Monfalcone, la toponomastica racconta l'identità politica di una città da sempre moderata ma nelle scuole prevale l'intitolazione militare

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  Se si vanno a guardare dal 1948 ad oggi le volontà democratiche del popolo monfalconese alle urne, si sono affermati ben otto sindaci democristiani, cinque sindaci socialisti sino al 1993, tre sindaci seppur con mandati rinnovati di centrosinistra,  dal 1993 al 2016 e dal 2016 amministra la destra radicale. Una città fondamentalmente di spirito centrista, moderato, moderazione che la si intravede anche nella storia della toponomastica e odonomastica cittadina. Perchè a volte i nomi dei luoghi, delle vie, delle strade e delle piazze, parlano meglio di qualsiasi altro atto e gesto politico. Fotografano ciò che è stato ma che non è detto che continuerà ad essere, perchè oggi riuscire a cambiare i nomi delle vie, nel bene o nel male, dipende dai punti di vista, è decisamente più complicato rispetto al passato che rischia pertanto di essere indelebile e rappresentare un mondo, una società che non esiste più con tutte le contraddizioni del caso. Su circa 300 vie esis...

Se la condanna di Karadžić è arrivata il 24 marzo con Belgrado sempre più vicina a Mosca


Non è un caso che la condanna di Karadžić  sia arrivata il 24 marzo. Anniversario dell'attacco della NATO alla Serbia ed a Belgrado. Per le vie di Belgrado i segni delle bombe umanitarie dell'Occidente sono, volutamente e giustamente, ancora visibili. Il mostro lo si deve fare vedere. E lo si vede, in pieno centro, a Belgrado. Non è qui in discussione o meno la colpevolezza di Karadžić, con una sentenza di condanna che ha, a dire il vero, scontentato tutti, per il ritardo, per il mancato ergastolo, per la parzialità ecc. E' una condanna politica che arriva nel giorno dell'anniversario dei bombardamenti NATO in una Belgrado sempre più vicina a Mosca.
Non è difficile vedere accanto alle tazze di Tito, ed oramai solo questo, a parte il museo del 25 maggio, è rimasto a Belgrado di Tito, quelle di Putin. Innanzi al Parlamento di Belgrado dal 24 marzo sono stati collocati striscioni, foto, contro la NATO e l'UCK. E volantini a sostegno di Putin.

Nella sera del 24 marzo per Belgrado circolava una macchina con una gigantografia di Karadžić a tutta velocità e con musica patriottica ad altissimo volume. In Piazza della Repubblica si è svolta una manifestazione patriottica contro la NATO, adesivi contro la NATO sono diffusissimi per Belgrado, così come quelli a sostegno di Putin, così come quelli, scritti in Italiano, con il tricolore italiano accanto alla bandiera serba, che rivendicano il Kosovo come rigorosamente serbo.
Vi è stato un coro univoco tra Belgrado e Mosca contro quella sentenza di condanna. Da quando è crollata la Jugoslavia, nel mentre nasceva l'Europa, con le guerre pesantissime che ha conosciuto questo immenso ex unito Paese, il nazionalismo è ritornato ovunque. La NATO con le sue bombe ha fatto rinascere i nazionalismi, consegnando interi Paesi alla destra nazionalista e conservatrice e la vicinanza con Mosca, dal punto di vista politico è, in questo quadro, inevitabile. Certo, tra Putin e Tito i paragoni sono impropri, anzi da evitare, due idee diverse del mondo, della politica e della società. Ma il fatto che Mosca sia così vicina alla Serbia e la Serbia così vicina a Mosca, è un fatto inevitabile soprattutto dopo le bombe dell'Occidente. La sentenza di condanna di Karadžić, per quanto giusta od ingiusta, è una condanna alla Serbia che collabora con Mosca, è una condanna diretta a Mosca attraverso Belgrado. Certo, è vero che Belgrado ha fatto dei passi verso la NATO siglando accordo di cooperazione, ma questo poco importa in una realtà che ancora è calda e dove basta un niente per far riesplodere tensioni indomabili, e questo, per le vie di Belgrado, lo si percepisce bene.


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