Migliaia i comuni che hanno visto il proprio nome cambiato dal fascismo

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  Come tutti i regimi di ogni epoca anche il fascismo come è ben noto ha voluto il proprio marchio, il suo segno, che resiste ai tempi, nei nomi dei luoghi. Oltre ad aver sradicato identità secolari famigliari con l'italianizzazione dei cognomi e anche dei nomi delle persone, fenomeno cruento avvenuto soprattutto nelle regioni del confine, si è scatenato con una inventiva con pochi precedenti anche nella trasformazione dei nomi dei luoghi, con la toponomastica ed odonomastica. Migliaia i comuni e le località che videro i propri nomi essere stravolti, tramite il processo di italianizzazione con lo scopo di romanizzare la località, di annientarne le origini identitarie considerate come non italianissime o con lo scopo di celebrarne l'atto politico funzionale allo spirito e causa fascista. Di casi se ne registrano a bizzeffe. Da Monteleone di Calabria, diventata Vibo Valentia, a Ronchi di Monfalcone, diventata Ronchi dei Legionari per celebrare l'atto eversivo della presa di...

SvegliatiItalia: e l'Italia si è svegliata sotto il segno dell'arcobaleno, anche a Gorizia e Trieste

La bandiera simbolo dei diritti LGBT è quella arcobaleno. E questa bandiera ed immensa è stata esposta a Gorizia dal Palazzo della Provincia di Corso Italia. Questa è stata la prima tappa della manifestazione #svegliatiItalia a sostegno dei diritti civili, contro ogni discriminazione ed omotransfobia che si è svolta in FVG. Manifestazione che nasce anche a sostegno del ddl #Cirinnà, sulle cui critiche siamo tutti concordi, ove addirittura si vuole eliminare la qualificazione del riconoscimento del legame affettivo tra le persone dello stesso sesso per ricondurla in una concezione astratta di comunione spirituale e materiale. Come a dire le coppie dello stesso sesso non hanno diritto a vedersi tutelato il loro amore, la loro unione e la legge italiana questa unione non la deve riconoscere come tale, non deve riconoscere il diritto all'amore per queste persone, ma solo una sorta di astrazione spirituale e materiale. Siamo alla follia pura. Arcobaleno e sorrisi. Tanti sorrisi. La manifestazione di Gorizia ha avuto una tenuta più istituzionale, certamente importante, ben tenendo conto che la Provincia di Gorizia è sempre stata in primo piano in questo campo.



Il Presidente della Provincia ha detto, durante gli interventi, che in Italia e nel mondo "sono più tutelate le mozzarelle che i diritti delle persone" ed ha ragione. Così come ragione ha il Senatore Maran quando dice che con "questo Parlamento non si può produrre di meglio rispetto al ddl Cirinnà". Nota di colore, quando stava finendo la manifestazione presso il Palazzo della Provincia di Gorizia è giunta anche la Senatrice Fasiolo, la quale, dopo una metafora sul tramonto, parlando in materia di diritti civili, ha detto che doveva incontrare qualche esponente dell'Arcigay. In quel momento gli esponenti dell'Arcigay regionali, tutti presenti in sala, hanno fatto notare che erano tutti lì e che a loro non risultava questa richiesta di incontro. La Senatrice ha replicato dicendo che non si ricordava con chi doveva parlare di preciso. Figura certamente non carina per il ruolo istituzionale che svolge e che ha suscitato diverse reazioni all'interno della sala. L'Arcigayarcobaleno ha voluto fortemente queste manifestazione nella nostra regione, ed è stata un successo. E questo successo è dovuto al lavoro quotidiano e meticoloso e capillare che svolge con mille difficoltà, nella nostra regione. Qualcosa è mutato rispetto al passato e lo si è visto soprattutto nella partecipata e viva piazza dell'Unità di Trieste. Dall'improvvisato palco, con alle spalle la fontana dei Quattro Continenti, sono intervenuti soprattutto diversi giovanissimi, anche alcune coppie e tutte e tutti hanno denunciato pubblicamente le loro esperienze personali, spesso drammatiche, in materia di razzismo ed omofobia.


Ma la voce è stata univoca, praticamente da tutti gli interventi è emerso che il ddl Cirinnà è un piccolo passettino da cui partire per arrivare alla piena uguaglianza in materia di diritti civili. E che ovviamente non ci si può accontentare di questo ddl, figlio di compromessi inaccettabili. E soprattutto si è denunciata la volontà di dire basta alla dipendenza ed al condizionamento nella gestione della cosa pubblica, dei diritti, nel nostro Stato, da parte del sistema della vaticanocrazia. Il nostro è un Paese Laico, e questa laicità deve essere concreta e non una mera ed astratta utopia.  Al giungere dell'ora dello svegliati Trieste, è stata  chiamata Elisa, intravista tra la folla dei manifestanti in Piazza dell'Unità. Giunta appositamente in piazza dell'Unità a sostegno di questa manifestazione ed il suo appello, breve ma conciso, per il diritto all'amore senza discriminazione per tutti/e, ha visto la Piazza dell'Unità sollevarsi in un grandissimo abbraccio.

Ecco, da Gorizia a Trieste, senza dimenticare Udine e tutte le altre località d'Italia è partito un grande abbraccio al diritto all'amore, contro ogni discriminazione per le coppie dello stesso sesso e non solo, e questo diritto, da questo abbraccio, non sfuggirà ma potrà, anzi dovrà, solamente crescere. 
Da segnalare che alla fine della manifestazione, a pochi minuti da Piazza dell'Unità, vi erano le sentinelle in piedi, tra lumini, libri o foglietti tenuti in mano, in un silenzio spettrale, ove non era difficile ascoltare l'indignazione dei passanti, nei confronti di chi non ha capito che non siamo più fermi a 2000 anni addietro, ma nel 2016  e soprattutto in una Trieste ed anche Italia che vuole cambiare pagina, e pagina la cambierà.


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