Passa ai contenuti principali

Non è con l'esposizione dei crocifissi nei luoghi pubblici che si contrasta il fondamentalismo

Dopo i drammatici fatti del 13 novembre in Europa si vive una versa psicosi del terrore, una deriva securitaria, incrementano atti e comportamenti razzisti, si affermano pseudo Stati di polizia, militarizzazioni diffuse, ritorno dei muri. 
Stato di paura, verrebbe da dire. I fondamentalismi religiosi sono stati sempre un male, si è ucciso e tanto,ad esempio, nel nome del cristianesimo, dalle crociate ai roghi, per arrivare all'ultimo folle gesto di Oslo. Dove colui che si definiva come anti-multiculturalista, anti-marxista, anti-islamista, e sionista, salvatore del Cristianesimo, e difensore della "razza norvegese", nel 2011 ha compiuto un massacro. Colpendo anche tanti giovani, radunati nel campus politico laburista. Quasi un centinaio di morti. E si uccide nel nome del fondamentalismo islamista od islamico. La religione deve essere un fatto privato, che non deve né minare né turbare né condizionare l'operato di un sistema pubblico, la gestione della cosa pubblica. La laicità deve essere l'unica guida chiamata a condurre l'operato di qualsiasi sistema pubblico. E la Francia è stata ferocemente colpita anche, e non solo ovviamente, per la sua storica tradizione di Stato Laico. 
Si apprende che in FVG “il Gruppo consiliare di Forza Italia, con primo firmatario Rodolfo Ziberna e con la sottoscrizione anche di Riccardo Riccardi, Roberto Novelli, Elio De Anna e Bruno Marini, ha depositato una mozione con cui intende impegnare la Giunta regionale a farsi parte attiva affinché le Istituzioni pubbliche del Friuli Venezia Giulia non solo non rimuovano, anzi, promuovano i simboli della nostra identità e cultura, tra i quali quelli della religione cristiana, come il Crocifisso, il Natale ed il presepe”. Il Gruppo ha depositato anche una legge voto con cui impegnare per il medesimo fine il Parlamento nazionale. Una provocazione che cade proprio male. Il presunto obbligo di esporre il crocifisso nelle aule risale ad un’epoca anteriore all’unità d’Italia. In effetti, ai sensi dell’articolo 140 del regio decreto n° 4336 del 15 settembre 1860 del Regno di Piemonte e Sardegna “ogni scuola dovrà senza difetto essere fornita (…) di un crocifisso”. Nel 1861, anno di nascita dello Stato italiano, lo Statuto del Regno di Piemonte e Sardegna divenne lo Statuto italiano. Enunciava che “la Religione Cattolica apostolica e Romana [era] la sola Religione dello Stato. Gli altri culti esistenti [erano] tollerati conformemente alle leggi”. La presa di Roma da parte dell’esercito italiano, il 20 settembre 1870, a seguito della quale Roma fu annessa e proclamata capitale del nuovo Regno d’Italia, provocò una crisi delle relazioni tra lo Stato e la Chiesa cattolica. Con la legge n° 214 del 13 maggio 1871, lo Stato italiano regolamentò unilateralmente le relazioni con la Chiesa ed accordò al Papa un certo numero di privilegi per lo svolgimento regolare dell’attività religiosa per poi arrivare all’avvento del fascismo, ove lo Stato adottò una serie di circolari che miravano a far rispettare l’obbligo di esporre il crocifisso nelle aule scolastiche. Disposizioni amministrative ancora in parte vigenti, nonostante la caduta del fascismo e l'avvento della Costituzione. E' interessante ricordare come nella Seduta del 17 dicembre 1924, nel fascismo, alla Camera, il Deputato Leonardi affermava che: “aver ricollocato il Crocifisso nelle aule scolastiche, aver incluso nei programmi delle scuole elementi di insegnamento catechistico, aver definito con un colpo netto le varie questioni dell'insegnamento religioso, per cui in Italia erano corsi fiumi di inchiostro e di parole in un cinquantennio di discussioni bizantine nel Parlamento nella stampa, nei giornali, nei Consigli comunali è una benemerenza del Governo fascista che non si può cancellare”. Oppure nella seduta del 29 maggio 1929: “il Fascismo è veramente benemerito della religione; il Fascismo appena divenuto Governo riportò il Crocifisso nelle scuole, ed è partendo da questo primo atto che siamo poi arrivati alla Conciliazione; perché la Conciliazione si era già prima compiuta nello spirito in quanto il Fascismo aveva tradotto in varie leggi dello Stato quelli che sono i precetti fondamentali della religione cattolica”. E di questo se ne deve assolutamente oggi tenere conto. E' vero che vi è stata parte della giurisprudenza che ha prodotto sentenze a dir poco stravaganti in materia legittimando la collocazione di quel simbolo religioso, eppure la Corte Europea dei diritti dell'Uomo nel 2009 riteneva che l’esposizione obbligatoria di un simbolo di una data confessione nell’esercizio della funzione pubblica relativamente a situazioni specifiche sottoposte al controllo governativo, in particolare nelle aule scolastiche, violi il diritto dei genitori di educare i loro figli secondo le loro convinzioni e il diritto dei bambini scolarizzati di credere o di non credere ma anche che questa misura comportava la violazione di questi diritti poiché le restrizioni sono incompatibili con il dovere che spetta allo Stato di rispettare la neutralità nell’esercizio della funzione pubblica, in particolare nel campo dell’istruzione. Poi questa sentenza venne incomprensibilmente ribaltata. Non è con i crocifissi esposti nei luoghi pubblici in uno Stato Laico che si contrastano derive fondamentaliste di qualsiasi genere esse siano, ma solo con la laicità ed il buon senso che dovrebbero essere il cuore della nostra democrazia. 

Marco Barone

Commenti

Post popolari in questo blog

Passo dopo passo il Nord è conquistato da chi vuole "l'indipendenza della Padania"

Ciò che non è entrato dalla porta principale, entra, anno dopo anno, passo dopo passo, in modo sistematico, con estrema pazienza ed intelligenza politica, dalle finestre che connotano la casa del Nord. Un Nord che è uscito con le ossa fratturate dalla crisi del 2007, divenuto isola felice per le mafie, per la corruzione, ma che ha continuato ad essere rispetto al Sud sempre il locomotore dell'Italia, Paese che sta all'Europa come il Sud Italia sta al Nord Italia. Ed il Nord non ci sta più. Pensiamo al Friuli Venezia Giulia, dove cortocircuiti storici sono anche visibili. Ovunque piazze dedicate all'Unità d'Italia che qui non poteva essere festeggiata perchè quando questa raggiunta non era mica contemplata l'Italia, ma si era in gran parte in quello che veniva definito come l'Impero felice a cui è stata anche dedicata una piazza e si continuano a dedicare statue o celebrarne i fasti nobiliari. E poi sarà in prima linea su due fronti di guerra catastrofici, la …

Salvare le scritte storiche sui muri delle nostre città dei tempi della guerra. Rischiano l'estinzione

Il Friuli Venezia Giulia è una polveriera storica impressionante. Anche se la storia che ovviamente si racconta di più e che ha sancito le sorti di quel presente che viviamo è quella del '900. Terra martoriata da due catastrofi mondiali e che ha rischiato, per la nota causa di Trieste, di scatenare anche la terza. Ci sono diverse testimonianze storiche di quel tempo, soprattutto della seconda guerra mondiale e delle fasi successive alla liberazione dal nazifascismo che caratterizzeranno le sorti di Trieste e dell'Isontino per diversi anni. Ad esempio si possono ancora oggi leggere in alcune località, come Monfalcone, Ronchi, delle scritte che inneggiano alla Jugoslavia, alla settima Repubblica Federativa Jugoslava. In rosso.
Sopravvissute al tempo, alla storia, alla memoria. Anche se a dire il vero ne sono rimaste solo una manciata e difficilmente leggibili. Ma anche per Trieste ci saranno testimonianze del genere come nelle località sicuramente interessate da questa contor…

Quel grave gesto di farsi fotografare alla tomba di Giulio Regeni. Violato il rispetto

Ci sono tombe diventate luoghi cult come quella di Jim Morrison, Oscar Wilde, che le guide turistiche non possono non indicare perchè è così che va il mondo. Ci sono tombe che sono espressione della grandezza storica di certi e dati eventi, come quelle dei partigiani, tutti luoghi dove farsi fotografare è legittimo. E poi ci sono luoghi dove dovrebbe governare l'assoluto buon senso e senso del rispetto. Siamo oramai entrati nel pieno del terzo anno dalla scomparsa di Giulio, tre anni di atroci e durissime lotte da parte della famiglia prima di tutto, tre anni alla ricerca continua e costante di quella verità per Giulio che è stata negata, compromessa, a colpi di effetti teatrali, menzogne, depistaggi, con l'aggravante di chi ha rappresentato l'Italia di effettivamente chinarsi ed arrendersi al torto di stato del compromesso. Se nel corso di questi anni praticamente non è mai circolata la foto della tomba di Giulio, qualcuno si sarà posto un minimo perchè? Già la famiglia …