Passa ai contenuti principali

E qualcuno disse che si deve lottare per gli istriani e giuliani come per i palestinesi

In un testo che parla della storia di Gorizia, del 1990, stampato nel 1990, con il contributo della Presidenza del Consiglio dei ministri, del Ministero degli affari esteri, della Presidenza della Regione FVG, Comune Gorizia, Provincia Gorizia ecc, emergono delle prospettive storiche e delle questioni e delle impostazioni a dir poco assurde ma anche pericolose. Nel rivolgere accuse alla sinistra " chic e salottiera" che "spasimano per i palestinesi" si tenta una equiparazione assurda tra la questione "istriana" e "giuliana" e quella palestinese. Si dice che il problema palestinese non può essere cancellato altrimenti il mondo va in fiamme. "I palestinesi erano circa un milione e non erano mai vissuti in un paese che fosse il loro, cioè che politicamente fosse indipendente e nel quale comandassero loro. Nel giro di due o tre generazioni avrebbero potuto essere assorbiti dai paesi arabi confinanti. Per loro invece la questione è irrisolta, la loro terra la debbano avere o riavere. Se allora siamo così ansiosi per questo problema, dovremmo esserlo anche per la gente di qui, per gli istriani, e per i giuliani e dire che debbono riavere la loro terra. Si dirà: allora volete la guerra e siccome non vogliamo la guerra rassegnamoci a questa situazione. E allora perchè dobbiamo volerla per i palestinesi se non la vogliamo per i giuliani? Una provocazione, si dirà.  Una provocazione pericolosa, certamente, e per fortuna rimasta inascoltata. Non si può paragonare quanto accade in Palestina con quanto accaduto con le questioni del Confine orientale. Sono due vicende sconnesse, separate, distinte, non equiparabili. E poi, l'Italia, ha amministrato i territori ancora oggi contesi da qualche sprovveduto nostalgico, per un brevissimo arco temporale che non arriva neanche all'età di Cristo. Una miseria temporale. Certo, qualcuno ha cercato di rivendicare l'italianità di certi luoghi risalendo ai tempi di Dante, strumentalizzandolo, altri, ai tempi dell'Impero Romano. Beh, ci manca solo il periodo dell'uomo primitivo. Terre "italiane" per un breve arco temporale, che dell'Italia hanno conosciuto soprattutto il fascismo, la nazionalizzazione forzata e oggi giustamente la sovranità è esercitata da chi deve essere esercitata, e non certamente dall'Italia, uscita sconfitta dal cataclisma della seconda guerra mondiale e che se ha salvato la sua faccia e dignità è solo grazie al ruolo della resistenza e dei partigiani a cui si deve solamente dire grazie. E' solo per colpa del fascismo e delle sue politiche reazionarie, razziste, ignobili, se l'Italia ha perso quello che ha perso, e se Gorizia, ad esempio, si è ridotta ad un minuscolo fazzoletto di terra rispetto alla sua storica consistenza ed estensione. E ne paga ancora oggi le conseguenze irrimediabili. Una Gorizia che ha accolto con applauso i nazisti, una Gorizia che ha conosciuto il settembre nero del '47 con violenze di ogni tipo per tre giorni contro comunisti, antifascisti e sloveni, ma una Gorizia che ha conosciuto la resistenza, con l'unicum della battaglia di e per Gorizia, e vicende difficili e controverse, effetti collaterali di oltre un ventennio di persecuzioni fasciste. Il prossimo contesto che cercheranno per tentare una inverosimile equiparazione sarà quando magari sbarcheranno, come vorrebbe qualche credulone, sulla terra gli alieni? Chissà, tutto è possibile nel mondo bizzarro del revisionismo storico.

Marco Barone

Commenti

Post popolari in questo blog

Un maledetto 17 agosto a Barcellona

Ci sono cose nella vita che non dimenticherai mai e quanto accaduto in un caldo ed apparentemente tranquillo agosto a Barcellona è una di quelle cose che non metabolizzerai per lungo tempo. Hai la fortuna di poterlo in parte raccontare, anche se non sai bene cosa raccontare. Sei a pochi metri dalla interminabile e costante folla della Rambla. Vedi decine e decine di persone a passo spedito venire contro la tua direzione. In un primo momento pensi che vai sempre controcorrente. Poi arriva la polizia, di corsa, chiude la via nella quale ti trovi, una laterale della Rambla. Una delle tante. Non riesci al momento a collegare. Anche se sai che nel mondo la situazione è tesa. Ma sei a Barcellona, pensi. Un luogo sicuro.
Poi l’inevitabile ti si presenta come un cazzotto devastante nello stomaco. Attentato. Terrorismo. Panico totale. Cerchi le persone a te più care, fino a quando non le trovi e non le rintracci non sei "tranquillo".
Cerchi di capire come comportarti. Cosa fare. Cosa…

La nuova strage di migranti nel Mediterraneo era prevedibile e forse anche voluta nel nazismo del terzo millennio

Lo si sapeva. Lo si sapeva che in tarda primavera sarebbero ripresi gli sbarchi dalla Libia. Con i soliti schemi, metodi. Tutto era prevedibile, conoscibile. E qui la chiusura criminale della rotta balcanica non c'entra nulla. Viviamo in una società dove il più grande crimine di guerra mai compiuto e mai punito, quale il lancio delle bombe atomiche sul Giappone, viene quasi giustificato. Senza quelle bombe non sarebbe finita la seconda guerra mondiale, si dice. E per questo non si deve chiedere scusa. Sono certo che se quelle bombe le avesse lanciate la Russia, oggi si racconterebbe una storia diversa. Ma il mondo funziona così. L'Europa, costituita da Paesi ricchi, si chiude per non essere contaminata dalle razze inferiori. Sì, parlo di razze, si parlo di inferiori. Perché? Perché il fantomatico sentimento razzista di paura, trova in realtà il proprio fondamento in quel concetto di superiorità della razza pura del terzo millennio, che non deve essere intaccata dai poveracci …

L'Italia continua ad essere maglia nera in Europa nel settore dell'istruzione, altro che buona scuola

I 22 paesi dell’UE membri dell’OCSE sono: Austria, Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica ceca, Repubblica slovacca, Regno Unito, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria. Il rapporto per il 2016 dell'OCSE   presentava, con riferimento all'Italia, un quadro deprimente. Tra gli obiettivi prioritari vi erano la necessità di invertire la tendenza negativa nel finanziamento dell’istruzione; di formare, motivare e rinnovare il corpo docente; di aumentare il numero degli studenti iscritti all’istruzione terziaria, in particolare ai programmi di ciclo breve a indirizzo professionalizzante per un accesso più facile al mondo del lavoro. Nell'arco temporale 2008/2014  la spesa per l’istruzione è diminuita significativamente. Nel 2013 la spesa totale (pubblica e privata) per l’istruzione è stata tra le più basse degli Stati presi in esame, ossia pari al4% del PIL rispet…