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Visualizzazione dei post con l'etichetta ondina peteani

I giganti di ferro e la nuova Babele: Monfalcone

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C’è qualcosa di profondamente epico  quando osserviamo quello che sta accadendo a Monfalcone. Arrivano questi due nuovi giganti, due gru gigantesche, alte cento metri! Arrivando direttamente dalla terra della Serenissima, da Venezia, e si vanno a piantare lì, proprio ai piedi della Rocca carsica. È lì che prendono forma i veri re dei nostri tempi: queste navi da crociera enormi, bianche, mostruose, pronte a salpare verso un mondo che immaginiamo senza più confini. Però guardiamo cos'è diventata Monfalcone. Non è il classico porto di mare che uno s'immagina nel Cinquecento o nell'Ottocento. Oggi è una città periferica del Nordest, una "piccola Dacca", come dicono alcuni con una certa inquietudine. Perché a un certo punto sono arrivati a migliaia dal Bangladesh, dall'altra parte del pianeta! Sono venuti a fare esattamente quel lavoro che gli italiani, ormai, non volevano più fare. È la globalizzazione al contrario. Quella dinamica spietata della competizione al ...

31 maggio

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31 maggio  I vagoni di quel treno non erano stati chiusi. Non totalmente. C'era una fessura dalla quale filtrava dell'aria. Aria. In quel momento l'unico frangente di libertà che si poteva conoscere era l'aria che si respirava dalla fessura del carro bestiame. Non erano bestie. Ma venivano trattate come bestie e anche peggio. Per le bestie provavano i carnefici forse anche un minimo di pietà. Verso di loro, no. L'imperdonabile colpa? Essere dalla parte sbagliata della storia di quel momento. Per scelta, per nascita, per convinzione. Chi perché ebreo, chi perché antifascista, chi perché rom, chi perché omosessuale, o Testimone di Geova. Ne partirono una ventina di convogli così da Trieste. Città violentata nella sua bellezza e identità plurima, latina, slava, germanica in cui la Risiera di San Sabba divenne l'unico lager di sterminio nazista con forno crematorio edificato e messo a regime in Italia e nell'Europa meridionale tutta. Città mitteleuro...

A Trieste, il 22 gennaio, il VII Convegno "Convivere con Auschwitz", iniziativa istituzionale dell’Università di Trieste

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Mercoledì 22 gennaio 2020 , alle ore 14.00, nell’ambito della Settimana della Memoria , presso l’Aula Magna del Dipartimento di Scienze Giuridiche, del Linguaggio, dell’Interpretazione e della Traduzione, in Via Filzi 14, a Trieste, avrà luogo il 7° convegno “ Convivere con Auschwitz - Memoria sotto scorta ”. Come si legge nella nota della prestigiosa università triestina  "il ricco e articolato programma prenderà il via alle ore 14.00 con il saluto delle Autorità accademiche e del moderatore Pierluigi Sabatti, Presidente del “Circolo della Stampa” di Trieste. Subito dopo Mauro Barberis, docente di Filosofia del Diritto del Dipartimento di Scienze Giuridiche, del Linguaggio, dell’Interpretazione e della Traduzione dell’Università degli Studi di Trieste, introdurrà il convegno. “ Convivere con Auschwitz ”, settimo Convegno tematico in cui l'Università di Trieste incrementa le convergenze interdisciplinari in un rapporto di analisi e attualizzazione scientifica,...

Il "gemellaggio" tra scuole, tra Trieste e Corsico, sotto il segno della libertà e della storia

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Il momento d'incontro sarà in quel luogo di cui Trieste avrebbe fatto bene a meno, ma che ha segnato in modo indelebile la sua storia. Per ciò che ha rappresentato ed è stato, prima, durante e dopo. Liberato il primo maggio del '45 dai partigiani, la risiera di San Sabba , monumento nazionale con decreto presidenziale del 15 aprile del 1965, dimenticato per lungo tempo. Sarà solo grazie all'operato di un giornalista sloveno del Primorski, Albin Bubnic, all'operato dell'associazione nazionale ex deportati, dell'Istituto per la storia del movimento di liberazione del FVG, della comunità israelitica di Trieste ed altre realtà antifasciste che la vicenda del lager emerse con forza seppur lentamente. E quel luogo, unico esempio di Lager nazista in Italia, continua ad essere, giustamente, meta di visite da parte di scolaresche da tutta Italia e non solo. Collocato nella prima periferia di Trieste, non invisibile. E gli studenti studenti dei licei G. B. Vic...

Quel salto verso la libertà di Ondina e Margherita

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Un pomeriggio di agosto, afoso, un clima tipicamente estivo. Lì a cercare riparo sotto qualche albero, alla ricerca dell'ombra come l'ancora di salvezza, dove poter respirare. Mentre vai alla ricerca dell'ombra, camminando per le strade della Bisiacaria, tra il Friuli e Trieste, la cui storia fa rima con Resistenza, ti arriva una mail. La apri ed è Gianni, il figlio di Ondina. "Sinceramente mi piacciono troppo queste due immagini, quasi simmetriche, per non farne qualcosa!". Si apre così l'email di Gianni, sempre attivo per i diritti, per concretizzare gli insegnamenti di quella donna eccezionale che è stata sua mamma, Ondina, ricordata da tutti per essere stata la prima staffetta partigiana, ma in realtà è stata tanta roba Ondina Peteani .  Apri il file allegato e vedi due foto incredibili.  Ondina Peteani Margherita Hack Due donne, che daranno tanto anche al "nostro" territorio, con uno sfondo rupestre, immortalate nell'atto ...

Il progetto della candidatura al premio Nobel per la Pace alle realtà che sostengono l'operato di Franco Basaglia

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Il Nobel per la Pace è un premio importante, simbolicamente rilevante e nasce con lo scopo di tutelare gli ideali "nella difesa delle relazioni amichevoli tra i popoli". Un premio che nel corso degli anni non è andato solo a persone fisiche ma anche a realtà associative come Medici senza Frontiere, Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico, International Campaign to Abolish Nuclear Weapons, la Croce Rossa, Amnesty International ed altre ancora.  Franco Basaglia era veneto di nascita, si formerà a Padova, dove conoscerà anche la detenzione a causa della guerra, per giungere poi in Friuli Venezia Giulia e sarà tra Gorizia e Trieste che porrà le basi per quella che è stata effettivamente una vera e propria rivoluzione culturale, sociale di portata epocale enorme ed ancora oggi non pienamente colta se non sconosciuta ai più. In una società dove si tende a dare tutto per scontato.  L'umanizzazione dei paz...

Cosa rimane a terra nell'area dell'ex Silos di Trieste dopo il passaggio dei migranti

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Scarpe, pentole, resti di cibo, materassi, baracche improvvisate di cartone, migranti che osservano la stazione dei treni, e cenere. Queste sono alcune delle immagini che si possono vedere in un video dalla durata di quasi 9 minuti realizzato dal mio amico Gianni Peteani, presidente del Comitato permanente Ondina Peteani, prima staffetta partigiana d'Italia Deportata Auschwitz 81672, alla quale a Trieste è stata da poco tempo intitolata una piccola ma importante area verde, verde di speranza per le nuove generazioni. Ma in quel collage di fotografie la speranza si perde. Una testimonianza emotivamente impattante per chi non sapeva che si aggiunge alle diverse inchieste come effettuate anche dal Piccolo di Trieste sulla tragedia umana che i migranti hanno dovuto subire anche nella culla della Mitteleuropa che non c'è più, anche se è viva nei cuori dei triestini. Certo, Trieste rispetto ad altre città, penso alla pagina nera della non accoglienza nella nostra regione, Goriz...

Ed il giardino di Giarizzole a Trieste divenne il giardino Ondina Peteani

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Che la toponomastica e l'odonomastica siano di fondamentale importanza non è un mistero, dietro ogni via, ogni denominazione, ogni nome che caratterizza un luogo, vi è storia, tanta storia. Nel bene o nel male la toponomastica farà sempre discutere, sarà sempre in movimento, ed è giusto, per alcuni aspetti che sia così, soprattutto quando questo movimento raccoglie la sintesi della resistenza, della libertà, di quei valori ideali fondanti i principi fondamentali della nostra Carta Costituzionale. Ondina Peteani è stata certamente la sintesi ideale di tutto ciò, in giovanissima età ha abbracciato la resistenza, ha conosciuto gli orrori di Auschwitz, il campo di Ravensbrück, la fabbrica bellica di Eberswalde in Berlino. Ma non ha mai smesso di lottare per una società diversamente giusta, libera, per i diritti delle donne e per l'affermazione di quell'antifascismo che mai deve conoscere tramonto. Su Ondina è stato scritto il prezioso libro   E' bello vivere liberi a c...

Hanno fatto a pezzi l'Orso Yoghi

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E' primavera. Anche se a dire il vero è iniziata, questa meravigliosa stagione, con qualche settimana di anticipo. La natura si risveglia, gli uccellini cantano, i fiori donano qualche colore di vita e speranza ad un mondo sempre più cupo e grigio ed intossicato da cattiveria. Ma primavera significa anche sospensione della caccia, nei confronti di  alcune specie animali, come il capriolo, che potrà dedicarsi alla stagione dell'amore se sopravvissuto ai colpi secchi e funesti dei fucili da caccia. Ma non tutti gli animali hanno avuto questa fortuna. Non tutti gli animali potranno giocare ed amoreggiare per le distese verdi o selvagge, non tutti gli animali potranno vivere liberi. Già, vivere liberi.   Ondina Peteani , che ha lottato per la libertà, dopo i traumi della deportazione e le battaglie per la liberazione neanche i canarini voleva più vedere chiusi ed imprigionati nelle gabbie. Quelle gabbie che l'uomo continua a diffondere, ovunque. Quelle gabbie ch...

Donna quando resistenza è esistenza, il memoriale di Ondina Peteani

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Ho  avuto modo di leggere l'ultimo libro di Valerio Evangelisti, Il sole dell'avvenire , che ti schiaffeggia anche con violenza, cercando di farti capire che i diritti conquistati vanno difesi, che mille e più sofferenze ci sono state, violenze ci sono state, abusi e soprusi, per mano di quell'uomo padrone, capo bastone, il caporale, che ti puniva ed umiliava.  Le filande prima,  le mondine dopo, le camiciaie di New York,  da una parte all'altra del mondo, si ribellarono iniziando a prendere coscienza della propria forza e della possibilità di dire no. Oltre 14 ore di lavoro schiavista, con l'acqua oltre le ginocchia, oltre ogni oltre, nervi e mani deformate dalla fatica imposta, multe che azzeravano la paga settimanale già misera, e poi,  primo in modo timido, poi sempre con maggior forza, dilagava, cresceva, diventava sia voce che eco di ribellione, questa era la parola sciopero, sciopero,sciopero. L'unione nello sciopero ha intimorito, ha unito, ha...

Giorno del ricordo. La Brigata proletaria, il primo gruppo armato contro il nazisfascismo

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Dieci anni dall'Istituzione del giorno del ricordo. Dieci febbraio, che è la stessa data della sottoscrizione del Trattato di Pace di Parigi del 1947, un trattato che ha totalmente ignorato la resistenza che gli italiani hanno effettuato contro i nazifascisti. Giorno del ricordo in cui si parla anche delle vicende complesse del confine orientale. Ed io decido di parlare della Brigata Proletaria,  perché  rientra nelle vicende complesse del confine orientale,  perché tra revisionismi, menzogne, esaltazione di eventi, esasperazione dei singoli fatti proposti in modo sconnesso dal passato di cui sono figli, un passato censurato e chiuso nel peggior oblio opportunista, in quella terra che ha visto sorgere il sole dell'avvenire ma  anche tramontare ad est il sole della verità, è cosa utile e positiva parlare della resistenza, anche in tale occasione. A Selz, di Ronchi dei Partigiani , esiste un cippo per la Brigata Proletaria, il primo gruppo, di resistenz...

Ondina Peteani, una donna che ha osato la libertà. Intervista a Gianni Peteani

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Con questo intervento, apro, nel giorno della Memoria, un breve ciclo di interviste, che hanno lo scopo di far capire l'importanza di dedicare a Trieste e non solo a Trieste una via ad Ondina Peteani. Contro ogni oblio, per una memoria perenne che possa insegnare alle nuove generazioni il senso della libertà, cosa oggi da molti data per scontata.L'intervista che segue interessa il figlio di Ondina Peteani, Gianni. Vi saranno parole forti, emozionanti, figlie di quella speranza ma anche della sofferenza che ha attraversato la vita di entrambi. Emergeranno particolari,anche duri, cruenti, in alcuni passaggi sembra di toccare con mano i luoghi nefasti che hanno imprigionato Ondina, come il carcere del Coroneo, il carro bestiame ed il fango di Auschwitz, ma nello stesso tempo si riesce a percepire quella umiltà, quella semplicità e quella voglia di essere semplicemente libere e liberi che segnerà la vita di Ondina e la sua storia, è una storia che non può e non deve es...

Trieste: dedicare una via ad Ondina Peteani, cogliamo l'attimo oltre il muro del silenzio

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In un mio precedente intervento, questo il link , cogliendo l'attenzione che l'amministrazione comunale di Trieste ha dedicato, finalmente, al problema della toponomastica rosa, senza perdere tempo alcuno, proponevo di dedicare una via importante, una piazza importante, di Trieste, la sua città, ad Ondina Peteani.  Ho ricevuto diverse segnalazioni private di condivisioni, mi ha anche scritto il figlio di Ondina, Gianni, ricordandomi che nel 2008 la Presidenza della Repubblica, inviando a lui una lettera, esprimeva un monito sulla necessità di perpetuare il ricordo di Ondina Peteani alle nuove generazioni: "Non far spegnere il ricordo della passione politica e civile con la quale ha condotto le sue battaglie di libertà è un dovere nei confronti delle nuove generazioni".

Trieste: Intitoliamo una via ad Ondina Peteani

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Nel Piccolo del giorno 9 gennaio 2014 si legge che il 2014 “sarà l’anno della toponomastica  rosa" ed anche che " un’accelerazione è in arrivo a risarcimento di un oblio ultrasecolare”. Bene. La mia proposta è quella di dedicare una via, una piazza, importante, ad Ondina Peteani, n ata a Trieste il 26 aprile 1925, deceduta a Trieste il 3 gennaio 2003, ostetrica, libraia, sindacalista, dirigente dell'ANPI, dell'ANED e delle donne democratiche. Nel sito dell'ANPI si legge : “ Durante la Seconda guerra mondiale, la giovanissima Peteani lavorava già nei Cantieri navali di Monfalcone; non solo: qui la ragazza aveva preso i primi contatti col movimento antifascista clandestino. Prima ancora dell'armistizio dell'8 settembre 1943 Ondina, con conseguente coerenza, decide di aggregarsi come staffetta alle prime formazioni partigiane che si andavano costituendo nel Monfalconese e sul Carso triestino. Arrestata due volte dalla polizia fascista, la Pete...