Chi decide cos'è un capolavoro? Arte, denaro, passione e la lezione della Storia

 

Se ci guardiamo intorno oggi, c'è una sensazione quasi paradossale: in questo mondo ci sono forse più scrittori che libri, più poeti che poesie, più artisti che quadri! Tutti che creano, tutti che producono! Ma la vera domanda — e qui c'è il nocciolo della questione — è: chi è che decide che cos'è davvero un'opera d'arte? Eh, la risposta è semplicissima, la storia ce lo insegna benissimo! È quello che un tempo avremmo chiamato il mondo della grande borghesia. Quell'uno percento della popolazione che detiene una ricchezza spropositata e che, a un certo punto, cosa fa? Si china, si mescola con l'umiltà del mondo, va a cercare l'artista squattrinato per fare una cosa ben precisa: capitalizzare l'arte. Non c'è nulla di scandaloso! Sia chiaro, è una constatazione quasi banale, fisiologica. Sono due mondi completamente diversi che però diventano assolutamente complementari: l'uno ha bisogno dell'altro. L'artista ha bisogno del mecenate per essere riconosciuto, e il ricco ha bisogno dell'arte per apparire, per mostrare la propria egemonia culturale ed economica. E allora cosa succede? Succede che se tu riesci a entrare nella cerchia giusta... beh, a quel punto anche un coniglietto scarabocchiato a mano, disegnato proprio come lo traccerebbe uno che di arte non sa assolutamente nulla... ecco, persino quel disegno diventa un capolavoro! Perché l'arte, alla fine, non si discute: l'arte la si vive! Ognuno avrà i suoi gusti, ci mancherebbe altro. Ma quello che conta, e di cui oggi abbiamo un bisogno disperato, è proprio questo: il senso della bellezza, la ricerca di qualcosa che sia capace di lasciarci a bocca aperta, di stupirci e di aprirci, finalmente, la mente.  Pensiamo ad esempio a Donatello,figlio di un umile cardatore di lana, venne sostenuto fin da giovane dai Medici, che gli garantirono commissioni e protezione per tutta la vita, elevandolo al vertice della scultura fiorentina,  Cézanne: Per decenni   era stato considerato un pittore mediocre o una "eccentricità" provinciale, rifiutato dai Saloni ufficiali e ignorato dal pubblico. Vollard visitò il suo studio, acquistò decine delle sue tele a basso costo e organizzò nel 1895 la sua prima mostra personale. Quell'atto di intuizione borghese e fiuto commerciale trasformò un ritirato pittore di campagna nel "padre dell'arte moderna"  Pollock: Agli inizi degli anni '40, Pollock era un giovane lavoratore precario, con gravi problemi di alcolismo e sconosciuto al grande pubblico. Peggy Guggenheim ne intuì immediatamente il potenziale rivoluzionario, gli diede uno stipendio mensile fisso per permettergli di dipingere a tempo pieno, gli commissionò una celebre opera per il proprio appartamento e gli organizzò la prima mostra personale alla galleria. E possiamo continuare all'infinito. Questi personaggi dimostrano come il mecenatismo borghese non sia stato solo una questione di ostentazione di ricchezza, ma una vera e propria capacità di scommettere sul capitale umano, offrendo risorse, libertà economica e visibilità a chi altrimenti sarebbe rimasto nell'anonimato.

mb 

 

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