Chi decide cos'è un capolavoro? Arte, denaro, passione e la lezione della Storia

Immagine
  Se ci guardiamo intorno oggi, c'è una sensazione quasi paradossale: in questo mondo ci sono forse più scrittori che libri, più poeti che poesie, più artisti che quadri! Tutti che creano, tutti che producono! Ma la vera domanda — e qui c'è il nocciolo della questione — è: chi è che decide che cos'è davvero un'opera d'arte?  Eh, la risposta è semplicissima, la storia ce lo insegna benissimo! È quello che un tempo avremmo chiamato il mondo della grande borghesia. Quell'uno percento della popolazione che detiene una ricchezza spropositata e che, a un certo punto, cosa fa? Si china, si mescola con l'umiltà del mondo, va a cercare l'artista squattrinato per fare una cosa ben precisa: capitalizzare l'arte . Non c'è nulla di scandaloso! Sia chiaro, è una constatazione quasi banale, fisiologica. Sono due mondi completamente diversi che però diventano assolutamente complementari: l'uno ha bisogno dell'altro. L'artista ha bisogno del mecenate ...

Guerra fredda del terzo millennio



Ricordate il vecchio progetto South Stream? Al quale vi partecipava anche l' ENI, cioè il capitalismo italiano, cioè una parte del capitalismo americano? Bene. Perché la guerra fredda oggi sussistente tra il blocco russo e statunitense, con l'Europa scudo per gli Stati Uniti, ha la sua origine reale proprio da quel fattore.
Un tempo vi erano le ideologie che fungevano da maschera, comunismo sovietico, e democrazia americana, con la Jugoslavia di Tito che fungeva, invece, da muro, flessibile verso l'Occidente, basta pensare agli aiuti, corposi, ricevuti dall'America, dal grano, alle armi, ai finanziamenti, e rigido con la Russia di Stalin prima di Chruščëv dopo. D'altronde se Tito è stato nominato per il nobel della pace, se è stato universalmente riconosciuto come uomo di pace, anche da esponenti di primo piano della Chiesa, un motivo vi sarà stato. Ma ora quella Jugoslavia non esiste più. Esiste una frammentata Europa e dunque debole, sotto attacco da diversi fronti, uno su tutti i crescenti e sostenuti nazionalismi, indipendentismi, che hanno un solo scopo, indebolire l'Europa, rafforzare il blocco del potere capitalistico Russo a discapito di quello Americano. Due blocchi, due capitalismi che si contendono il dominio dell'Occidente, con le forze economiche emergenti, una su tutte la Cina, che certamente non rimarranno a guardare. La prima battaglia è stata vinta dal blocco occidentale, è saltato, con la destabilizzazione dell'Ucraina, dopo l'indipendenza della Crimea e contestuale adesione alla Federazione Russa del marzo 2014, il faraonico originario progetto del S. Stream. Addirittura in quel periodo erano pervenute sul sito della Casa Bianca petizioni che volevano l'Alaska annessa alla Federazione Russa. Provocazioni. Ma questo gioco, caldo, caldissimo, continua, qui è in ballo l'egemonia sulle risorse economiche, petrolio contro gas, questo è il punto nodale della questione, per ora. Non vi è più l'ideologia opposta, ma una sola ideologia, quella del capitalismo, che giostra al suo interno, dopo aver causato una tremenda crisi che ancora oggi continua, ora guerreggia sul fronte orientale, con le armi, anche per dare un senso esistenziale agli eserciti,e nel mentre le spese militari aumentano. L'ultima notizia, come pubblicata sul NY Times il 14 giugno 2015 è che il Pentagono è pronto a mobilitare 5000 soldati americani nei paesi baltici e dell'Europa Orientale, si parla di Lituania, Lettonia ed Estonia, Polonia, Romania, Bulgaria e forse l'Ungheria.  
Ovviamente si tratta di mossa "simbolica" ma certamente, se mai verrà attuata, a dir poco delicata. Mi domando, ma , in questo contesto, ritornerà anche una pseudoGladio? Chissà. 
Una cosa è certa sia il blocco russo che quello americano sono nel torto, non si può essere schierati né con il capitalismo americano né con quello russo, né con i nazionalismi fomentati ad hoc, con tutte le loro varianti, né, ovviamente, con i gruppi neofascisti, neonazisti, che ritornano con forza nella nostra Europa. L'Europa deve avere la forza di essere indipendente, deve avere la forza di saper dialogare con entrambi blocchi, ma tirandosi fuori da qualsiasi schermaglia. Se non riuscirà ad essere indipendente ed autonoma, cosa che ad oggi non è, il sogno europeo diventerà il peggior incubo di questo nuovo secolo. 



Commenti

Post popolari in questo blog

Quale la città più bella tra Udine e Trieste?

Una storia per bambini della scuola primaria nella giornata Mondiale della Gentilezza

Come calcolare capienza di una piazza durante manifestazione?