Passa ai contenuti principali

La prima volta che le donne votarono a Trieste fu durante l'amministrazione Jugoslava

Tra il 13 ed il 17 maggio del 1945, giorno in cui presso il Teatro Rossetti di Trieste si formerà il comitato esecutivo italo-sloveno, il CLT (consiglio di liberazione di Trieste) i cui membri erano 12 italiani e 7 sloveni, organizzò l'elezione dell'assemblea costituente di Trieste. Sarà la prima volta nella storia di Trieste che le donne parteciperanno ad un processo elettorale. D'altronde ciò si poneva in linea con il grande ruolo svolto dalle donne all'interno della resistenza, è lì che è emersa la prima grande forma e sostanza di uguaglianza. Donne scesero festeggianti per le strade di Trieste dopo la liberazione della città dagli occupanti nazifascisti, donne erano alla testa del corteo che accoglievano i partigiani Jugoslavi, donne imbracciavano cartelli con scritto viva le donne antifasciste.


E' anche interessante notare come la posizione di avversità od ostilità, da parte delle altre truppe alleate, nei confronti dei Partigiani Jugoslavi e dei comunisti, in città, iniziò a concretizzarsi dal momento in cui iniziarono ad essere emanate le ordinanze di Maggio. 

Ordinanze con le quali si introducevano a Trieste il socialismo, una economia di stampo socialista che prevedeva il controllo diretto esercitato su tutte le industrie e le aziende commerciali, senza che comunque queste venissero confiscate, la chiusura di banche ed assicurazioni fino a nuovo ordine, tutte misure che ovviamente fomentarono l'ira del capitalismo e dei grandi industriali locali. Il CLN, avverso alla Jugoslavizzazione di Trieste, il cui scopo vitale era proprio quello di contrastare l'annessione di Trieste alla Jugoslavia, vide la sua attività essere benedetta dal Papa Pio XII il 18 maggio del '45, nonché anche dalla politica centrale nazionale, fomentando propaganda nazionalistica accusando i partigiani di aver avviato a Trieste una sorta di caccia all'italiano. Cosa ovviamente non vera, perché i provvedimenti di restrizione vennero attuati nei confronti di fascisti, collaborazionisti, siano essi italiani che sloveni o croati e non in via indiscriminata contro l'italiano. 
Fascisti e collaborazionisti che erano ancora un pericolo, in un tempo ove la guerra non era ancora effettivamente giunta pienamente a termine.
Insomma la paura di vedere una economia socialista alle porte dell'Italia, e con il controllo, da parte di questa, del più importante porto dell'alto Adriatico, è stata certamente determinante per il capitalismo, il quale servendosi della propaganda in chiave nazionalistica, ha seminato nel corso del tempo falsità e calunnie immani il cui esito è stato l'accordo di Belgrado e la divisione del territorio conteso in Zona A e B.  
Ciò per salvare il proprio sistema. Eppure, come si legge nel libro di Novak, ( Trieste 1941-1954) certamente non tenero nei confronti dei partigiani Jugoslavi, l'ex Podestà Pagnini ed il Prefetto Coceani fuggirono grazie all'aiuto delle altre truppe alleate, eppure il 15 giugno del '45, quando già le truppe jugoslave, in relazione agli accordi di Belgrado, furono costrette a ritirarsi nella nascente zona B,ben 60 mila operai manifestarono in città presentando una petizione al GMA, volevano l'amministrazione civile filo-comunista, chiedevano che tutti i fascisti e collaborazionisti fossero arrestati e condotti al tribunale del popolo, pretendevano il riconoscimento del CLT. Ciò a dimostrare come in città vi fosse un sentimento tutt'altro che univoco, omogeneo e di ostilità nei confronti del comunismo e della Jugoslavia.  Per capire il clima di quel tempo, e quanto il fascismo fosse radicato nel Paese, è importante leggere quanto pubblicato dalla Stampa il 16 aprile del 1945, in merito alle notizie che circolavano sulla possibile annessione della Venezia Giulia alla Jugoslavia: “l'unica morale possibile in questo umiliante episodio della Venezia Giulia bramata dai mandriani jugoslavi la trarranno gli italiani di buona fede, forse pensando che con Mussolini alla testa dello Stato italiano dalle Alpi alla Sicilia nessuna voce obliqua da oltre Adriatico avrebbe mai potuto levarsi ed insidiare ciò che è sacrosantamente nostro”. 
Articolo nel quale si scriveva anche che “d'altra parte la liberazione oltre alla fame, la carestia e tutti gli annessi e connessi ha portato nell'Italia invasa anche malattie che prima dell'arrivo delle multicolori truppe alleate erano praticamente sconosciute al nostro Paese”.
note:foto tratte dal video Taking Of Trieste - British Pathé 1945 disponibile sul sito del CNJ


Commenti

Post popolari in questo blog

Passo dopo passo il Nord è conquistato da chi vuole "l'indipendenza della Padania"

Ciò che non è entrato dalla porta principale, entra, anno dopo anno, passo dopo passo, in modo sistematico, con estrema pazienza ed intelligenza politica, dalle finestre che connotano la casa del Nord. Un Nord che è uscito con le ossa fratturate dalla crisi del 2007, divenuto isola felice per le mafie, per la corruzione, ma che ha continuato ad essere rispetto al Sud sempre il locomotore dell'Italia, Paese che sta all'Europa come il Sud Italia sta al Nord Italia. Ed il Nord non ci sta più. Pensiamo al Friuli Venezia Giulia, dove cortocircuiti storici sono anche visibili. Ovunque piazze dedicate all'Unità d'Italia che qui non poteva essere festeggiata perchè quando questa raggiunta non era mica contemplata l'Italia, ma si era in gran parte in quello che veniva definito come l'Impero felice a cui è stata anche dedicata una piazza e si continuano a dedicare statue o celebrarne i fasti nobiliari. E poi sarà in prima linea su due fronti di guerra catastrofici, la …

Quel grave gesto di farsi fotografare alla tomba di Giulio Regeni. Violato il rispetto

Ci sono tombe diventate luoghi cult come quella di Jim Morrison, Oscar Wilde, che le guide turistiche non possono non indicare perchè è così che va il mondo. Ci sono tombe che sono espressione della grandezza storica di certi e dati eventi, come quelle dei partigiani, tutti luoghi dove farsi fotografare è legittimo. E poi ci sono luoghi dove dovrebbe governare l'assoluto buon senso e senso del rispetto. Siamo oramai entrati nel pieno del terzo anno dalla scomparsa di Giulio, tre anni di atroci e durissime lotte da parte della famiglia prima di tutto, tre anni alla ricerca continua e costante di quella verità per Giulio che è stata negata, compromessa, a colpi di effetti teatrali, menzogne, depistaggi, con l'aggravante di chi ha rappresentato l'Italia di effettivamente chinarsi ed arrendersi al torto di stato del compromesso. Se nel corso di questi anni praticamente non è mai circolata la foto della tomba di Giulio, qualcuno si sarà posto un minimo perchè? Già la famiglia …

Se toccare il seno della statua di Giulietta è di buon auspicio, perchè?

Città che vai, tradizione o superstizione che troverai. In pieno centro a Monaco vi è la statua di Giulietta, donata dalla città di Verona. Una foto con Giulietta è immancabile a Monaco così come toccare il suo seno destro è un gesto molto diffuso. Ed è stato toccato tante di quelle volte che  praticamente è stato consumato dalla "passione" dei passanti tanto che ha assunto una tonalità più chiara rispetto al resto della statua. Ma da dove nasce questa superstizione? Perchè toccare il seno destro di Giulietta sarebbe di buon auspicio? Ognuno avrà una sua risposta, e Giulietta non può fare altro che subire questo rito. Un rito che accomuna diverse città, perchè la statua di Giulietta la si può trovare in diverse località oltre ovviamente che a Verona. A Monaco ve ne sono due, una prima copia donata dalla Cassa di Risparmio di Verona nel 1974, si trova ai piedi della torre dell’antico municipio a Marienplatz. La seconda si trova nel parco di Shakespeare Platz. Monaco e Vero…