I giganti di ferro e la nuova Babele: Monfalcone

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C’è qualcosa di profondamente epico  quando osserviamo quello che sta accadendo a Monfalcone. Arrivano questi due nuovi giganti, due gru gigantesche, alte cento metri! Arrivando direttamente dalla terra della Serenissima, da Venezia, e si vanno a piantare lì, proprio ai piedi della Rocca carsica. È lì che prendono forma i veri re dei nostri tempi: queste navi da crociera enormi, bianche, mostruose, pronte a salpare verso un mondo che immaginiamo senza più confini. Però guardiamo cos'è diventata Monfalcone. Non è il classico porto di mare che uno s'immagina nel Cinquecento o nell'Ottocento. Oggi è una città periferica del Nordest, una "piccola Dacca", come dicono alcuni con una certa inquietudine. Perché a un certo punto sono arrivati a migliaia dal Bangladesh, dall'altra parte del pianeta! Sono venuti a fare esattamente quel lavoro che gli italiani, ormai, non volevano più fare. È la globalizzazione al contrario. Quella dinamica spietata della competizione al ...

Quel cartello europeo al valico di San Gabriele imbrattato, l'esempio di come Gorizia e Nova Gorica devono andare oltre le ciacole

Da mesi non si fa altro che parlare delle potenzialità del progetto vinto da Nova Gorica insieme alla collaborazione di Gorizia, del titolo capitale europea della cultura per il 2025. Oltre 600 eventi programmati, milioni di euro in gioco, ma ad oggi, si ha la sensazione che siano le ciacole a prevalere rispetto al resto. Addirittura pare essere a rischio il progetto simbolo di questo evento, il rinnovamento della piazza Transalpina, un progetto impattante, che ha diviso l'opinione pubblica, e che ancora non si è capito se troverà luce, dove e quando. Insomma, ci sono fondate preoccupazioni, che qualcosa possa andare storto, anche se va detto, la locomotiva trainante non è Gorizia, ma Nova Gorica, perché è la Slovenia che insieme alla Germania dovevano avere per diritto il titolo di capitale europea della cultura, per l'Italia, dopo l'esperienza ottimale di Matera, si deve aspettare il 2033. Ci sono molte aspettative per la capitale europea della cultura, tanta euforia, tante potenzialità, ma soprattutto tante parole. La rimozione, incredibile, avvenuta con una fretta allucinante, della rete storica che divideva Italia e Slovenia, evidenzia che c'è molto da fare in una realtà territoriale che ha forse in questo progetto l'ultima chance per rilanciarsi. Esempio dello stato delle cose è simbolicamente quel cartello imbrattato da almeno un paio d'anni, al valico di San Gabriele a Gorizia. Le stelle europee tutte cancellate. Da mano ignota dai sentimenti sicuramente anti europeisti e profondamente nazionalisti, quelli che hanno dopato nel peggiore dei modi il goriziano. L'Isontino è una realtà in crisi, ci sono state centinaia di cessazioni di attività imprenditoriali, produttive, di decine di attività commerciali, c'è un calo demografico enorme con l'invecchiamento della popolazione che aumenta ed una disoccupazione importante. Il caso Matera ha evidenziato come la capitale europea della cultura può comportare una crescita importante nel settore del turismo, di numero di occupati, della nascita di nuove strutture ricettive, dell'aumento sensibile del tasso di occupazione. Ecco, l'auspicio è che veramente con la politica presto si passi dalle parole ai fatti, che si metta solamente al servizio di chi ha voglia di fare, perché il 2025 è veramente alle porte e c'è una montagna da scalare. Un primo segnale deve arrivare dalle piccole cose, ad esempio ripristinando quel cartello europeo al valico di San Gabriele.

mb

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