Dopo aver salutato in sloveno, è successo, miracolo, diranno alcuni, il Sindaco di Trieste, alla cerimonia di Opicina, partecipata come non si vedeva da tempo, ha preso la parola condannando con decisione quanto accaduto, con riferimento ai manifesti dei neofascisti del terzo millennio che hanno offeso il luogo del ricordo, dove vengono ricordati
i cinque antifascisti sloveni, Pinko Tomažič, Ivan
Vadnal, Viktor Bobek, Simon Kos e Ivan Ivančič, fucilati presso il
poligono di tiro di Opicina il 15 dicembre 1941. Su sentenza di quel tribunale speciale fascista le cui sentenze non hanno alcun valore giuridico, carta straccia che viene usata dai fascisti per i loro fini politici che non dovrebbero trovare più spazio alcuno, ma che continuano a trovarlo. Manifesti rimossi dopo poche ore da parte di volenterosi cittadini.
Il Sindaco di Trieste ha parlato di pacificazione, ha ricordato dell'iniziativa dei sei sindaci quando si è andati "insieme nei luoghi della memoria", del concerto con i tre Presidenti della Repubblica, Italia, Slovenia e Croazia, ha detto che "c'è necessità di pacificazione in queste terre, che si deve andare avanti con i valori di patria, famiglia, lavoro, educazione in senso civico, c'è stato un '900 terrificante e dobbiamo andare avanti".
Ma in cosa deve consistere questa pacificazione? Nel vogliamoci tutti bene? Se la strada della pacificazione è quella rappresentata dal Giorno del Ricordo, dove in sostanza sono stati in gran parte riabilitati i carnefici che qualche giorno prima, il 27 gennaio, con la giornata della Memoria, vengono in modo sacrosanto condannati, anche no. La scusante della pacificazione è funzionale a colpire l'ideologia comunista, ciò che ha rappresentato nel '900, stante il fatto che oggi non rappresenta certamente più alcun "pericolo" elettorale e politico. E' solo una questione di principio, di resa di conti, di chiudere i conti, mettendo la parola fine ad una storia, che deve essere raccontata, dagli sconfitti, visto che l'Italia ha perso la guerra, tramite il riscatto degli sconfitti, nostalgici di quel nazionalismo, di quel ventennio che incombe come una spada di Damocle sull'Italia di oggi, che vuole andare avanti, ma con i valori di dio, patria e famiglia, cioè quei valori, se di valori si può parlare, che hanno caratterizzato il peggio del '900.
Non c'è alcuna necessità di pacificazione sociale, questa serve agli sconfitti, a chi vuole riabilitarli, non certamente alla memoria della Resistenza e dell'antifascismo. L'inno dei partigiani italiani era fischia il vento, non bella ciao, e questa cosa non dovrebbe mai essere dimenticata ed in quella canzone si cantava ...a conquistare la rossa primavera dove sorge il sol dell'avvenir.
mb
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