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Se tra il territorio di Trieste e Gorizia vi è la più alta concentrazione mondiale di mesoteliomi



Ad  Aquileia  su iniziativa dell’associazione Ubaldo Spanghero si è svolto un significativo convegno ove con gli interventi di diversi relatori sono state affrontate più problematiche attinenti alla sfera della tutela dell'ambiente e dell'ambiente di lavoro. 
Ed ovviamente non poteva mancare una focalizzazione anche sulla tremenda questione dell'amianto.  Tra le riflessioni emerse, alcune meritano di essere evidenziate. Per esempio è stato sottolineato che tra il territorio di Trieste e Gorizia vi è la più alta concentrazione mondiale di mesoteliomi. Roba da mettere i brividi e che dovrebbe prevedere misure straordinarie, eccezionali, non solo dal punto di vista della prevenzione, ma anche della sanzione e risarcitoria. Per esempio come minimo si doveva realizzare una sezione speciale nel locale tribunale solo dedicata alla questione amianto con un pool di giudici, ma così non è e non è stato, vi è un solo giudice del lavoro, che ha super-carichi di lavoro ed il Tribunale di Gorizia continua a rischiare la chiusura.  
Eppure, come è stato evidenziato, le vittime e gli eredi hanno diritto ad una giustizia giusta, certa, ma non sempre diritto fa rima con giustizia, in un Paese come l'Italia che si vanta di essere la culla del diritto, ma probabilmente da questa culla ha gettato via la giustizia o forse non vi è mai entrata, salvo qualche rara eccezione che non è la regola. Vi sono vittime e famiglie che pur di chiudere quanto prima questo percorso umanamente doloroso, una volta intrapresa la via della giustizia, decidono di conciliare la lite, altre che vogliono una sentenza, anche per una questione morale ed etica che merita assoluto rispetto ed il cui esempio dovrebbe essere dato prima di tutto dall'alto e da chi si assume onere ed onori civili e civici in tal senso. Ma non sempre è così.  
E' emerso che se intraprendi un percorso giudiziario in vita, puoi anche conseguire risarcimenti di un certo rilievo, mediamente di 400/500 mila euro, ma se si agisce in qualità di eredi, perchè chi è stato esposto all'amianto è defunto e non ha potuto agire in tempo, i risarcimenti quando riconosciuti avranno una media di 40 mila euro, situazione paradossale, pazzesca  e che deve essere assolutamente rivista. 
In Italia vi è una legislazione pesante, nel senso di consistenza numerica, sull'amianto, a livello statale sono state contate circa 240 leggi, una semplificazione normativa è necessaria, ma i testi unici se non ben equilibrati possono alimentare confusione ed interpretazioni variegate ed eterogenee. Interessante è stata anche la riflessione ove è emerso che se in Italia si dovesse rimuovere tutto l'amianto esistente in soli 365 giorni si darebbe lavoro a circa 2 milioni di persone, anche se rimarrebbe il problema serio ed irrisolto dello smaltimento. Insomma, diversi spunti di riflessione su una questione che continua a rimanere su diversi fronti un tabù, una cosa drammatica di cui non si deve parlare, si deve nascondere, perchè in Italia ci sono state delle responsabilità micidiali, complicità, omissioni ad altissimi livelli, che hanno alimentato ed alimentano ancora oggi il  più grande fiume della vergogna che ha attraversato questo Paese e determinato stragi. Nessuna pietà, solo giustizia.

Marco Barone 

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