Ma quale rischio "fascismo"la relazione dei servizi dedica solo due pagine alla "destra oltranzista",7 all'estremismo di sinistra. Attenzione alla minaccia jihadista

In Italia una cosa è chiara. I media, per qualche strana ragione, stanno ingigantendo un qualcosa che esiste ma non è così dilagante come lo si vuole immaginare o lo si sta presentando. La ragione principale è sicuramente quella elettorale e dopo il 4 marzo il problema del fascismo del terzo millennio sparirà dalla cronaca politica, dall'agenda politica, nel Paese che ha avuto il MSI che aveva una quantità di iscritti e simpatizzanti tale che oggi non si intravede mettendo insieme tutta la galassia neofascista italiana, per fortuna, neanche con il telescopio e nessuno allora si attivò concretamente per chiederne lo scioglimento e  l'antifascismo ritornerà ad essere una cosa che non interesserà più al sistema dominante. Il tutto diventerà marginale, una marginalità con cui però i conti li faranno dopo il 4 marzo soprattutto coloro che l'antifascismo lo hanno praticato sempre attivamente oltre ogni strumentalizzazione, i conti li faranno coloro che dovranno subire le reazioni di gruppi neofascisti esaltati da un sistema mediatico che li ha rinforzati  se non legittimati a dismisura rispetto alla loro reale consistenza.

E' incredibile vedere come alcuni media abbiano stravolto il senso della relazione dei servizi italiani. Ma visto il contesto in cui è caduta, non deve stupire, perchè è diventata oggetto di propaganda.  

Una propaganda che è iniziata da questa estate, dopo il terremoto del referendum del 4 dicembre, che aveva il fine di ricucire i rapporti tra una certa "sinistra" strumentalizzando la questione dell'antifascismo, con la storia della spiaggia nostalgica del fascismo di Chioggia, passando dal grande pericolo delle bottiglie con l'etichetta di Mussolini e Hitler, che hanno attraversato buona parte del '900 senza dare fastidio alcuno per diventare all'improvviso il problema principale di questo Paese e spingere al grido "ritornano i fascisti", passando dalla leggina Fiano sulla propaganda fascista di cui si è persa traccia. Solo che poi qualcuno si è sentito legittimato a prendere la pistola e sparare, come successo a Macerata prima, vicino a Enna poi, episodio, il secondo, ridimensionato e minimizzato seppur similare a quello di Macerata, perchè hanno capito di averla combinata grossa a livello mediatico. Ma il mea culpa mai ammesso è durato poco. Meno di un drink al bar in un sistema che per anni ha dato spazio, in tutte le salse, ai veleni peggiori dal punto di vista sociale inquinando fino alle radici l'Italia. 

In quella relazione non si parla mai di fascismi, ma di destra oltranzista a cui dedicheranno solo due paginette, al massimo si parlerà di "nostalgismo fascista"in merito al fatto che per accrescere il "proprio seguito, dei gruppi "cavalcano inoltre situazioni di disagio sociale legate soprattutto alle problematiche abitative e occupazionali, promuovendo iniziative propagandistiche, provocatorie  e di
contestazione." Mentre si parlerà di retorica nazifascista e xenofoba in merito alle iniziative musicali, di raggruppamento che questi gruppi variegati organizzano. 
Nel testo della relazione si evidenzia che "Sebbene l’ambiente italiano risulti a tutt’oggi distante da quello di altri Paesi europei –dove è più alta e più organizzata la presenza di militanti neonazisti e maggiore, di conseguenza, il rischio di radicalizzazione delle posizioni anti-immigrazione, specie in chiave anti-Islam – aumenta il pericolo di contaminazioni e di forme emulative rispetto a circuiti esteri a più marcata connotazione oltranzista così come quello di azioni xenofobe di forte impatto legate a pur sempre possibili incidenti di percorso nella convivenza con le realtà immigrate, specie in aree e contesti dove sia già presente un diffuso disagio sociale".

7 saranno invece le pagine dedicate alla galassia della sinistra estremista, antagonista, che passa dall'anarchismo insurrezionalista, all'estremismo marxista-leninista, ai circuiti antagonisti dalla lotte contro il TAV, al MUOS, alla NATO al TAP ai CIE. 

Ciò a significare dove sono puntati gli occhi del sistema.

Interessante notare come poco o nulla è stato detto sulla questione del terrorismo islamista a livello mediatico che per anni era all'ordine del giorno in tutti i notiziari per poi, misteriosamente, sparire da tutte le notizie come se l'ISIS o chi per loro fossero spariti. Invece la minaccia c'è e rimane concreta ed attuale. Si legge: "Tra le dinamiche del terrorismo jihadista ha rivestito, e continua a rivestire, specifico interesse intelligence la competizione tra DAESH e al Qaida. DAESH, fiaccato militarmente ed appannato per il declino di quel “mito del Califfato” costruito sul dominio territoriale che ne aveva garantito la rapida ascesa nel panorama del jihad globale, è parso prioritariamente attestato, in chiave tattico-operativa, nella difesa ad oltranza delle residue roccaforti, anche attraverso l’esaltazione del martirio e la feroce repressione delle spinte defezioniste, mentre al Qaida si è mostrata interessata soprattutto a proseguire una strategia di lungo periodo che, nelle aree di operatività, punta sull’infiltrazione e sul consenso delle popolazioni locali."


"Per l’Italia la minaccia terroristica resta attuale e concreta, non solo in ragione del ruolo di rilievo che il nostro Paese da sempre occupa nell’immaginario e nella narrativa jihadista, ma anche per la presenza sul territorio nazionale di soggetti radicalizzati o comunque esposti a processi di radicalizzazione".
Marco Barone


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