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Come chiamare il verso della Bora?

E' mancata, mancata per un lungo periodo, ma è arrivata, l'amata Bora. Scivolando dall'alto ponte di Veglia, poi schiaffeggiato il nudo Carso, sino al seno di Trieste e la via per la Bisiacaria, spazzando via la ruggine dalla strade dei borghi e di città, e la Bora divenne il vento dell'Impero perduto.
Prima il vuoto.
Poi un colpo di sciabola violento.
Non la puoi vedere, non è come la pioggia, come la neve, come la grandine, ma la puoi sentire e la senti e l'ascolti. Sbatte contro i muri, attraversa secoli di natura, solleva macigni di modernità ed allevia la nostalgia per l'antichità. Fermo lì con le mani a cercar l'equilibrio per non cadere rovinosamente per terra, colpito alle spalle, come un traditore, ti chiederai ma che verso è quello della Bora?
Ulula? Urlo lamentoso, lungo ed inquietante che ricorda le lamentazioni perdute nelle foreste nere?
Grido di rabbia? 
Sviolinata carsica?
Una miscela di indie ed elettro-pop?
Ma è un suono od un rumore?
Musica o tormento?
E nell'attesa di trovar risposta, senza aver trovato la risposta, passo dopo passo, ed ancora passo dopo passo, oltre ogni genere, perché Re e Regina dei venti dell'Est, anche la solitudine ora cade e la lascerai cadere con la compagnia irruenta della Bora, qui per te, qui con te.

Marco Barone

Commenti

  1. Bellissimo post, ne ho dedicato uno anche io sulla Bora di questi giorni sul mio blog, io però ne parlo come una cosa tutta nuova per me, dal momento che non sono triestina! Buona giornata!
    diariodiunasquinternata.blogspot.com

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