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I giganti di ferro e la nuova Babele: Monfalcone

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C’è qualcosa di profondamente epico  quando osserviamo quello che sta accadendo a Monfalcone. Arrivano questi due nuovi giganti, due gru gigantesche, alte cento metri! Arrivando direttamente dalla terra della Serenissima, da Venezia, e si vanno a piantare lì, proprio ai piedi della Rocca carsica. È lì che prendono forma i veri re dei nostri tempi: queste navi da crociera enormi, bianche, mostruose, pronte a salpare verso un mondo che immaginiamo senza più confini. Però guardiamo cos'è diventata Monfalcone. Non è il classico porto di mare che uno s'immagina nel Cinquecento o nell'Ottocento. Oggi è una città periferica del Nordest, una "piccola Dacca", come dicono alcuni con una certa inquietudine. Perché a un certo punto sono arrivati a migliaia dal Bangladesh, dall'altra parte del pianeta! Sono venuti a fare esattamente quel lavoro che gli italiani, ormai, non volevano più fare. È la globalizzazione al contrario. Quella dinamica spietata della competizione al ...

La rosa di Nova Gorica dove il tempo si è fermato oltre la linea del confine

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Qui non siamo semplicemente su una collina; siamo su una faglia della storia, un punto dove le placche tettoniche della memoria europea hanno deciso di scontrarsi e miracolosamente, di restare in equilibrio. Immaginate la scena. Una scena reale, perché esiste e non è generata dall'I.A.  Siete lì, vi guardate intorno. Da una parte c'è il Castello di Gorizia , la fortezza, il Medioevo che è diventato nazione, con quel Tricolore che sventola a dire: "Qui siamo in Italia". Ma poi basta girare la testa, appena un po', ed ecco che la storia vi tira a modo suo per la giacca, sulla montagna di fronte, il Sabotino, quella scritta monumentale, TITO , che urla ancora oggi a tutto il mondo che Nova Gorica non è nata per grazia divina o per eredità dinastica. No, l'ha voluta il socialismo jugoslavo, l'ha creata l'uomo dal nulla, per sfida, sulla linea di confine. E in mezzo a questo scontro di simboli, tra nazionalismi e ideologie del Novecento che si sono fatte la...

La scritta TITO a Nova Gorica è una pagina della nostra storia che non va cancellata

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  Abbiamo questo vizio, tutto moderno e un po’ infantile, di pensare che la Storia sia un elenco di buoni e cattivi da aggiornare a colpi di gomma per cancellare. La damnatio memoriae,  l’hanno inventata i Romani,ma loro lo facevano con una ferocia e una consapevolezza politica che noi oggi abbiamo smarrito, convinti come siamo di fare un’opera di bene. E invece no, non è quasi mai un bene. Guardiamoci in faccia. Noi italiani, che spesso amiamo salire in cattedra e spiegare agli altri come si sta al mondo, prima di andare a fare la morale agli sloveni dovremmo forse chiederci: ma noi, con i nostri scheletri nell'armadio, ci abbiamo fatto davvero i conti? Ma neanche per idea! Perché, vedete, finché a Gorizia si può tranquillamente celebrare la Decima Mas, con tutto quel che ha significato  allora forse abbiamo un problemino di coerenza.  Seguendo questa logica del "cancelliamo quel che ci dà fastidio", che facciamo con Nova Gorica? La radiamo al suolo? Perché,quella c...

Se bastano solo cinque bandiere jugoslave per...

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  Provocazione politica, per alcuni, gesto artistico, per altri. A Gorizia basta esporre cinque bandiere jugoslave per scatenare il solito tradizionale e prevedibile e banale putiferio. Nova Gorica è una città fondata dalla Repubblica socialista jugoslava e ne è ricca di simbolismi della propria identità socialista, e con questa città, Gorizia, condivide il titolo della capitale europea della cultura. La storia di quelle bandiere è interessante, come ha reso noto l’associazione Agorè. Bandiere originali e cucite a mano, concepite per essere esposte alle cinque finestre del salone del Consiglio Comunale, al primo piano del palazzo di corso Verdi, la cui facciata è sormontata ancora oggi dallo stemma della città. Bandiere, che forse furono esposte durante la presenza in città degli  jugoslavi, dal 1° maggio al 12 giugno 1945.  Ed a proposito di storie di bandiere un documento dell’archivio di stato locale racconta la storia di Maria. Una nota della questura goriziana rip...

Go2025 altro che capitale europea della cultura, chiamatela capitale europea dei Casinò

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  Il 2025 è l'anno della Slovenia per il titolo della capitale europea della cultura, che verrà condiviso, tra la città di Nova Gorica e la confinante italiana, Gorizia. Dunque, non è Gorizia ad essere capitale europea della cultura, come frettolosamente qualche media tende a comunicare, ma Nova Gorica. Un progetto nato diversi anni addietro, che ha avuto delle difficoltà, dei ripensamenti, come il progetto della piazza Transalpina che ne sarebbe uscita stravolta rispetto al contesto storico ed urbanistico nel quale è inserita, ci sono dei lavori pubblici che lasceranno il segno, come è normale che sia, tanto di qua, quanto di là, ma nulla di così stravolgente, forse è più la città di Gorizia ad averne approfittato rispetto a Nova Gorica in materia di lavori pubblici con il rinnovamento della piazza della Transalpina e della Casa Rossa, che Nova Gorica stessa. Ci saranno degli eventi come è normale che sia, il programma è ampio , anche se il sistema ricettizio locale non è all...

Gorizia e Nova Gorica una capitale europea della cultura divisa dalla memoria storica, giusto così

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L'ennesimo no giunto dal Comune di Gorizia alla richiesta di revoca della cittadinanza onoraria al dittatore Mussolini, ha scatenato un putiferio politico rilevante. Ma era da mettere in conto. Come è risaputo, dal punto di vista storico, Gorizia nel conferire la cittadinanza onoraria a Mussolini non fece nulla di più e nulla di meno rispetto a quello che fecero sostanzialmente tutti i comuni italiani nel ventennio. L'atto non fu spontaneo, ma un banale allineamento alle volontà del regime. La Stampa del 21 maggio 1924 denunciava, in diversi casi, l'esistenza di alcune circolari sia prefettizie che di funzionari fascisti, che invitavano i Comuni a riconoscere la cittadinanza onoraria a Mussolini per blindare l'inizio della nuova legislatura. Circolari che valevano come monito per i Comuni che non avevano seguito ancora l'esempio di Roma. Ed i  Prefetti, nel loro atto "riservato" invitavano i consigli comunali, che si prodigavano a riconoscere la cittadinan...

Migliaia di persone parteciparono al funerale del Conte di Chambord a Gorizia

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Siamo nel settembre del 1883, a Gorizia si tennero i funerali del Conte di Chambord, ovvero Enrico Borbone di Francia. Un uomo che a Gorizia veniva ricordato con dedizione perchè, si racconta, sempre attento ai poveri goriziani. Ci fu un vero e proprio corteo funebre che ebbe origine dalla stazione della "Nizza" austriaca. La partecipazione della gente fu enorme. I giornali dell'epoca parlavano di una moltitudine di gente assiepata lungo il passaggio del corteo. "In città erano state chiuse le botteghe e le case pavesate a tatto. Le vie formicolavano di gente terrazzana e forestiera, e s'incontravano ad ogni passo frotte di ospiti francesi in marsina e cravatta bianca". C'era un corteo vero e proprio, da oltre 200 preti, ad istituti religiosi vari, da associazioni di veterani alla società di mutuo soccorso. Il carro funebre, "tutto parato di velluto nero a fiordalisi d'argento, è sormontato da mazzi di pennacchi neri e dalla corona reale. ...

Nova Gorica e Gorizia due mondi diversi che la capitale europea della cultura non unirà

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Siamo oramai ad un passo dal 2025, da quando Nova Gorica condividerà con Gorizia l'anno della capitale europea della cultura. Ma la sensazione che si ha realmente, quella che va oltre i miti, le favole, le buone novelle, è che Nova Gorica e Gorizia sono due mondi diversi, due mondi divisi, che potranno anche condividere per convenienza ed opportunità questo titolo, ma non ci sarà alcun salto qualitativo, alcun tipo di unione tra le due città. E soprattutto che oggi attraversando queste due città, tolto qualche pannello pubblicitario, tutto sembra, tranne che vi sia veramente la capitale europea della cultura pronta a decollare ed oramai manca veramente poco! Lo si capisce vivendo e attraversando le due "Gorizia". La caduta della Jugoslavia prima, la nascita della Slovenia dopo, l'Unione Europea, oggi, sono stati passaggi che hanno connotato in questi ultimi decenni la storia di un territorio di confine che ognuno ha raccontato dalla propria prospettiva.  Ma la sensazi...

Lettera aperta al sindaco di Nova Gorica: si ripensi il progetto della capitale europea con Gorizia. La storia è divisiva e prevale la narrazione anti partigiana e anti jugoslava

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Nova Gorica e Gorizia nel 2025 condivideranno insieme il progetto della capitale europea della cultura, che spetta di diritto ad una città slovena per l'edizione in questione oltre che ad una città tedesca. Si è affermato da un lato un fiume di strepitosa retorica da far invidia, per la sua bellezza ipnotizzante, ai colori del nostro amato Isonzo. Ma in tutto ciò non si può non riscontrare che a Gorizia continua ad affermarsi una narrazione storica pressoché unilaterale che risulta essere incompatibile con un progetto di visione "condivisa" della storia del passato e la storia, in queste terre, è uno spirito tutt'altro che marginale. Da un lato, in Friuli Venezia Giulia, si è celebrato dalle massime Istituzioni italiane e slovene la memoria dei quattro antifascisti sloveni, Ferdo Bidovec, Franjo Marušič, Zvonimir Miloš e Alojz Valenčič, che vennero condannati a morte in quello che è stato definito come il primo processo di Trieste, dal Tribunale Speciale ...

Gorizia e Nova Gorica, due mondi divisi e diversi

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  Saranno anche capitale europea della cultura nel 2025,  fiumi, se non oceani di parole, di condivisione, di un progetto che vedrà Nova Gorica come locomotiva, ma le due città, un tempo separate dall'ultimo muro d'Europa, continuano ad essere due mondi divisi e diversi. Anche se tecnicamente viene giustamente fatto osservare che il "muro" di Gorizia è venuto meno con gli accordi di Udine del 1955, che, grazie all’istituzione di un lasciapassare,  si consentiva  agli abitanti delle zone confinarie di entrare nel paese vicino fino a quattro volte al mese, limite poi abolito dagli accordi di Nova Gorica del 1969 per arrivare al 2004 con l'entrata in Europa della Slovenia. E questa divisione tra Gorizia e Nova Gorica è lampante sulla questione del bilinguismo. Basta fare un salto nei rispettivi siti istituzionali dei Comuni. Lo sloveno in quello di Gorizia non è pervenuto, l'italiano, in quello di Nova Gorica, facciata. Qualche parolina in italiano a Nova Goric...

 La situazione sanitaria disastrosa negli anni '50 a Nova Gorica

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Un report della CIA focalizzato sulla situazione del socialismo in Jugoslavia, fotografa, in modo impietoso, la situazione a Nova Gorica. Siamo nel 1951 ed emerge che nella municipalità di Nova Gorica, che ricordiamo venne fondata nel 1947, vi erano in tutto il distretto solamente due medici a disposizione, uno a San Pietro di Gorizia, si legge, uno a Salcano. I nomi sono stati scritti così. Vista la complessità dell'area, scrive la CIA nel suo report, il numero dei medici non è adeguato. Si racconta il caso di un medico di San Pietro, che a luglio di quell'anno è stato sostituito, perchè colpito da una crisi nervosa a causa dell'enorme mole di lavoro a cui era chiamato, giorno e notte, senza sosta. Vien da pensare a questo povero medico, cosa deve aver sopportato, altro che le pene dell'inferno, per essersi preso l'esaurimento nervoso per il troppo lavoro. Rilevano che il medico domiciliare poteva effettuare una visita, nella migliore delle ipotesi, ...

Un referendum tra Gorizia e Nova Gorica per decidere le sorti della piazza Transalpina/Trg Evrope

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Senza Gorizia, Nova Gorica non sarebbe mai diventata capitale europea della cultura 2025, titolo, ricordiamolo, che spettava ad una città slovena oltre ad una tedesca. Ma la sensazione che si ha, nonostante i tanti proclami, annunci, emozioni, festeggiamenti, e momenti di alta solennità istituzionale, è che si sia in ritardo e che rischia di essere ricordata come l'edizione della capitale europea della cultura, più per le occasioni perse, che per quelle colte. Uno dei simboli unici, a livello internazionale, che interessano queste due città, è la piazza della Transalpina, da qui il nome sul fronte italiano, per richiamare la stazione che si trova oggi in Nova Gorica, e piazza Europa, come è chiamata sul fronte sloveno. Una piazza, che unisce due stati, due città diverse, che ancora oggi non riesce a trovare un nome condiviso, ma che rischia di essere unita da un manufatto ridimensionato rispetto al progetto originario che stravolge comunque il disegno storico a cui siamo abituati e...

Superare il giorno del Ricordo e del ricongiungimento del Litorale alla madrepatria è una necessità. Basta dispetti e provocazioni

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  La storia è una cosa seria, però dalle parti del confine orientale, sulle vicende complesse, che hanno interessato la Venezia Giulia, l’Istria, la Dalmazia e Fiume, questa si è prestata, suo malgrado, al peggior uso e consumo della politica del dispetto. Diventando ultras, tifosi, con politici e rappresentanti istituzionali che santificano nel nome di un consenso elettorale, ma danneggiano, incredibilmente, le relazioni di vicinato. Tanto dalla parte italiana, quanto slovena. Il giorno del Ricordo ed il ricongiungimento del Litorale alla madrepatria sono due eventi strumentalizzati per fini nazionalistici. In Slovenia si è detto che a Monfalcone i 40 giorni jugoslavi sono stati giorni di libertà. Per chi? Se si parla agli sloveni che hanno subito le violenze fasciste e sognato di annettere Monfalcone, Gorizia, e Trieste alla Jugoslavia, sicuramente son stati giorni di libertà, ma per gli italiani che hanno subito le deportazioni, il rischio di annessione ad uno Stato comunista e...

Quel cartello europeo al valico di San Gabriele imbrattato, l'esempio di come Gorizia e Nova Gorica devono andare oltre le ciacole

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Da mesi non si fa altro che parlare delle potenzialità del progetto vinto da Nova Gorica insieme alla collaborazione di Gorizia, del titolo capitale europea della cultura per il 2025. Oltre 600 eventi programmati, milioni di euro in gioco, ma ad oggi, si ha la sensazione che siano le ciacole a prevalere rispetto al resto. Addirittura pare essere a rischio il progetto simbolo di questo evento, il rinnovamento della piazza Transalpina, un progetto impattante, che ha diviso l'opinione pubblica, e che ancora non si è capito se troverà luce, dove e quando. Insomma, ci sono fondate preoccupazioni, che qualcosa possa andare storto, anche se va detto, la locomotiva trainante non è Gorizia, ma Nova Gorica, perché è la Slovenia che insieme alla Germania dovevano avere per diritto il titolo di capitale europea della cultura, per l'Italia, dopo l'esperienza ottimale di Matera, si deve aspettare il 2033. Ci sono molte aspettative per la capitale europea della cultura, tanta euforia, tan...

Quel "taglio" alla storia di Gorizia... spazzato via l'ultimo muro della guerra fredda

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Un taglio più deciso e netto alla storia a Gorizia non poteva essere dato. L'ultimo muro della guerra fredda è stato praticamente spazzato via . Non c'è più. Quando un turista si reca a Berlino, oltre che portarsi a casa un pezzettino di muro smantellato, vero o fasullo che sia, va alla ricerca del muro vero, originale. Vuole vederlo, vuole toccarlo, vuole percepire un pezzo di storia del '900 che ha segnato il nostro mondo. A Gorizia non c'è stato un vero e proprio muro, ma una rete.    Una rete che poteva non aver forse alcun valore in quanto tale, ma storicamente, sentimentalmente, rappresentava tante cose, tante storie nella storia.      Non c'è più. C'è chi dice che un pezzo di quella recinzione che ha diviso Gorizia da Nova Gorica verrà forse "restituito", ma oramai il danno è stato fatto. Perché non sarà più come prima. Impossibile. Gorizia e Nova Gorica attirano e affascinano soprattutto per questo motivo, per una piazza che oggi unisce, anche ...