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Paragonare i profughi dall'Istria con quelli di oggi, a Trieste è scandalo



La storia a Trieste ha un suo peso rilevante sulla vita politica della città, ed ancor di più lo ha la così detta componente "istriana" degli esuli che piaccia o non piaccia nel corso del tempo è stata determinante per plasmare l'italianità di questi luoghi, da Gorizia a Trieste. Il così detto esodo è stato un fenomeno complesso, non un mero unicum, anche se la maggior parte di chi lo ha vissuto, è per gli effetti conseguenti al Trattato di Pace del 1947, alla frammentazione del territorio in A e B al non accettare un nuovo Stato, un nuovo sistema sociale, quello comunista, a cui si aggiungevano percezioni di insicurezza complessiva dovute all'occupazione italiana di quelle terre ed a come l'Italia si è posta nei confronti del popolo slavo, violenze, tentata pulizia etnica, campi di concentramento, barbarie di ogni natura e non punite.  Questo non significa giustificare, ma comprendere. E l'Italia mai scusa ha chiesto per ciò. I Profughi di oggi fuggono da guerre, fuggono da situazioni di persecuzioni politiche, fuggono da situazioni disastrose. E da questo punto di vista complessivamente è improprio il paragone con gli esuli istriani. Anche se in comune, per scelta o non scelta, vi è l'aver abbandonato i luoghi in cui si è magari cresciuti,  quella che veniva reputata come la propria casa, la propria terra, i propri luoghi. Poi, come è noto, dopo un periodo di difficoltà, l'Italia si è attivata verso quel mondo, sia esso associativo che non, con oltre un centinaio di provvedimenti normativi, economici, sociali. Ora oggetto di veleni della campagna elettorale in corso a Trieste è un ragionamento fatto dal Sindaco uscente che rischia di perdere al ballottaggio. Il suo ragionamento è stato semplificato in questo modo...


Anche perché i profughi non sono clandestini, e l'unica cosa oggi ad essere clandestina è il senso di umanità. Il Sindaco ha risposto in questo modo:  " Nella campagna di veleni e bugie qualche esponente di destra dice che nel dibattito di oggi avrei paragonato i richiedenti asilo di questi tempi ai profughi dall'Istria ! FALSO!!!!!ho detto una cosa del tutto diversa ovvero che i servizi del comune per norma vanno ai cittadini residenti di Trieste, CITTADINI, e che questi nella storia della città sono spesso DIVENTATI cittadini provenendo da altri luoghi, dalla Grecia, dalla Serbia, da altri luoghi , diventando cittadini e acquisendo i diritti e questo è successo anche agli istriani . È molto diverso ! I profughi dalle zone di guerra di oggi sono un'altra cosa."





Sorge il dubbio che a Trieste osare in via generale un confronto, un paragone con gli esuli istriani sia scandalo,sia eresia. Pur con le differenze storiche del caso, la diffidenza nasce soprattutto da un concetto. Che gli esuli istriani erano prevalentemente italiani e per questo devono essere considerati in modo diverso, rispetto a quella massa enorme indefinita di profughi che giungono dall'Africa, Siria od altre parti del mondo, perché alla fine un concetto deve essere chiaro, non sono e non erano italiani. Ecco, qui sta la forza della vera sinistra, contrastare questi pregiudizi, questi sentimenti di ostilità se non di intolleranza verso il non italiano. I profughi sono sempre profughi, siano italiani o non italiani, e questo poco deve importare, specialmente nei luoghi di confine o di frontiera, specialmente in un mondo ove gli europei, che poi non si capisce cosa sarebbero, sono  in verità una minoranza assoluta, rispetto ai 7 miliardi di essere umani che vivono in questo mondo, e se non si capisce ciò, l'Italia continuerà a sprofondare in quel Mediterraneo che ad oggi sta solo uccidendo chi chiede aiuto, e solidarietà e protezione, e noi viviamo una voluta cecità, siamo cinici, e paghiamo per non vedere. Trieste non si può permettere, in questo contesto storico e sociale, di essere governata da chi dice prima gli italiani. Ciò significa favorire un ritorno ad un periodo certamente non brillante, dal punto di vista umanitario, della nostra storia. 

Marco Barone 

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