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Ma è proprio una fissazione del PD: vogliono sopprimere i piccoli Comuni

8047 lastre. Una per ogni Comune italiano come esistente entro questo 2015, centenario della #grandeguerra . A pochi metri, dal sacrario di Redipuglia ecco queste pietre, colorate, tagliate con maniacale precisione lì collocate all'interno delle cerimonie previste per questo triste centenario. Le guardi, le osservi, non le tocchi, non le sfiori. Per rispetto. Eppure rischiano di rappresentare un passato nel passato. In Italia pare che il nemico numero uno da demolire sono i piccoli Comuni, quelli ove la democrazia è piena, ove il senso di comunità è vivo, ove il controllo diretto da parte dei cittadini nella gestione della cosa pubblica è efficace. I Piccoli Comuni sono la forza del nostro Paese. In Germania ci sono 11.334 Gemeinden (uno ogni 7.213), nel Regno Unito 9.434 Wards (uno ogni 6.618) in Francia 36.680 Communes (uno ogni 1.774) e in Spagna 8.116 Municipios (uno ogni 5.687). La media UE è di un ente ogni 4.132 abitanti. Eppure in Italia vogliono presentarla come una anomalia ed il FVG docet, in cattivo modo in tal senso. Basta vedere i processi di fusione proposti o sostenuti, ultimo quello di Ronchi e Staranzano con Monfalcone, per il grande Comune di Monfalcone. Destinato a fallire. Pare che sia proprio una fissazione del PD quella di voler demolire i piccoli Comuni. E' stata ora depositata una proposta di legge a firma di diversi parlamentari del PD, la numero 3420, con la quale si vogliono sopprimere i Comuni inferiori ai 5 mila abitanti. Se è vero, e ciò è stato anche riconosciuto dai deputati firmatari di questa proposta, principio che già in passato avevo evidenziato a proposito della questione fusione con Monfalcone, “che è ormai statisticamente provato che la fascia dei comuni tra 5.000 e 10.000 abitanti è quella che consente una dimensione ottimale perché, da un lato, consente il mantenimento di una dimensione a misura d’uomo, di un ambiente nel quale ci si conosce e dove è anche bello vivere e, dall’altro, coniuga questo aspetto con la capacità dell’Ente comunale di offrire buoni servizi, realizzando economie di scala che consentono l’ottimizzazione delle risorse”, questo non significa che si debbano sopprimere dall'alto i Comuni inferiori ai 5mila abitanti! Invece cosa propongono? Che la citata proposta di legge, stabilisce innanzitutto che il limite minimo di abitanti perché possa esistere un comune è fissato nella soglia di 5.000 abitanti. Essa modifica pertanto il citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000, introducendo un nuovo comma nell’articolo 13. Trascorsi poi ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore della legge, le regioni provvederanno con legge alla fusione obbligatoria di tutti i comuni la cui popolazione sia inferiore a 5.000 abitanti e che non abbiano già avviato di propria iniziativa procedimenti di fusione. Quindi, di fatto, i comuni avranno due anni di tempo per procedere autonomamente, dal basso, e secondo criteri di omogeneità, maggiormente rispettosi delle caratteristiche fisiche dei territori o delle tradizioni loro proprie, a predisporre fusioni al fine di costituire comuni che abbiano almeno 5.000 abitanti.Qualora non lo facciano autonomamente nei primi due anni, in base all’articolo 2 della proposta di legge, saranno le regioni, con propria legge, a provvedere. In tal caso però i comuni perderanno il diritto a tutti i benefici previsti dalla legge per incentivare le fusioni di comuni.Infine, all’articolo 3 è introdotta una sorta di norma di chiusura: trascorsi quattro anni dalla data di entrata in vigore della legge, le regioni che abbiano omesso di adottare le necessarie leggi regionali saranno sottoposte a una decurtazione del 50 per cento dei trasferimenti erariali in loro favore, diversi da quelli destinati al finanziamento del Servizio sanitario nazionale e al trasporto pubblico locale. Tale norma, quindi, dovrebbe costituire, a detta dei firmatari, "un reale incentivo nei confronti delle regioni, che sono spinte a emanare le leggi se non vogliono incorrere in un drastico taglio da parte dello Stato delle risorse erariali loro destinate". Alla faccia della democrazia made in sinistra governativa e della politica dell'incentivo. Pare in parte ricordare il sistema decisionista ed autoritario ed antidemocratico ed incostituzionale delle UTI del FVG, se non aderisci ti taglio il 30% delle risorse.

Marco Barone

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