Aquileia: il porto dell'Impero e l'ombra del Ventennio

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  Quando si cammina tra le rovine di Aquileia, non si sta passeggiando in una cittadina qualsiasi: si sta attraversando quella che era, a tutti gli effetti, la seconda città dell'Impero!  Una metropoli pazzesca. Però, oggi, per cogliere questa immensità ci vuole un grandissimo sforzo di immaginazione. Le pietre sopravvissute al tempo sono lì che vorrebbero disperatamente raccontarci una storia straordinaria, ma noi, spesso, facciamo fatica ad ascoltarla.  Perché c'è un problema. E il problema è che se vogliamo davvero capire e valorizzare Aquileia, dobbiamo liberarci di un ingombro non da poco: dobbiamo avere il coraggio di andare oltre la visione che ci ha lasciato in eredità il fascismo e svecchiare, modernizzare il sito.  Prendiamo la fantomatica "via sacra". Voi andate lungo il porto fluviale, che all'epoca dei romani doveva essere un luogo vivacissimo, un viavai frenetico, un posto pieno di rumori, di mercanti, di facchini che imprecavano e caricavano merci.....

Superare il giorno del Ricordo e del ricongiungimento del Litorale alla madrepatria è una necessità. Basta dispetti e provocazioni

 


La storia è una cosa seria, però dalle parti del confine orientale, sulle vicende complesse, che hanno interessato la Venezia Giulia, l’Istria, la Dalmazia e Fiume, questa si è prestata, suo malgrado, al peggior uso e consumo della politica del dispetto. Diventando ultras, tifosi, con politici e rappresentanti istituzionali che santificano nel nome di un consenso elettorale, ma danneggiano, incredibilmente, le relazioni di vicinato. Tanto dalla parte italiana, quanto slovena. Il giorno del Ricordo ed il ricongiungimento del Litorale alla madrepatria sono due eventi strumentalizzati per fini nazionalistici. In Slovenia si è detto che a Monfalcone i 40 giorni jugoslavi sono stati giorni di libertà. Per chi? Se si parla agli sloveni che hanno subito le violenze fasciste e sognato di annettere Monfalcone, Gorizia, e Trieste alla Jugoslavia, sicuramente son stati giorni di libertà, ma per gli italiani che hanno subito le deportazioni, il rischio di annessione ad uno Stato comunista e straniero, è stato un vero incubo. Ecco, dipende a chi si parla e sicuramente non al proprio vicino. Quando in Italia si rivendicano ancora con quell’irredentista viva l’Istria e Fiume e la Dalmazia italiane, si commettono errori madornali nelle relazioni politiche di vicinato e le due leggi in questioni sono perfette armi di distruzione delle relazioni diplomatiche, perché diventano il pretesto per seminare dispetti, veleni, tossicità. Si dice tanto di essere europeisti, ci si sciacqua la bocca con parole strepitose di amicizia, però, il dispetto è alle porte. Il tutto nel mentre Nova Gorica e Gorizia nel 2025 condividono il titolo di capitale europea della cultura. Tante le attese, ma per come le cose si stanno mettendo, il rischio di un clamoroso buco nell’acqua c’è e le provocazioni che continuano ad arrivare a livello istituzionale tanto dalla parte slovena che quella italiana non sono certamente positive. Dunque, sarà una cosa buona e giusta quando si supereranno quelle due leggi antistoriche quali quella sul giorno del ricordo e del ricongiungimento del litorale alla madre patria, quando non ci sarà più necessità di provocarsi, e di lasciare alla storia ciò che è proprio della storia, e alla politica delle buone relazioni di vicinato ciò che deve andare oltre logiche nazionalistiche di quel ‘900 che continua ad essere una pessima palla al piede.

mb

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