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Luci sul Danubio



Ed il tram d'Ungheria corre sulle rive del Danubio,
certezza oltre il dubbio,
non più il Danubio di Magris,
ma il Danubio dell'epoca senza epoca.

Luci di città dell'est Europa
vibrano su quel ponte delle catene
dove dominano leoni dalla bocca senza lingua,
perché il leone morderà senza proferir verbo alcuno,
vivrai sulla pelle del tuo essere qualcuno in una terra
attaccata dal selvaggio capitalismo,
l'ira del globale egoismo.
Una città senza identità,
rinchiusa tra le mura dell'Austria perduta
e la vetrina imprigionante la sacra corona ungherese
ove soldati del Parlamento
marceranno nel sovrano silenzio del potere.

Luci di città su quel Danubio
dalla corrente virulenta
dalle acque prive di colore
prive di odore,
prive di quell'amore che rendeva l'Ungheria terra
d'Ungheria.
Sulla cima del castello
vedrai il sole tramontare
alle spalle dell'hotel Hilton
e la luce artificiale invadere e conquistare,
passo dopo passo,
la vita di città.
Un passaggio di consegne dal sole, dio più di nessuno,
all'elettricità, divinità del profitto capitale.
E Budapest vivrà la sorte decisa dal sistema,
e Budapest vivrà senza mai vivere la vera storia della città.

E giunge la notte,
incontrerai in una piazza di periferia, l'uomo solitario,
raccogliere mozziconi di sigarette sparsi per quella via senza più via.
Offri all'uomo due sigarette,
alzerà il pugno,
sorriderà,
forse come mai prima,
forse come prima,
forse senza più alcun forse,
ebbene in quello sguardo
e sorriso
ho visto il color blu del Danubio
smarritosi nella incivilita' del capitalismo,
ora ritrovato in quel gesto d'amore
e di solidarietà umana.
Due sigarette,
un sorriso,
e Budapest sarà?

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