Passa ai contenuti principali

Solidarietà all'ANPI per le accuse denigratorie per i fatti del lapidario di Gorizia

A quanto pare, ogni pretesto, ogni atto, ogni tutto è sempre valido per attaccare l'ANPI, realtà, a cui sono orgogliosamente iscritto, che con i suoi oltre 120.000 iscritti, è tra le più grandi associazioni combattentistiche presenti e attive oggi nel nostro Paese. A Gorizia, mani ignote, hanno imbrattato il lapidario del Parco della Rimembranza ( parchi che in tutta Italia nasceranno praticamente nel fascismo e per il fascismo), con scritte rosse ed una falce e martello. Il tutto accade a pochi giorni dal 1 maggio, e questo 1 maggio sarà il 70esimo anniversario di cosa? Della liberazione di buona parte della Venezia Giulia? Visto che nazisti e cetnici e collaborazionisti fuggirono perché braccati dai partigiani Jugoslavi e dunque grazie all'assedio determinante dei partigiani Jugoslavi, nonché all'attività delle brigate partigiane in loco, che Gorizia, ad esempio, verrà liberata in quel giorno? L'entrata dei partigiani in città sarà il coronamento di questa operazione che verrà da buona parte della popolazione salutata in modo festoso, con bandiere con la tipica stella rossa esposte dai balconi, con tre giorni continuativi di orazioni, o l'inizio di un processo di occupazione che porterà poi alle celebrazioni, da parte di alcuni, del 3 maggio e del 12 giugno? Esistono due visioni contrastanti, inconciliabili e che mai potranno trovare, per ovvi e noti motivi, un punto di convergenza. Questo è l'unico punto di memoria certamente condivisa, condivisa nella non condivisione di quel primo maggio del '45. Ebbene, il gesto ignoto, ha avuto, a quanto pare, un grande risalto,  ma sarebbe anche importante che lo stesso risalto, la stessa diffusa indignazione, possa emergere quando ad essere imbrattati sono, invece, i monumenti partigiani ed alla resistenza. La lega nazionale di Gorizia, per il tramite del suo presidente, attacca, sul profilo facebook pubblico, l'Anpi così scrivendo(...)"Nella speranza che si tratti di un vile atto operato da “cani sciolti” non posso esimermi dal pensare che questo possa essere il risultato della politica di informazione ignorante e distorta di ANPI e compagni che anche in occasione di questo 25 Aprile si sono “scordati” dell’incubo vissuto in quel periodo storico dalla nostra città.(...) Probabilmente non ci sarà mai una verità condivisa ma almeno si chiede rispetto nel ricordare gli avvenimenti onorando i caduti senza discriminazione alcuna e confidiamo che si possa presto raggiungere questo obiettivo iniziando fin d’ora condannando, questo si in modo condiviso, azioni vigliacche come questa offesa alla città ed ai suoi infoibati. Se questo non accadrà ci chiederemo ancora una volta se sia corretto che le istituzioni continuino a sostenere finanziariamente associazioni di tifosi! ". 
Dopo aver letto queste parole non posso che esprimere tutta la mia incondizionata solidarietà all'ANPI, che ancora una volta viene tirata in mezzo pur non avendo alcuna responsabilità, né diretta, né indiretta. Paragonare l'ANPI ad una semplice associazione di tifosi, perché il riferimento all'ANPI è evidente, come se si trattasse di una squadra di calcio, è una indecenza. Queste parole, nella loro complessità, sono gravi, irrispettose, offensive.  E poi, mi domando, quante volte realtà come la Lega Nazionale, o nazionalistiche, o di estrema destra, e che magari ricevono contributi pubblici, hanno espressamente condannato gli imbrattamenti, deturpamenti avvenuti ai danni dei monumenti, cippi, lapidi dedicate alla resistenza, ai partigiani, ai comunisti, anarchici ecc caduti per la nostra libertà?  E poi, quale lezione si può accettare da chi non festeggia il 25 aprile? Giorno universalmente riconosciuto in Italia della liberazione dall'incubo nazifascista? Nessuna.

Commenti

Post popolari in questo blog

Con i confini della giusta sconfitta di Caporetto l'Italia oggi si fermerebbe a Treviso

Dal dannunzianesimo in poi, passando per retoriche risorgimentali estremizzate, irredentismi radicali, simulati patriottismi, l'Italia decise di aggredire l'Impero Austro Ungarico, occupando terre non italiane, anche se forse si poteva pur parlare l'italiano, anche se prevalentemente si parlavano dialetti locali oltre ovviamente allo sloveno, il tedesco, il friulano. Dove vi potevano essere radici latine, risalenti anche all'Impero Romano, ma non è che ovunque l'Impero Romano mise piede era da considerarsi Italia, perchè allora dovrebbero rivendicare anche l'Azerbaigian, senza dimenticare che l'Italia si formerà come Stato unitario poi solo nel 1861. Audacia, tenacia, scippati dalla terra contadini, ragazzi, famiglie senza più i loro figli, mandati a morire nel nome del niente. Arroganza, gestione criminale del conflitto, per conquistare fazzoletti di terra che ancora oggi si sentono poco italiani, perchè l'Italia è giovane, l'Italia unita si è fat…

La nuova strage di migranti nel Mediterraneo era prevedibile e forse anche voluta nel nazismo del terzo millennio

Lo si sapeva. Lo si sapeva che in tarda primavera sarebbero ripresi gli sbarchi dalla Libia. Con i soliti schemi, metodi. Tutto era prevedibile, conoscibile. E qui la chiusura criminale della rotta balcanica non c'entra nulla. Viviamo in una società dove il più grande crimine di guerra mai compiuto e mai punito, quale il lancio delle bombe atomiche sul Giappone, viene quasi giustificato. Senza quelle bombe non sarebbe finita la seconda guerra mondiale, si dice. E per questo non si deve chiedere scusa. Sono certo che se quelle bombe le avesse lanciate la Russia, oggi si racconterebbe una storia diversa. Ma il mondo funziona così. L'Europa, costituita da Paesi ricchi, si chiude per non essere contaminata dalle razze inferiori. Sì, parlo di razze, si parlo di inferiori. Perché? Perché il fantomatico sentimento razzista di paura, trova in realtà il proprio fondamento in quel concetto di superiorità della razza pura del terzo millennio, che non deve essere intaccata dai poveracci …

A Trieste chiude la libreria indipendente IN DER TAT, Davide questa volta ha perso contro Golia

"IN DER TAT“, prendendo in prestito un concetto che il filosofo Hegel riferiva alla cultura, significa in atto, in evoluzione. E’ per questo motivo che l’abbiamo scelto come nome per la nostra libreria, proprio perché pensiamo alla cultura come qualcosa in continuo mutamento(...)". Questo è quello che leggi nel sito di questa libreria, situata nella zona Cavana di Trieste, non più un bordello ottocentesco, ma un rione oramai destinato ad essere fashion, riqualificato, perfetto, una vetrina nella vetrina di Trieste, che ha snaturato la sua storia, che forse viene ricordata dalla statua di Svevo, niente di più. Una libreria che ha segnato per anni ed anni la storia di questo rione, un punto di riferimento culturale, sociale per triestini e non, appuntamenti di gran rilievo, dibattiti e confronti su più materie, i libri prendevano forma, vita attraverso anche gli incontri, le relazioni. Una libreria relazionale. Con il vecchio libraio o vecchia libraia, non per questione ana…