’opinione pubblica si è spaccata – com’è sempre accaduto nella storia – in due grandi scuole di pensiero.  Da un lato c’è la narrazione di chi vi dice: "No, badate, questa è un’operazione speciale, un atto preventivo necessario per anticipare le mosse della NATO" .  Dall’altro lato , invece, c’è chi constata una realtà molto più classica, e vi dice: "Ma quale operazione speciale! Queste sono le canoniche, vecchie mire espansionistiche di un impero in declino" . Un impero decadente che lancia il suo ultimo, feroce ruggito. Ad un prezzo elevatissimo.  Spaventoso.  Pagato ...

Ma la Calabria è ancora in Italia?



Cammini sul ponte che attraversa il Canal Grande di Trieste, osservi i lavori della nuova e controversa passerella, che in barba alla conformità storica ed architettonica del luogo, consentirà alle persone, nel rispetto pieno della frenesia quotidiana, di attraversare più rapidamente il canale .
Certo, si obietterà, quella passerella rientra nell'ottica programmatica del processo di pedonalizzazione dell'intera zona. Quindi, tutto normale.
Già, tutto normale.
E ti chiedi cosa è realmente normale?
Ritorno su una questione che ho denunciato più volte e che continuerò a fare.
Il silenzio silenzioso, quasi omertoso, che a livello informativo e mediatico, ruota intorno alla Calabria, ma anche sulle altre regioni del Sud.
Per fortuna esiste internet.
La rete.
La rete ti permette di sapere cosa accade nella tua terra, ed insieme alle informazioni che ti forniscono parenti ed amici, riesci a capire, chiudendo gli occhi, come si continua a vivere in Calabria.
Dico ciò perché in questo periodo è successo di tutto e di più.
Notizie che dovrebbero conferire una riflessione sociale e collettiva, notizie che dovrebbero sollecitare l'intervento reale di quello Stato che è , appunto, stato.
Lo Stato siamo noi, verrebbe da urlare.
Certo, peccato che non abbiamo strumenti ancora idonei per intervenire, peccato che da soli non si può, peccato che occorrerebbe quello spirito di solidarietà sociale che dovrebbe essere essenziale per aiutare una terra, un popolo, a risollevarsi.
E questo spirito di solidarietà sociale, prima di ogni cosa, deve partire dai media, dall'informazione, dalla stampa.
Ma così non è.

Ed allora mi chiedo è o non è notizia l'ennesima intimidazione che ha subito un giornalista in Calabria? Il caposervizio del Quotidiano della Calabria ,Michele Inserra., ha subito il furto della sua borsa in cui erano custoditi un computer e documenti su un’inchiesta che il giornalista stava e sta ancora conducendo,su 'ndrangheta e compagnia brutta.

E' o non è notizia la condanna a quattro anni di carcere e a cinque anni di interdizione, per corruzione aggravata dalla finalità mafiosa , dell'ex Giudice del Tribunale di Palmi?

E' o non è notizia la protesta degli operai dell'Italcementi di Vibo Marina?
L'Italcementi rischia la chiusura. E' una delle pochissime realtà industriali rimaste vive in Calabria.
La sua chiusura comporterà la disoccupazione per quasi 400 persone, tra indotto e lavoratori diretti.

E' o non è notizia l'ultima operazione della guardia di finanza che ha sequestrato beni per 50 milioni di euro nei confronti di presunti affiliati a cosche della 'ndrangheta coinvolti in un traffico internazionale di droga ?

E tante altre notizie vi sono, notizie che la stampa nazionale censura, notizie che possono essere lette solo nei giornali locali, presenti, per fortuna, anche su internet.


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