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La relazione dei servizi 8 pagine sulla “sinistra” antagonista neanche due sulla “destra radicale”




Strumentalizzazione del disagio . Questa la sezione nella quale i Servizi analizzano, nella relazione annuale al Parlamento, la situazione dello stato del conflitto nel nostro Paese. Dunque, già si parte con un grande e strumentale, questo sì, pregiudizio. 
Alla galassia di quella che viene chiama sinistra "antagonista" sono dedicate quasi 8 pagine.
Vediamo cosa si può leggere.

MAY DAY:
"La lettura dei fermenti antagonisti e delle dinamiche proprie degli ambienti eversivi, specie di matrice anarco-insurre­zionalista, ha continuato ad essere una del­le attività prioritarie dell’intelligence. La deriva violenta del May Day, che ha di fatto oscurato il messaggio politico dei No EXPO ed inasprito il dibattito interno al movimento, ha pregiudicato l’ulteriore sviluppo della mobilitazione contro l’even­to milanese. Di contro, dopo l’estate non sono mancati, da parte dei segmenti più vitali dell’antagonismo, tentativi di rilancio del­la mobilitazione anticrisi, imperniati sui temi “caldi” dell’opposizione alle politi­che governative, specie in materia di welfare e lavoro, e sulle rivendicazioni in tema di diritti, ritenute in grado di generare consensi soprattutto tra le fasce sociali più esposte al disagio. Su tale versante, la que­stione dell’emergenza abitativa ha confer­mato la sua valenza come motore del con­flitto sociale, grazie alle potenzialità da essa evidenziate in termini di aggregazio­ne e coinvolgimento popolare."

Lotta per la Casa:
"Con speci­fico riferimento alla contestata attuazione del cd. Piano Casa, particolare rilievo ha assunto il progetto di innalzare il livello rivendicativo nei confronti dell’Esecutivo, tornando a occupare, produrre riappro­priazione e stringere legami sociali per col­legare le lotte nei territori.
In questo qua­dro si colloca la settimana di conflittualità diffusa (10-16 ottobre) considerata, nelle intenzioni del movimento, una prima e significativa tappa della campagna sulla po­vertà finalizzata a dare sfogo alla volontà di entrare in azione che proverrebbe dalle molteplici espressioni del disagio sociale. Nel medesimo contesto si inserisce il tentativo del circuito di lotta per la casa di sfruttare, in chiave di propaganda antigo­vernativa, la risonanza mediatica offerta dalla celebrazione dell’Anno Santo straor­dinario. In particolare gli attivisti romani, con lo slogan “Un Giubileo contro i poveri?”, hanno esortato ad intensificare le azioni di resistenza sul territorio, per contrasta­re l’incremento nella Capitale di sfratti, pignoramenti e sgomberi, asseritamente finalizzato a ristabilire la legalità in occasio­ne dell’evento religioso. Significativa al riguardo la settimana di mobilitazione per il diritto alla casa (7-12 dicembre) promossa a livello nazionale con occupazioni di edi­fici dismessi, manifestazioni e presidi di protesta in diverse città."


ANTI UE :
"Alcune componenti del movimento anticrisi hanno continuato a esprimere una pronunciata connotazione anti-UE che, nel tempo, ha favorito a livello in­ternazionale il consolidamento di sine­gie operative con omologhe formazioni europee, volte a condividere e uniforma­re metodi e strategie per elevare i toni della protesta contro le politiche di rigore, asseritamente imposte dalle istituzioni dell’Unione e considerate la principale fonte del disagio sociale. 
La tre giorni di mobilitazione (15-17 ottobre) organizzata a Bruxelles (in occa­sione della riunione del Consiglio Euro­peo) dal network Blockupy per protestare contro le politiche di austerità e la gestio­ne dell’immigrazione da parte della UE ha confermato il rilievo assunto dal sodalizio quale principale arena di confronto e di sviluppo della mobilitazione anticrisi nel contesto comunitario. Nel corso delle gior­nate di protesta, cui hanno partecipato an­che esponenti dell’antagonismo nazionale, sono stati attuati presidi e blocchi stradali nonché una manifestazione conclusiva il 17 ottobre, che ha sancito la convergenza del­le lotte transnazionali sulle rivendicazioni in tema di welfare universale, ritenute in gra­do di garantire risposte concrete alla povertà dilagante. Fra i temi all’attenzione anche il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership), accordo commerciale tra Europa e Stati Uniti che è considerato, nell’ot­tica antagonista, una minaccia al benessere sociale e alla sicurezza dei consumatori. Nelle linee d’azione del network figura, altresì, la promozione di una giornata di sciopero so­ciale europeo, reputato strumento idoneo a sabotare il sistema capitalistico e a contra­stare i poteri forti della UE. Connessa all'antieuropeismo e suscet­tibile di un progressivo incremento in termini mobilitativi è la questione dell’im­migrazione, al centro dei dibattiti e della pubblicistica d’area."

Solidarietà ai migranti:
"Da più parti, all’in­terno del movimento, è stata sottolineata la necessità di intensificare la campagna di solidarietà ai migranti e di continuare, nel contempo, a contrastare, sulla base di una comune visione antirazzista e antifasci­sta, l’operato delle compagini della destra estrema che mirano a cavalcare strumen­talmente alcune situazioni di diffusa ten­sione sociale in chiave anti-immigrati"

Ambientalismo:
"Di marcata valenza antigovernativa si sono confermate, inoltre, le proteste di stampo ambientalista che, strutturalmente radicate e parcellizzate nei contesti locali, hanno trovato un obiettivo unificante di lotta nell’opposizione al provvedimento go­vernativo cd. Sblocca Italia (d.l. 133/2014), stigmatizzato come norma atta a favorire gli interessi speculativi delle lobby del petrolio e del cemento, impedendo di fatto la partecipa­zione democratica dei cittadini ai processi decisionali che interessano i loro territori."

NO TAV:  
"In questo contesto, la mobilitazione No TAV in Val di Susa, considerata emblema delle lotte di resistenza popolare contro le im­posizioni im­posizioni dello Stato, è parsa attraversare una fase di minor vigore, dovuta soprat­tutto alle forti contrapposizioni sorte, già all’inizio dell’anno, tra le due anime del movimento sul diverso modo di intende­re il sabotaggio quale forma di lotta: da un lato, i circuiti dell’Autonomia locale che ritengono il sabotaggio una pratica da cir­coscrivere al territorio della Val di Susa, luogo simbolo della protesta; dall’altro, gli attivisti anarchici che sostengono la validità di tale strumento di lotta anche al di fuori del contesto valligiano, in linea con il prin­cipio da tempo propagandato del portare la valle in città. Emblematico, al riguardo, che al sostanziale disimpegno degli anarchici in Val di Susa abbia corrisposto un sostenuto attivismo di tali componenti – segnatamen­te dell’insurrezionalismo movimentista – in altri ambiti territoriali interessati da linee di Alta Velocità ferroviaria, con una serie di azioni di vario spessore (tranciamento di cavi elettrici, attacchi incendiari, etc.). 
La tematica della repressione ha con­tinuato a rivestire rilievo centrale nelle linee d’azione del movimento, alla luce della stigmatizzata recrudescenza dell’at­tività investigativa nei confronti dei mili­tanti No TAV, considerata un tentativo di intimidazione finalizzato a disarticolarne la protesta. L’attività, in tale quadro, è stata scandita da iniziative di sostegno agli atti­visti e presidi di solidarietà, specie in con­comitanza delle udienze giudiziarie. 
In prospettiva, è prevedibile che il mo­vimento valsusino tenti di riconquistare il proprio potenziale di contestazione, proSempre sul versante delle mobilitazioni di stampo ambientalista, è parsa in progres­siva intensificazione la campagna No TRIV, che si oppone alle operazioni di trivella­zione per la ricerca di petrolio e gas, e che vede coinvolte nella mobilitazione, accanto ad associazioni e comitati cittadini, frange dell’antagonismo locale."

Antimilitarismo:
"Significativa, infine, la ripresa dell’at­tivismo antimilitarista, passato nel corso dell’anno da una dimensione prettamen­te propagandistica a quella “di piazza”, con l’organizzazione di iniziative di pro­testa e manifestazioni dirette a contestare la presenza sul territorio nazionale di basi e insediamenti militari, specie statuniten­si e della NATO, nonché lo svolgimento di esercitazioni militari, considerate fun­zionali allo sviluppo delle politiche di guer­ra. Si tratta di un ambito d’azione con­diviso da varie componenti antagoniste, accomunate da una visione anti-capitali­sta, che intravedono nel crescente prota­gonismo militarista dell’Unione Europea – indicata come il nuovo polo imperialista al fianco di quello statunitense – e nel moltiplicarsi degli scenari di crisi a livello internazionale nuove possibilità d’inter­vento per il rilancio ad ampio raggio del movimento contro la guerra. "

Cyberspazio:
"A fattor comune, rispetto alle varie mo­bilitazioni antagoniste, il cyberspazio si è confermato sempre più non solo ambito di propaganda e networking, ma anche poten­ziale terreno di lotta. Dal monitoraggio delle iniziative e degli assetti organizzativi delle cellule di attivismo digitale, che operano sia a livello nazionale che internazionale, la comunità di Anonymous si è confermata quale sigla privilegiata cui si riferiscono numerosi hacker per rivendicare attacchi informatici. Nel corso del 2015, a sviluppo di un trend già emerso, non sono mancate campagne “allineate” con l’agenda dell’area antagonista o del movimento libertario, con iniziative a supporto di proteste di carattere ambientalista, antimilitarista o contro la repressione. In questa cornice rientrano i messaggi postati sul web con i quali Anonymous ha rivendicato attacchi, tra l’altro, contro il Ministero della Difesa (con la dichiarata sottrazione di numerosi account riferibili a usurpatori e gendarmi), la Polizia penitenziaria (con il trafugamento di dati personali dei fautori di nequizie nelle carceri nazionali) e l’EXPO 2015 (con il boicottaggio dei servizi di biglietteria on-line, allo scopo di unirsi alla lotta degli oppressi e degli emarginati di tutto il mondo, tra cui, in Italia, coloro che lottano contro la TAV e il MUOS). "


Anarchismo informale:
" Nel corso dell’anno, i circuiti d’area più oltranzi­sti, specie quelli “affini” alla FAI/FRI (Federazione Anar­chica Informale/Fronte Rivolu­zionario Internazionale), hanno proseguito l’impegno volto a promuovere, attraverso il bollettino Croce Nera Anarchica, la ripresa delle progettualità violente. I cardini sui quali si impernia il rilancio dell’anarchia d’azione, che esclude tipologie di intervento connotate da un livello di at­tacco “troppo basso”, rimangono la solida­rietà rivoluzionaria verso i militanti detenuti, l’azione diretta distruttiva e la dimensione di lotta sovranazionale. In coerenza con tale visione, i temi trainanti si sono conferma­ti quelli relativi al carcere e alla repressione, con particolare attenzione alle vicende giudiziarie e alle situazioni detentive dei compagni prigionieri, anche di altri Paesi. A quest’ultimo riguardo, nel quadro del dialogo tra formazioni omologhe, ampio spazio è stato riservato, nella propaganda d’area, ai detenuti della Cospirazione delle Cellule di Fuoco (CCF), il gruppo terroristico greco cui è riconosciuto il ruolo propulsivo svolto negli ultimi anni per l’internazionala riproposizione del Progetto Fenice, “piattaforma” offensiva a sostegno dei rivoluzionari prigionieri, inaugurata nel maggio 2013 in territorio ellenico e diffusasi successivamente in diversi continenti, nel cui ambito sono state rivendicate a nome della FAI/FRI al­cune azioni incendiarie compiute nei primi mesi dell’anno nella Repubblica Ceca, in Grecia e in Cile; 
• la campagna d’azione Per un Dicembre Nero, promossa da detenuti della mede­sima CCF greca per la ripresa dell’in­surrezione anarchica dentro e fuori le prigioni (vds. box n. 20), nella quale si in­quadra l’attentato, rivendicato a nome della sedicente Cellula Anarchica Acca, realizzato con un ordigno occultato in una pentola a pressione, esploso il 18 dicembre davanti al portone della Scuo­la di Polizia Giudiziaria Amministrativa Investigativa/POLGAI a Brescia. 
Anche la corrente insurrezionalista or­todossa, che rispetto agli informali preferi­sce l’anonimato nella pratica di lotta, si è distinta per un rinnovato attivismo propa­gandistico. Da un lato, sono stati elaborati nuovi progetti editoriali e ristampati docu­menti degli anni passati, dall’altro, si è regi­strata la partecipazione a incontri d’area, a livello sia nazionale che internazionale, in Nella prospettiva anti-autoritaria di con­testazione ai Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE) si collocano alcune azio­ni esplosive compiute nel corso dell’anno e verosimilmente inquadrabili nella campa­gna di lotta contro i CIE lanciata da circuiti dell’anarco-insurrezionalismo movimentista (quest’ultimo già sopra richiamato nel con­testo delle attivazioni contro la TAV). Alla diffusione su siti d’area, in maggio, di un opuscolo contenente un elenco di azien­de impegnate nella macchina delle espulsioni hanno significativamente corrisposto i pli­chi, contenenti congegni a basso potenzia­le e privi di rivendicazione, inviati a quattro ditte torinesi e intercettati nei centri di smi­stamento postale di Bologna (28 maggio) e Milano (15 giugno). Le aziende target risul­tano citate nella pubblicazione divulgata sul web, secondo la consueta tecnica anarco-in­surrezionalista a connotazione fortemente intimidatoria, che prevede la pubblicazio­ne di liste di “nemici” allo scopo di fornire una selezione di possibili bersagli nel segno dell’azione diretta e anonima. In prima fila nel nove­ro dei possibili bersagli rimangono altresì i poteri economico-finanziari, i media di regime e le strutture/figure rappresentative di Stati stranieri e di istituzioni transnazionali, senza poter escludere il Vaticano e la Chiesa, an­che in considerazione della vetrina rappre­sentata dal Giubileo straordinario."

Brigatismo:
"Sul versante degli am­bienti di matrice brigatista continuano ad essere pre­senti – sebbene in un orizzonte temporale di medio-lungo periodo – potenziali rischi di una ripresa del fenomeno eversivo, legati ad alcuni aspetti non del tutto ricostruiti dalle indagini sull’ultima stagione terroristica I circuiti di ispirazione marxista-leninista rivoluzionaria, per quanto ridotti, hanno mantenuto l’impegno, specie attraverso al­cune iniziative editoriali, a preservare e tra­mandare la memoria delle organizzazioni combattenti degli anni ’70-’80, con l’evidente intento di divulgare, soprattutto presso le nuove generazioni, un’esperienza ritenuta esemplare per i suoi contenuti politici dichia­ratamente volti al radicale sovvertimento del sistema costituito. Tale attività propagandi­stica è pertanto funzionale al proselitismo e alla formazione di nuove leve, nonché a progetti, per ora velleitari, di ricostruzione e unificazione delle forze rivoluzionarie residue. 
Ha continuato a cogliersi, poi, una cer­ta influenza del cd. carcerario che, sebbene non generalizzata come negli scorsi decen­ni, ma ormai limitata all’iniziativa di un ri­stretto nucleo di detenuti politici storici, ha tentato di indirizzare sul piano ideologico l’impegno delle formazioni attive fuori dal carcere. In proposito, l’attenzione dei mi­litanti è stata orientata sia verso il tradizio­nale mondo del lavoro (senza che tuttavia siano stati conseguiti risultati di rilievo in merito al tentativo di inserimento strumen­tale nelle vertenze in atto), sia verso le ma­nifestazioni più significative della protesta sociale, con l’obiettivo di conferire loro una prospettiva politica che le porti a su­perare la dimensione meramente rivendi­cativa; inoltre, gli eventi internazionali e il fenomeno migratorio hanno sollecitato un rinnovato interesse per il complesso scena­rio estero, cui si è tentato di fornire una let­tura di classe e antimperialista." 

Sul brigatismo voglio scrivere questa breve e succinte riflessione. Camminando per ‪#‎Bologna‬ verso la fine di febbraio 2016, vedi questa scritta che inneggia alle BR, zona San Donato, prima periferia della città.

Una provocazione che non vedevi sui muri di questa città da diverso tempo. Poi leggi l'ultima relazione dei Servizi dove si scrive: " Sul versante degli am­bienti di matrice brigatista continuano ad essere pre­senti – sebbene in un orizzonte temporale di medio-lungo periodo – potenziali rischi di una ripresa del fenomeno eversivo, legati ad alcuni aspetti non del tutto ricostruiti dalle indagini sull’ultima stagione terroristica" .Sulla storia delle BR ancora oggi vi sono più ombre che altro, e quelle ombre corrono nella direzione dell'occulto funzionale a distruggere il PC in Italia e le lotte anti-sistema. A pensar male, come diceva un vecchio democristiano....

DESTRA radicale:
" Il panorama della destra radicale si conferma fram­mentato, privo di un proget­to politico condiviso e segna­to da competizione interna.  Le principali espressioni d’area identi­taria, alla costante ricerca di legittimazione politica, hanno focalizzato il proprio im­pegno mobilitativo sui temi più sentiti dai ceti sociali disagiati (occupazione, alloggi, sicurezza), sulla difesa dei valori tradizio­nali e sul contrasto agli indirizzi economici dell’Unione Europea e all’integrazione de­gli stranieri.  Su quest’ultimo fronte, settori dell'ul­tradestra hanno tentato di strumentalizzare il malcontento di fasce popolari per quella che è percepita come un’invasione, promuo­vendo campagne di protesta contro le politi­che governative di accoglienza e di gestione dei flussi migratori, e dando spazio all’emer­gere di pulsioni anti-islamiche. Sul piano internazionale, il comune orientamento “euroscettico” delle forma­zioni della destra radicale continentale ha favorito il consolidamento di piattaforme politiche di respiro europeo. Oltre che con omologhe compagini europee, risultano confermati i contatti con i circuiti ultrana­zionalisti russi, i quali individuano in Mosca il difensore ultimo delle radici e delle au­tentiche tradizioni europee, dunque il ca­pofila dello schieramento anti-statunitense e anti-UEEntro questa cornice ideologica, mar­catamente antimondialista e filo-russa, hanno continuato a svilupparsi anche le attività propagandistiche delle componen­ti eurasiatiste che, in particolare, hanno promosso iniziative a favore della popola­zione siriana e filo-Assad, nonché, come altre componenti d’area, a sostegno della Federazione Russa nel contesto della crisi ucraina. L’attenzione dell’intelligence non ha mancato, inoltre, di considerare l’attivismo del movimento skinhead, d’ispirazione neo­nazista, dedito prevalentemente alla promo­zione di eventi musicali utilizzati per auto­finanziamento e per sostenere i militanti inquisiti, nonché protagonista di una ripre­sa dell’azione più propriamente “politica” in chiave anti-immigrazione. Sul territorio altoatesino è stato rileva­to il crescente interesse delle componenti skinhead germanofone locali a sviluppare collegamenti con omologhi circuiti pan­germanici tedeschi, sulla base di istanze condivise di stampo antisemita e xenofobo.Il monitoraggio informativo ha riguarda­to anche le storiche componenti avanguar­diste e altre frammentate realtà minori, im­pegnate in un tentativo di riaggregazione delle forze, nonché il tifo violento organizzato, spe­cie i gruppi più marcatamente ideologizzati.  In generale, a conferma di un trend più volte evidenziatosi negli ultimi anni, l’au­mento dei livelli di visibilità e di attivismo delle principali organizzazioni della destra radicale ha alimentato la spirale di con­trapposizione con le compagini di estrema sinistra, concretizzatasi in episodi anche violenti. Il fenomeno appare destinato a reiterarsi, in ragione del sempre più fre­quente convergere dei due fronti, spesso attivi nei medesimi contesti urbani su tema­tiche di interesse comune (quali il disagio sociale e abitativo e l’immigrazione), pur con visioni spesso opposte."

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