Passa ai contenuti principali

Che anche Trieste abbia il suo “Binario 21”


Trieste è, per alcuni aspetti, città della memoria, una memoria che muta la sua visione e rappresentazione dalla prospettiva con la quale si inquadra l'evento storico, politico, sociale accaduto.
Però, vi sono alcuni drammi, alcuni eventi, alcune bestialità, che hanno una sola prospettiva, e mi riferisco alle deportazioni nei campi nazisti accadute dal '43 in poi. Deportazioni che hanno visto luoghi importanti della città fungere da binario verso la disumanità. Presso la stazione di Trieste vi è collegata una targa che ricorda la partenza dei convogli dei deportati verso i campi nazisti, dal settembre 1943 al febbraio 1945. In mente vengono soprattutto le vili deportazioni che hanno riguardato gli ebrei, a partire da quel maledetto 7 dicembre del 1943, giorno in cui ebbe inizio il primo viaggio della morte dalla nostra città destinato ad Auschwitz. 159 furono le persone che salirono su carri bestiami, solo 9 fecero ritorno alla fine della guerra. Anche tanti deportati politici, partirono dai binari commerciali dell'area dell'Ex Silos, "per non essere visti", una targa, collocata dall'ADPPIA, ricorda che nei venti mesi di occupazione tedesca (1943/45) partì da quel luogo, la maggior parte dei trasporti della morte diretti dall'Italia ai campi di sterminio nazisti. Chi giungeva dal Coroneo, chi dalla Risiera. Chi pensava di andare in Germania, e viaggiava anche con i vagoni aperti e neanche tentò la fuga, tanto era il convincimento di andare ad incontrare una esperienza di vita diversa rispetto alla follia di sterminio nazista che poi sarebbe venuta.
Chi, invece, come ricorda la testimonianza Branka Maricic di Fiume “quando gli ebrei se ne andarono con il treno si accomiatarono da noi dicendoci: "beati voi che rimanete". Sapevano dove li stavano portando e che cosa li attendeva”. E' importante avere dei simboli, è importante avere dei luoghi che si possano toccare, vivere, perché la percezione sensoriale può essere determinante per l'affermazione della via maestra, quella che ripudia ogni razzismo,fascismo e nazismo e favorisca l'unione tra i popoli in questo nuovo millennio. E Trieste è non solo ponte e porta dei popoli, ma anche l'ultima stazione della città d'Italia e la prima e l'unica città ove vennero proclamate le leggi razziali del '38 che in un certo senso vennero anticipate in questa fetta di Confine Orientale sin dall'avvento del Regno d'Italia contro sloveni e croati.
Ora, Trieste si appresta a fare un salto, per la vita della sua economia e suo sviluppo, a dir poco importante. Il progresso arriva, bussa alle porte della Trieste del terzo millennio. 
Ma il progresso, le innovazioni non devono travolgere e seppellire ciò che è stato, violenze e barbarie compiute contro ebrei,antifascisti,comunisti,anarchici,testimoni di Geova, omosessuali, Rom, Sinti, disabili... dovranno essere ricordate anche attraverso luoghi e non solo lapidi, proprio perché ciò che è stato non abbia più modo di riproporsi in nessun modo. 
Proprio perché ciò che è stato possa anche colpire profondamente nell'animo dell'ignaro passante o viaggiatore, in un tempo ove la memoria è breve se non addirittura inesistente.
Certo l'ideale sarebbe la realizzazione di un luogo che raccontasse tutto quello che è accaduto a Trieste a partire dall'avvento del Regno d'Italia in poi, perché vi è stata una continuità allucinante, ma tremendamente reale. 
Ma i tempi per la realizzazione di ciò sembrano non essere ancora maturi. Maturi lo sono invece per condurre anche a Trieste la positiva esperienza di Milano quale quella relativa al binario 21 collocato sotto la stazione Centrale. Il Binario 21 è il luogo da cui ebbe inizio l’orrore della Shoah in quella città.Sarebbe importante che anche Trieste possa avere il suo “binario 21”, un suo memoriale, attraverso un binario anche “virtuale” che possa unire i viaggi dai binari commerciali dall'ex Silos con quelli dalla Stazione centrale per la conservazione perenne della memoria per favorire la realizzazione di uno spazio per la convivenza civile, come accade in modo efficace a Milano con il Memoriale della Shoah . 
E di spazi vuoti, anche all'interno della Stazione, ve ne sarebbero, però faccio mio l'appello di Gianni Peteani come pronunciato al II° Seminario“Convivere con Auschwitz”, evento organizzato dall'Università di Trieste, in questo 2015:“A Trieste, noi oggi lanciamo la proposta di realizzare un’area della Memoria nella Stazione ferroviaria Centrale, o presso il “Silos”, area adiacente, allora atta a celare il crimine. Dopo anni di oblio, propriamente in direzione del “Silos” si stanno ufficializzando nuovi progetti di riqualificazione. Ci appelliamo al prestigio di una Politica della Cultura e del rinnovamento affinché questa proposta assuma connotazione condivisa, di ampio richiamo storico/morale/educazionale/sociale”. Senza dimenticare, tra le altre cose che presso il Museo ferroviario di Trieste è presente la sola locomotiva a vapore prodotta dal Reich rimasta in suolo italiano.

Commenti

Post popolari in questo blog

La nuova strage di migranti nel Mediterraneo era prevedibile e forse anche voluta nel nazismo del terzo millennio

Lo si sapeva. Lo si sapeva che in tarda primavera sarebbero ripresi gli sbarchi dalla Libia. Con i soliti schemi, metodi. Tutto era prevedibile, conoscibile. E qui la chiusura criminale della rotta balcanica non c'entra nulla. Viviamo in una società dove il più grande crimine di guerra mai compiuto e mai punito, quale il lancio delle bombe atomiche sul Giappone, viene quasi giustificato. Senza quelle bombe non sarebbe finita la seconda guerra mondiale, si dice. E per questo non si deve chiedere scusa. Sono certo che se quelle bombe le avesse lanciate la Russia, oggi si racconterebbe una storia diversa. Ma il mondo funziona così. L'Europa, costituita da Paesi ricchi, si chiude per non essere contaminata dalle razze inferiori. Sì, parlo di razze, si parlo di inferiori. Perché? Perché il fantomatico sentimento razzista di paura, trova in realtà il proprio fondamento in quel concetto di superiorità della razza pura del terzo millennio, che non deve essere intaccata dai poveracci …

Togliatti: "tutte le campagne circa le persecuzioni degli italiani in Jugoslavia sono calunnie e menzogne"

Togliatti nella prima pagina dell'Unità del 7 novembre 1946, racconta il suo viaggio a Belgrado e l'incontro con il Maresciallo Tito. "Il Maresciallo Tito mi ha dichiarato di essere disposto a consentire che Trieste appartenga all'Italia, cioè sia sotto la Sovranità della Repubblica italiana qualora l'Italia consenta di lasciare Gorizia alla Jugoslavia, città che anche secondo i dati del nostro ministero degli esteri è in prevalenza slava. La sola condizione che il Maresciallo Tito pone è che Trieste riceva in seno alla Repubblica italiana uno statuto autonomo effettivamente democratico che permetta ai triestini di governare la loro città ed il loro territorio secondo principi democratici". Alla domanda, cosa pensava di questa proposta, Togliatti, rispose: io penso che è ora di smetterla di servirsi della questione triestina per seminare discordia tra due popoli i quali sono entrambi popoli di lavoratori che debbono collaborare nel modo più stretto allo scop…

Il concerto di Trieste per la sofferenza degli innocenti ed il discorso assurdo di Arguello al Family Day

Domenica 25 giugno, alle ore 20.30, piazza Unità d’Italia, ospiterà il concerto “La sofferenza degli innocenti”, organizzato da Diocesi, Comunità Ebraica e il Comune di Trieste. Si legge che "composta da Kiko Argüello, iniziatore del Cammino Neocatecumenale, l'opera sinfonico-catechetica presenta la sofferenza di una madre ebrea, Maria di Nazareth, che vede uccidere suo figlio, una sofferenza inaudita che le attraversa l'anima, una spada, un dolore assimilato a quello di ogni madre davanti alla morte dei propri figli, vittime innocenti in tanti campi di concentramento come Auschwitz, Majdanek, Mauthausen, Treblinka, Trieste." Tutti coloro che parteciperanno a quel concerto dovrebbero avere ben ferme nella mente le parole assurde pronunciate da Argüello nel suo discorso, al Family day del 2015 a Roma,  tra le altre cose applaudito, con uno striscione enorme alle spalle con scritto "stop gender nelle scuole". Una riflessione che nasce sul femminicidio e da un…