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Il gran teatro di Trieste: tra il jazz degli Angloamericani, l'illusione del TLT e i selfie con D'Annunzio

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C'è un'ironia sottile — e diciamolo pure, del tutto meravigliosa — nella storia moderna di Trieste. Da una parte c’è chi guarda a certe nostalgie e pensa subito: "Ma ci state prendendo in giro?" . Dall’altra, invece, c’è chi avverte una sorta di grande, sublime tormento amletico, un richiamo disperato a quell’età dell'oro che va dal giugno del '45 all'ottobre del '54. La Trieste della Reggenza angloamericana! Quel momento incredibile in cui arrivano gli alleati e portano la cioccolata, le sigarette americane, il jazz, lo sport e, naturalmente, uno sballo assolutamente sfrenato. Il tutto, s'intende, prima che la città venisse restituita all'Italia. E lì nasce il mito del TLT, il Territorio Libero di Trieste! Che a un certo punto, nei primi anni Duemila, vive una resurrezione prodigiosa: cortei di migliaia di persone, un entusiasmo travolgente. L’Eldorado adriatico! Poi però — com’è tipico delle cose umane e soprattutto della politica locale — co...

La 'ndrangheta attacca il pentitismo? Il caso Lo Giudice

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Un video messaggio con sottofondo musica araba, la ripresa verrà effettuata da una donna. Lo Giudice, ex pentito in fuga, scriverà il numero 43 sulla busta chiusa con del nastro adesivo, forse spedita da Macerata, perché quella è la città indicata nella lettera dopo la sua firma. Una busta che conterrà una lettera destinata al Tribunale di Reggio Calabria, e verrà portata in Tribunale dal figlio di Lo Giudice e probabilmente il numero 43 servirà a dimostrare l'autenticità della stessa come ripresa nel video,anche questo è un messaggio di sfiducia verso le istituzioni. Una lettera di cinque pagine che riporterà la sigla nino 59, corrispondente al diminutivo del suo nome,Antonino e sua data di nascita, 1959, che farà parte di un documento complessivo di ben 15 pagine, su cui dirà di tutto e di più, attaccherà, ponendo in dubbio la credibilità dei magistrati Giuseppe Pignatone, l'aggiunto Michele Prestipino, il pm Beatrice Ronchi e l'ex capo della squad...

Operazione Bonifica la Calabria

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Mi ucciderete, mi sotterrerete, ma io mi disseppellirò. Sulla terra si affileranno ancora i coltelli dei denti. Come un cane mi accuccerò sotto i pancacci delle caserme. Comincerò rabbioso ad azzannare i piedi fetidi di sudore e di mercato.... Ho ascoltato la Calabria urlare queste parole. Parole e parole di Majakovskij, tratte da una poesia del 1916, A tutto , che in tal risveglio autunnale dovrebbero evocare la voglia di riscatto e di ribellione ma nello stesso tempo la voglia di essere liberi. Volere è potere, se vuoi, puoi. Ed allora manifesto una mia ennesima provocazione. Scritta su foglio virtuale, con una penna che penna non è. Quello che è stato è stato, adesso è il momento di decidere. Ognuno ha una sua fetta di responsabilità, a volte amara, a volte semplicemente indigesta, del come la Calabria, perla annerita del Mediterraneo, soffre e lamenta il suo perdurante malanno da secoli. Si deve scegliere cosa si vuole fare della C...

Ma la Calabria è ancora in Italia?

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Cammini sul ponte che attraversa il Canal Grande di Trieste, osservi i lavori della nuova e controversa passerella, che in barba alla conformità storica ed architettonica del luogo, consentirà alle persone, nel rispetto pieno della frenesia quotidiana, di attraversare più rapidamente il canale . Certo, si obietterà, quella passerella rientra nell'ottica programmatica del processo di pedonalizzazione dell'intera zona. Quindi, tutto normale. Già, tutto normale. E ti chiedi cosa è realmente normale? Ritorno su una questione che ho denunciato più volte e che continuerò a fare. Il silenzio silenzioso, quasi omertoso, che a livello informativo e mediatico, ruota intorno alla Calabria, ma anche sulle altre regioni del Sud. Per fortuna esiste internet. La rete. La rete ti permette di sapere cosa accade nella tua terra, ed insieme alle informazioni che ti forniscono parenti ed amici, riesci a capire, chiudendo gli occhi, come si continua a vivere in Calabria. ...

Trieste e Reggio Calabria, nell'Italia unita dalla morte sul lavoro.

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  E' inconcepibile. Dobbiamo fare qualcosa. Non si può andare avanti così. Non ci sono parole. Parole, fiumi di parole sfociate nel mare della ordinarietà che continua ancora una volta ad uccidere. Ucciso dal e nel lavoro. Ancora. Musica e spettacolo, morte e tragedia. Matteo e Francesco, Reggio Calabria e Trieste, rappresentano in questo momento quell'Italia che sa indignarsi, ma a parole. Un popolo paroliere, un paese contenitore di sofferenza e morte. Francesco è stato ucciso. Matteo è stato ucciso. La tragedia si è ripetuta. Cosa è cambiato dalla morte del povero Francesco a Trieste? Cosa è stato fatto? Cosa? Spettacolo sospeso, lutto, pianti, lacrime. La magistratura con i tempi dettati dalla burocrazia forse recherà giustizia formale. Poi ritornerà il concerto, un minuto o forse due di silenzio. E la vita continuerà. Non quella di Francesco, non quella di Matteo. No. Possiamo andare avanti così? Dico e ripe...