Il cartello che sbiadisce e la memoria che resiste grazie allo spomenik jugoslavo che ricorda le vittime del campo di concentramento di Gonars

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La Jugoslavia ha avuto un modo di ricordare le sue vittime, i suoi caduti, con dei monumenti straordinari, visionari, futuristici, ed uno di questi si trova nel cimitero di Gonars, il memoriale che ricorda gli internati e le vittime slovene e croate per mano fascista in quel campo di concentramento di Gonars di cui oggi non esiste più alcuna traccia, mentre quello di Visco sopravvive, grazie alle iniziative di pochi. All'entrata del cimitero di Gonars vi sono tre cartelli. Uno sloveno ed uno croato che ricordano i loro caduti, avrebbero potuto farne uno condiviso, invece, così non è, non è mica più la Jugoslavia. Su quello sloveno si leggerà "ossario degli sloveni internati e altre vittime della II guerra mondiale" su quello croato "ossario dei croati e degli altri internati e vittime della II guerra mondiale". Non hanno neanche scritto la stessa cosa.    A fianco ad essi, invece, vi è il pannello storico che ricorda cosa fu quel campo di concentramento, oltre 5...

Se la condanna di Karadžić è arrivata il 24 marzo con Belgrado sempre più vicina a Mosca


Non è un caso che la condanna di Karadžić  sia arrivata il 24 marzo. Anniversario dell'attacco della NATO alla Serbia ed a Belgrado. Per le vie di Belgrado i segni delle bombe umanitarie dell'Occidente sono, volutamente e giustamente, ancora visibili. Il mostro lo si deve fare vedere. E lo si vede, in pieno centro, a Belgrado. Non è qui in discussione o meno la colpevolezza di Karadžić, con una sentenza di condanna che ha, a dire il vero, scontentato tutti, per il ritardo, per il mancato ergastolo, per la parzialità ecc. E' una condanna politica che arriva nel giorno dell'anniversario dei bombardamenti NATO in una Belgrado sempre più vicina a Mosca.
Non è difficile vedere accanto alle tazze di Tito, ed oramai solo questo, a parte il museo del 25 maggio, è rimasto a Belgrado di Tito, quelle di Putin. Innanzi al Parlamento di Belgrado dal 24 marzo sono stati collocati striscioni, foto, contro la NATO e l'UCK. E volantini a sostegno di Putin.

Nella sera del 24 marzo per Belgrado circolava una macchina con una gigantografia di Karadžić a tutta velocità e con musica patriottica ad altissimo volume. In Piazza della Repubblica si è svolta una manifestazione patriottica contro la NATO, adesivi contro la NATO sono diffusissimi per Belgrado, così come quelli a sostegno di Putin, così come quelli, scritti in Italiano, con il tricolore italiano accanto alla bandiera serba, che rivendicano il Kosovo come rigorosamente serbo.
Vi è stato un coro univoco tra Belgrado e Mosca contro quella sentenza di condanna. Da quando è crollata la Jugoslavia, nel mentre nasceva l'Europa, con le guerre pesantissime che ha conosciuto questo immenso ex unito Paese, il nazionalismo è ritornato ovunque. La NATO con le sue bombe ha fatto rinascere i nazionalismi, consegnando interi Paesi alla destra nazionalista e conservatrice e la vicinanza con Mosca, dal punto di vista politico è, in questo quadro, inevitabile. Certo, tra Putin e Tito i paragoni sono impropri, anzi da evitare, due idee diverse del mondo, della politica e della società. Ma il fatto che Mosca sia così vicina alla Serbia e la Serbia così vicina a Mosca, è un fatto inevitabile soprattutto dopo le bombe dell'Occidente. La sentenza di condanna di Karadžić, per quanto giusta od ingiusta, è una condanna alla Serbia che collabora con Mosca, è una condanna diretta a Mosca attraverso Belgrado. Certo, è vero che Belgrado ha fatto dei passi verso la NATO siglando accordo di cooperazione, ma questo poco importa in una realtà che ancora è calda e dove basta un niente per far riesplodere tensioni indomabili, e questo, per le vie di Belgrado, lo si percepisce bene.


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