I simboli della guerra in Ucraina, da Marina Julia al Carso isontino

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  C’è una vecchia verità che noi storici conosciamo fin troppo bene, e cioè che le guerre si sa sempre come e quando cominciano, ma non si sa mai, mai, come andranno a finire . È la tragica, quasi grottesca banalità del disastro, che di umano non ha niente perchè le guerre, tutte le guerre, sono semplicemente l'apice della disumanità.  Oggi, di fronte a quello che sta accadendo in Ucraina, l’opinione pubblica si è spaccata – com’è sempre accaduto nella storia – in due grandi scuole di pensiero.  Da un lato c’è la narrazione di chi vi dice: "No, badate, questa è un’operazione speciale, un atto preventivo necessario per anticipare le mosse della NATO" .  Dall’altro lato , invece, c’è chi constata una realtà molto più classica, e vi dice: "Ma quale operazione speciale! Queste sono le canoniche, vecchie mire espansionistiche di un impero in declino" . Un impero decadente che lancia il suo ultimo, feroce ruggito. Ad un prezzo elevatissimo.  Spaventoso.  Pagato ...

Trieste: Intitoliamo una via ad Ondina Peteani



Nel Piccolo del giorno 9 gennaio 2014 si legge che il 2014 “sarà l’anno della toponomastica rosa" ed anche che " un’accelerazione è in arrivo a risarcimento di un oblio ultrasecolare”.
Bene.
La mia proposta è quella di dedicare una via, una piazza, importante, ad Ondina Peteani, nata a Trieste il 26 aprile 1925, deceduta a Trieste il 3 gennaio 2003, ostetrica, libraia, sindacalista, dirigente dell'ANPI, dell'ANED e delle donne democratiche.
Nel sito dell'ANPI si legge : Durante la Seconda guerra mondiale, la giovanissima Peteani lavorava già nei Cantieri navali di Monfalcone; non solo: qui la ragazza aveva preso i primi contatti col movimento antifascista clandestino. Prima ancora dell'armistizio dell'8 settembre 1943 Ondina, con conseguente coerenza, decide di aggregarsi come staffetta alle prime formazioni partigiane che si andavano costituendo nel Monfalconese e sul Carso triestino. Arrestata due volte dalla polizia fascista, la Peteani riesce a fuggire. Non le va altrettanto bene l'11 febbraio 1944. A Vermegliano (Gorizia), dov'è in missione, finisce nelle mani dei nazifascisti, che la portano a Trieste. Segregata nel Comando delle SS di piazza Oberdan, la ragazza è poi trasferita al carcere del Coroneo. Lo lascia soltanto, nel mese di marzo, per essere deportata ad Auschwitz (dove le viene tatuato il numero di matricola 81672). Successivamente la trasferiscono nel campo di Ravensbrück. Dei lager Ondina conoscerà tutti gli orrori. L'aiutano a sopravvivere il pensiero rivolto alla famiglia (racconterà poi di aver pensato che la luna che scorgeva dalla soglia della sua baracca era « la stessa che vedono a casa mia»), la giovinezza e la forte fibra, che la salvano dalla camera a gas. Nell'ottobre del 1944, Ondina è trasferita in una fabbrica di produzione bellica ad Eberswalde, presso Berlino. Nello stabilimento riesce a far rallentare il ciclo produttivo, grazie a continui, ripetuti, pignoli controlli dei macchinari e della produzione. A metà aprile del 1945, nel corso di una marcia forzata di cinque giorni, che avrebbe dovuto riportarla a Ravensbrück, Ondina fugge dalla colonna di prigionieri. Riuscirà a rientrare in Italia a luglio, dopo aver percorso fortunosamente 1.300 chilometri. Nel dopoguerra la Peteani esercita la professione di ostetrica, milita nel PCI, nel sindacato, nell'ANPI, nell'ANED, nei movimenti femminili. Nel 1962, con il suo compagno, dà vita alla prima agenzia libraria degli Editori Riuniti per il Triveneto, che ben presto, nella sua prima sede di Viale XX Settembre, diventa centro d'incontro di intellettuali, artisti, attori, giovani. All'indomani della scomparsa di Ondina Peteani, il figlio Gianni ha costituito un Comitato, da lui stesso presieduto, per onorarla come "prima staffetta partigiana d'Italia". Nel 2008, l'Istituto Regionale di Storia del Movimento di Liberazione del Friuli Venezia Giulia ha pubblicato un libro di Anna di Gianantonio dal titolo È bello vivere liberi (Una vita tra lotta partigiana, deportazione e impegno sociale) Biografia di Ondina Peteani”.


E' arrivato il momento, così come accaduto nel maggio del 2013 in località Bistrigna tra il Comune di Monfalcone e quello di Staranzano , di dedicare una via importante ad Ondina, contro l'oblio, anche a Trieste, la sua città.

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