La mostra "memorie ritrovate" di Monfalcone? Mostra politica di stampo nazionalista


Dobbiamo dircelo chiaramente, senza girarci intorno: quando prendi l’arte e la schiaffi a forza dentro la politica, cosa pretendi che ne esca fuori?! Ne esce una cosa che con l'arte non c'entra più un accidente! Ne esce propaganda, pura.

Ed è esattamente quello che sta succedendo con la mostra "Memorie ritrovate" a Monfalcone. Ma io vi sfido ad entrarci! Voi entrate lì e cosa vi trovate davanti? Una galleria d'arte? Ma neanche per idea! Vi sembra di essere piombati a piedi giunti dentro la sede di una di quelle organizzazioni ultra-nazionaliste che per decenni hanno fatto dell'antijugoslavismo il loro dogma sacro e intoccabile! È un'operazione scopertamente politica, di uno stampo nazionalista che fa rizzare i capelli!

E badate bene: il problema non sono gli artisti!

Sia chiara una cosa: qui nessuno sta mettendo in discussione la grandezza o la qualità delle opere di Pietro Fragiacomo, di Guido Grimani, di Piero Coelli o di Carà. Per carità divina! L'arte la rispettiamo!

Il problema è l'insieme! È il disegno complessivo che ti lascia assolutamente sconcertato! Anzi, sconcertato no: ti fa salire una incazzatura viscerale! Anche se poi, diciamocelo, stupiti non lo siamo affatto... perché cosa vuoi aspettarti da una mostra concepita in un contesto politico notoriamente nazionalista?

Ma guardiamo come raccontano la storia, con il ponte dell'arte, perché è qui che la cosa diventa intollerabile!

  • Da una parte: tutta una narrazione intrisa di nostalgia per la Fiume, l'Istria e la Dalmazia italiane, unita al terrore dispensato a piene mani sui quaranta giorni titini e nei giorni della "contesa". 
     
  • Dall'altra: il vuoto cosmico!

Perché in questa mostra, per magia, emergono nettamente gli episodi  compiuti dalla parte jugoslava. E la parte italiana?! E il prima? Sparita! Cancellata con un colpo di spugna! Ma neanche questo deve sorprendere, perché mai avrebbero dovuto fare diversamente? Son fatti così. 

Cinquecento giorni di terrore squadrista ignorati!

Vi ricordate cosa sono stati i cinquecento giorni di violenza squadrista, fascista e terrorista  contro comunisti, partigiani, sindacalisti, antifascisti, accaduti  dal 12 giugno 1945 al 15 settembre 1947 che hanno devastato e fatto sprofondare il goriziano ed il monfalconese nel buio più pesto?! 

Ve lo ricordate o no cosa è successo a Giordano Pratolongo?! Deputato della Costituente! Un uomo delle istituzioni! Aggredito bestialmente nel 1947 proprio lì, a Monfalcone, da un manipolo di fascisti! L'unico caso in tutta la storia della Repubblica di un deputato della Costituente massacrato in quel modo, con ferite tali che dopo qualche anno lo porteranno direttamente alla morte! E di tutto questo, nella mostra, non c'è traccia! zero! È un revisionismo storico parziale, sfrontato, fatto con quello stile  che è tipico della propaganda nazionalista!

La vera questione morale

E allora la riflessione vera, l'unica che conta e che deve farci indignare, è una sola: ma può una galleria comunale d'arte prestarsi a un'operazione del genere?!

Dispiace! Perché in quella stessa sede, in passato, sono state ospitate mostre di grandissimo valore, persino legate a correnti artistiche "simpatiche" alla destra, ma quella era arte! Lì si faceva cultura! Qui invece si prende l'arte — e la si usa infilando insieme quadri, bozzetti e manifesti — per fare praticamente e semplicemente politica con cui voler raccontare la storia, a modo loro. E c'è poco di cui rallegrarsi. 

È inaccettabile tanto  dal punto di vista artistico che dal punto di vista storico. E l'auspicio è che le scuole stiano il più lontano possibile da quella mostra politica sulla propaganda che continua a modo suo, indiscutibilmente, a fare ancora oggi a 80 anni di distanza da quegli eventi  banalmente... propaganda. 
 
mb 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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