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I palazzi ballerini di Trieste nell'angolo di svolta

E passi spediti in fuga dai rumori di città, angolo di svolta e silenzio. No. Non sei nella valle dei morti, neanche in quella del silenzio eterno ed assoluto alla ricerca del tuo amen. Hai semplicemente svoltato angolo. Angolo di confine dalla gradazione ignota. Pochi passi ed il confine tra la frenesia e la lentezza, tra il suono ed il rumore, prende forma. Forma alle spalle del Palazzo sipario, avanti il pubblico e spettatore ora seduto ora estasiato, e dietro quel poi, un poi di pensieri, un poi di silenzi, un poi nella malinconia mescolata all'euforia nel profumo di Malvasia inebriante ogni frontiera, anche il passante più dormiente vedrà l'immobile nella sua immobilità danzare.  Palazzi che sembrano cadere o sostenersi a vicenda, quasi una polka metropolitana, palazzi che sembrano danzare o fuggire o semplicemente scherzare con quell'umore variabile come un refolo di bora. Anche i palazzi a Trieste possono danzare, palazzi ballerini in un gioco che potrai cogliere solo nel giusto angolo di svolta.


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