Migliaia i comuni che hanno visto il proprio nome cambiato dal fascismo

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  Come tutti i regimi di ogni epoca anche il fascismo come è ben noto ha voluto il proprio marchio, il suo segno, che resiste ai tempi, nei nomi dei luoghi. Oltre ad aver sradicato identità secolari famigliari con l'italianizzazione dei cognomi e anche dei nomi delle persone, fenomeno cruento avvenuto soprattutto nelle regioni del confine, si è scatenato con una inventiva con pochi precedenti anche nella trasformazione dei nomi dei luoghi, con la toponomastica ed odonomastica. Migliaia i comuni e le località che videro i propri nomi essere stravolti, tramite il processo di italianizzazione con lo scopo di romanizzare la località, di annientarne le origini identitarie considerate come non italianissime o con lo scopo di celebrarne l'atto politico funzionale allo spirito e causa fascista. Di casi se ne registrano a bizzeffe. Da Monteleone di Calabria, diventata Vibo Valentia, a Ronchi di Monfalcone, diventata Ronchi dei Legionari per celebrare l'atto eversivo della presa di...

Se in tempo di crisi si rovista nella spazzatura




Accade durante le giornate di piena estate che l'invisibile diventa visibile, che non ti limiterai solo a guardare ma proverai anche ad osservare, abbandonerai la frenesia per quella lentezza che consente al tuo essere umano di diventare semplicemente più umano.
Ed in tale percorso di ritrovo del proprio senso biologico ed emotivo di umanità, attraversando le vie soleggiate di Trieste, bagnate ora violentemente dalle lacrime di Beatrice, osserverai una città che deve e non può che essere osservata.
Sia in centro, che anche nella prima periferia, più di una volta mi è capitato di incontrare persone, in vari momenti della giornata, alcune alle prime luci dell'alba, altre anche in pieno sol elevato, ma altre ancora anche sotto i raggi della luna, rovistare all'interno dei bidoni della spazzatura.
Li chiamo così, perché rendono meglio l'idea.
Penserai al classico individuo che vive per strada, penserai al classico individuo che si ciba con gli avanzi di noi comuni e benestanti o poco benestanti ma certamente non morti di fame e mortali.
Non sempre è così.
Ho incrociato persone, spesso donne di età avanzata, ben vestite che nell'indifferenza collettiva sollevavano il pesante coperchio del bidone andando alla ricerca di qualche oggetto, magari da barattare al mercatino dell'usato, magari da collocare nella propria abitazione.
Ovviamente non sono mancate le persone che certamente cercavano cibo, se così possiamo chiamarlo, così come non sono mancate le persone che quando capivano di essere osservate si apprestavano a chiudere in tutta fretta il coperchio del bidone, per poi quando svoltavi l'angolo di città, riaprirlo per andare alla scoperta di un qualcosa.
Nei bidoni della spazzatura spesso si trovano le cose più intime della persona, gettate o in modo furibondo o semplicemente perché dovevano essere gettate.
Anche il garante della privacy è intervenuto in tema di rifiuti invitando i comuni ad adottare certe prescrizioni per meglio tutelare il diritto alla riservatezza dei cittadini Per esempio in uno dei suoi provvedimenti ha detto no ai «sacchetti trasparenti», quando la raccolta viene effettuata secondo il criterio del «porta a porta».
Quello dei rifiuti è sempre un mondo misterioso, a volte puzzolente a volte fonte di sopravvivenza per molte persone.
E se a Trieste, così come probabilmente nel resto d'Italia, può accadere di incontrare sempre più frequentemente persone dedite alla caccia di un qualcosa nel bidone della spazzatura, in questo tempo di crisi, ciò non deve sorprendere, ma probabilmente deve indurre alla seria ed umana comprensione e riflessione.

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