Si istituisca la giornata del ricordo per le vittime dei bombardamenti aerei degli angloamericani

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Siamo il Paese dei campanili, e questa cosa si riflette anche nel modo in cui ricordiamo i nostri morti. Ed è esattamente quello che succede con i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. C'è questa memoria frammentata , quasi molecolare. A Benevento si fermano il 29 settembre, a Siracusa il 27 febbraio e si può continuare, da Monfalcone, a Vibo Valentia,  ognuno ha la sua data, il suo mazzo di fiori, il suo pezzetto di dolore nel cortile di casa. Ma il quadro d'insieme, quello che dovremmo vedere tutti come nazione, scompare. Proviamo a immaginarcela, quella Torino della notte tra l'11 e il 12 giugno 1940. È appena iniziata, la guerra. E arrivano questi trentasei aerei britannici, fu il primo bombardamento aereo verificatosi in Italia. E poi c'è Foggia . Ecco, lì bisogna fermarsi un momento, perché quello che succede a Foggia è un’ecatombe che facciamo fatica persino a concepire. Si parla di ventimila morti . Ventimila! Una città che viene rasa al suolo per il sett...

Nel 1946 ad Udine si stava preparando una marcia su Fiume?

Un bellissimo reportage del giornalista dell'Unità, Riccardo Longone, dal titolo viaggio in Friuli pubblicato il 24, 26 e 31 luglio del 1946, denuncia delle situazioni di una gravità inaudita che stavano prendendo piede in Friuli. Situazioni che poi, come la storia ha insegnato, apriranno la via  anche della strategia della tensione. La sua prima tappa sarà ad Udine dove rileverà che questa città, come tante altre, è “stata duramente colpita dai bombardamenti, ma la crisi degli alloggi qui è aggravata oltre che dalle requisizioni alleate, dalla presenza di profughi venuti da tutta la zona occupata dalla Jugoslavia. In realtà si tratta di una particolare categoria di profughi. Quasi tutti devono appartenere alle classi agiate (..) visto che sono ben forniti di mezzi, come sta a indicarlo il loro tenore di vita. Invece sinistrati di Udine alloggiano in vagoni abbandonati nella stazione, ma quelli venuti dalla zona B sono tutti riusciti ad avere una casa”. Per poi rilevare che “Ogni giorno c'è una nuova sfornata di manifesti che contribuiscono con il loro allarmismo a creare in città quella atmosfera di immediata retrovia di un fronte già provocata dalla presenza cosi numerosa di soldati, “Attenzione cittadini in mezzo a voi si aggirano agenti di Tito denunziateli”, poi è apparso un grande manifesto listato a lutto dove c'era scritto a caratteri cubitali FIUME. Nel manifesto si raccontava del terrore in cui vive quella popolazione”. Poi incontrerà una comitiva di gitanti giunti da Fiume ed a quanto pare “non sapevano proprio di vivere in mezzo a tanto terrore. Cominciano quindi a fare commenti e dicono che quei manifesti non servono affatto alla loro causa". Continuerà rilevando che "almeno una volta al mese, viene annunziata la mobilitazione dell'esercito jugoslavo e un prossimo colpo di mano di Tito. Queste notizie trovano sempre misteriosamente larga diffusione in Italia e fuori dall'Italia. Certo le Autorità militari Alleate, sono davvero all'oscuro dei preparativi, non propriamente militari che da tempo si vanno facendo per affrontare il famoso colpo di mano che tanto ritarda a venire? Io umile giornalista in pochi giorni sono venuto facilmente a conoscenza di codesti preparativi ~ difensivi e di altri che hanno diverso carattere.Ho sentito, così, anche io, parlare di una nuova prossima marcia su Ronchi che qualcuno visto che “i porci croati “ non si decidono ad attaccare, abbia progettato di capovolgere la situazione”.  Ed ancora che “a Udine si parla con un certo scetticismo delle persone che hanno promesso di ripetere l' eroica – gesta fiumana”. Per poi rilevare che forse anche le bande tricolore che operavano in Friuli avrebbero potuto fare parte di questa “impresa”, pur lasciando trapelare che gli alleati mai avrebbero consentito una simile iniziativa. Insomma il giornalista nel suo viaggio in Friuli ha colto tutto quello che accadeva alla luce del sole, ove gli antifascisti ed i partigiani comunisti venivano arrestati o perseguitati, mentre repubblichini, fascisti e monarchici facevano propaganda, diffondevano menzogna, che aveva il chiaro scopo di accusare la Jugoslavia di far vivere la gente nel terrore, che rischiava di invadere l'Italia, per quella logica strumentale ed utile per le vicende del confine orientale tanto, come denuncia il giornalista, visto che l'invasione o l'attacco Jugoslavo non avveniva, e non poteva avvenire perché non esisteva alcun rischio e pericolo in tal senso, la cosa doveva essere ribaltata, ovvero attaccando, magari riproponendo le gesta eversive e militariste della nota marcia di occupazione di Fiume del 1919. E dunque, se già nel '46 vi erano queste segnalazioni a dir poco sconvolgenti, perché escludere che parte della strategia della tensione, visti anche i protagonisti della stessa e la matrice fascista e nazionalista della stessa, possa essere stata funzionale a minare i rapporti tra Italia e Jugoslavia in relazione alle vicende territoriali del Confine Orientale? 

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