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Ha ragione Wu Ming1 quando scrive che nei luoghi di confine certi fenomeni si realizzano prima che altrove


I luoghi di confine, come il FVG, estremo Nord Est, punta periferica d'Italia, a statuto speciale per il suo plurilinguismo, possono essere speciali non solo per questo, ma anche perchè determinati fenomeni si realizzano prima che altrove, come bene ha fatto intendere più di una volta Wu Ming1.
Con una piccola carrellata storica emerge che qui il fascismo si è plasmato prima che nel resto d'Italia, pensiamo all'intermezzo della marcia militare eversiva di occupazione di Fiume, guidata dal duce mancato, all'incendio del Narodni dom di Trieste, eventi accaduti nel 1919 e 1920, prima ancora della Marcia su Roma. Qui le leggi razziali sono state proclamate perchè già erano nella sostanza state anticipate contro sloveni e croati, ad esempio. Qui la resistenza si è affermata prima che nel resto d'Italia, con la formazione della Brigata Proletaria, subito dopo il fatidico 8 settembre del 1943, qui si è svolta la prima grande battaglia partigiana, la battaglia di Gorizia, qui è nata la guerra fredda sulla questione dei confini, qui vi sono state lotte diventate unicum nel panorama italiano, come i sei mesi di occupazione dei cantieri navali,qui è nato il revisionismo storico, qui la globalizzazione è arrivata prima che altrove favorendo, con il sistema della eccessiva esternalizzazione, la più grande manodopera estera in una azienda teoricamente appartenente ancora in gran parte allo Stato italiano, qui la sinistra ha segnato la sua morte con il tradimento della questione morale, nel caldo luglio del 2015 a Monfalcone, e qui l'ultima rocca "rossa" d'Italia che ancora respirava, visto che Bologna  è nella realtà delle cose caduta da un pezzo, si è frantumata nella sua inconsistenza lasciando intendere quale sarà il futuro d'Italia e dell'Occidente.  Ma a dirla tutta questa caduta è stata inevitabile, perchè quando si è totalmente acritici verso il liberismo, la globalizzazione, quando l'integrazione è missione impossibile perchè oggi significa annullare le proprie identità e priva di ogni condizione di reciprocità, quando i lavoratori non hanno più un fanale di riferimento, perchè il fanale di riferimento si è accecato a causa della propria autoreferenzialità, del proprio assoluto protagonismo, negando lo spirito e l'identità della sinistra di classe, quella che un tempo si definiva proletariato, quando le priorità diventano demolizione delle tutele in caso di licenziamento dei lavoratori, regalare soldi pubblici al capitale privato, sostenere grandi, costosissime, opere, in un Paese che alla prima scossa di terremoto crolla, alle prime piogge frana, quando si è scritta la peggiore legge in materia d'Istruzione, andando contro la quasi totalità della comunità scolastica, quando si è voluto emulare l'americanizzazione della politica, imponendola dall'alto come una cosa moderna, fighissima, ma nella realtà inapplicabile al sistema italiano, anche se a dirla tutta anche qui vige il sistema della famiglia, è inevitabile che anche l'ultima rocca rossa cade. Ma a dirla tutta questa caduta è stata inevitabile questa caduta, perchè complessivamente la sinistra governativa è stata l'antitesi della sinistra sociale.
Cade perchè la sinistra è stata uccisa dalla sinistra, cade perchè una miscela esplosiva di errori se non orrori politici nazionali abbinati a scelte locali inaccettabili, son diventate palle di cannone che avevano come unico scopo quello di abbattere l'ultimo specchio delle illusioni. E questo specchio è stato frantumato in mille pezzi. Ci vorranno vent'anni per riaffermare un concetto minimo di sinistra accettabile, e per fare ciò si deve ripartire da quello che è un semplice a b c disconosciuto dalla classe dirigente che ha favorito la morte della sinistra, con un partito, che si chiama PD, dove non esiste neanche per scherzo nel suo nome la parola sinistra.
Contrastare le diseguaglianze sociali, contrastare il capitalismo e la globalizzazione, e ritornare per le strade perchè gli ultimi possano in questa vita terrena e non in altra essere i primi.

Marco Barone

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