Quando da Ronchi nel 1953 rischiò di partire una nuova marcia ma per prendere Trieste, fu fermata dagli inglesi

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Siamo negli archivi del Dipartimento di Stato americano, documenti desecretati da poco. E salta fuori un telegramma del 1953. Un documento che scotta, perché ci racconta quanto siamo andati vicini a un pasticcio colossale proprio lì, a Ronchi. Ma prima, facciamo un po’ di contesto. Trieste, in quegli anni, è un posto incredibile. C’è il Territorio Libero, che però sulla carta è una cosa e nella realtà è un’altra. Comandano gli Alleati. Prima c'è stato un generale inglese, Sir Terence Airey: un uomo che piaceva a tutti i filo italiani, un periodo d'oro! Trieste era un pezzo d'America in Italia: cinema a ogni angolo, dollari che giravano a fiumi e, pensate, più di tremila ragazze triestine che alla fine sposano soldati americani e partono per il "sogno". Airey era uno che vedeva di buon occhio gli italiani, era un anticomunista convinto, si andava d'accordo. Poi però arriva Sir Thomas Winterton. E qui la musica cambia. Winterton è un inglese tutto d...

I vestiti dei migranti sul Carso triestino e la visita di Salvini: una scenografia ad hoc



Questo il breve messaggio di Salvini, dopo aver visitato il Carso Triestino, confinante con la Slovenia:  "Un saluto dal confine con la SLOVENIA: chilometri e chilometri SGUARNITI, indumenti, coperte, scarpe sparsi ovunque... Grazie al governo Renzalfano, qui ENTRA ed ESCE chi vuole... altro che controlli alle frontiere!!! Fai girare!" Un video che ha avuto oltre cento mila visualizzazioni. Dunque effetto mediatico riuscito. Si vede Salvini, seguito da alcune telecamere e giornalisti addentrarsi in luogo specifico. Poi un paio di Jeans in bella vista su quello che rimane di un povero albero, scarpe, una bottiglia di plastica, uno zainetto color nero ecc.



Immagini che ricordano quelle pubblicate in estate 2015 dalle ronde triestine( che sono quelle che ora seguono). Già, perché a Trieste, città tipica per il no se pol, ma in questo caso stranamente se pol, da diverso tempo esistono delle ronde, che pattugliano la città, ed anche il Carso. Come si può vedere la somiglianza della "scenografia" è abbastanza simile.  Magari i luoghi saranno anche diversi, chissà, però dei pensieri sorgono.




Da quanti tempo sono lì i vestiari dei migranti? Perché non sono stati rimossi? Sorge il dubbio, diciamo così, che servivano  anche a questo. 
A creare una scenografia mediatica finalizzata a denunciare il fatto che i confini sono non presidiati. Peccato che la rotta balcanica, ad oggi, non ha neanche sfiorato il Friuli Venezia Giulia, se non in modo praticamente inconsistente. Peccato che l'esercito che è stato annunciato ai confini, ed in questo caso per fortuna, è stato più una mera operazione mediatica e politica che sostanziale. Peccato che la Slovenia si è già chiusa con il suo maledetto filo spinato. E dunque di cosa stiamo parlando qui? Del nulla. Di una immensa speculazione politica sull'inesistente. Il FVG ha certamente dei problemi in materia di non accoglienza. Il caso di Gorizia ha fatto pessima scuola, Trieste con il suo Silos, diventato per l'ennesima volta luogo degli invisibili, anche. Ma parliamo di casi minimi ed irrisori, seppur importanti e gravi per le mancanze istituzionali che ne sono derivate, e per il degrado umano che hanno vissuto e che continuano a vivere esseri umani, rispetto al più complesso fenomeno inevitabile della emigrazione ed immigrazione a cui stiamo assistendo e che comunque, almeno nel 2015, anno dell'emergenza, ha visto l'Italia vivere gli stessi numeri più o meno del 2014. E nel 2014 non vi è stata nessuna conclamata emergenza. Ma cosa aspettarsi da chi si fa fotografare con il noto pugile di Trieste il cui motto è famiglia, dio e patria, anche se siamo nel 2016 e qualcuno forse dovrebbe ricordargli che il mondo è cambiato da un pezzo rispetto al medioevo e lo invita, ridendo, ad andare dall'altro lato della via a dare due cazzotti?  Il riferimento era a chi ha protestato contro Salvini e le sue  politiche, che intanto viene caricato e violentemente un paio di volte.




Ma se davvero Salvini vuole dare due cazzotti a chi protesta contro di lui, perché non ci va realmente? Senza farsi proteggere dalle forze dell'ordine? Se gli piace questo tipo di politica maschia, da pugile, da ring? Certo, si dirà era una battuta.
Ma la politica non ha bisogno di battute, ma di serietà e di cambiamento  e Salvini rappresenta certamente una battuta d'arresto per quel tipo di società multiculturale, mitteleuropea che non vogliamo soprattutto a Trieste. 

Commenti

  1. Andè a veder su a Opicina, sia nel vecio hotel obelisco che nelle grotte nei dintorni xe pien de vestiti buttadi

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