Passa ai contenuti principali

Il consiglio Comunale di Trieste chiamato a pronunciarsi sul caso Furlanič e sulla liberazione della città


Chi ha liberato Trieste? Quando è stata liberata Trieste? Questi sono alcuni interrogativi che il Consiglio Comunale di Trieste nella tarda seduta pomeridiana di questo 13 novembre 2014 dovrà affrontare e conseguentemente valutare se Iztok Furlanič, l'attuale Presidente del Consiglio comunale della città, potrà ancora continuare ad esercitare questa funzione o meno. Questo perché dopo le sue legittime dichiarazioni, rinvio a questo intervento  #Trieste #Trst solidarietà al presidente del Consiglio Comunale Furlanic per gli attacchi subiti alcuni consiglieri hanno colto l'attimo per sfruttare il caso per ragioni politiche ovvero da un lato porre l'ennesima pietra revisionistica sulla liberazione di Trieste e da chi la città sarebbe stata liberata e dall'altro strumentalizzare il tutto per mettere eventualmente in crisi l'attuale amministrazione comunale. Insomma si strumentalizza la storia per ragioni di convenienza politica? Operazione semplicemente indegna.
Ed infatti sarà probabilmente la matematica politica a determinare il voto sulle dimissioni di Furlanič e non altro. Perché a Trieste esiste un monopolio della presunta verità storica, propria del revisionismo nazionalistico italiano, una verità visionaria che vuole la città non liberata dai partigiani jugoslavi ed italo-sloveni, all'alba del 1 maggio 1945 dagli occupanti nazisti, ma dalle altre truppe alleate, se non il 12 giugno del 1945 quando vi è stato il passaggio di poteri dall'amministrazione jugoslava ed italo-slovena alle altre truppe alleate se non  addirittura il 26 ottobre del 1954 quando si è perfezionato il passaggio dall'amministrazione alleata a quella italiana per il governo della città. 
Una Trieste che non ha, per ovvi motivi, una via dedicata al primo maggio, una Trieste che riconosce e legittima ancora oggi, in tutte le sedi, irredentisti e nazionalisti italiani, una Trieste che in Piazza della libertà ha un monumento dedicato ai 350 mila esuli( numeri totalmente fuorvianti), una Trieste ove si ricordano quasi esclusivamente i martiri per l'italianità della città, una Trieste che cela tutte le violenze compiute in nome e per conto dell'italianità della città e per il suo “ricongiungimento alla Patria”, una Trieste ove si omette il principio causa causae est causa causati , pare evidente che ha già determinato la sua verità visionaria e ciò può essere ammesso ma non concesso perché concedere ciò significa falsificare mistificare sballare e riscrivere totalmente la storia reale e fattuale delle cose. Intanto in rete si sono raccolte in poche ore quasi due mila firma a sostegno del diritto di critica, del diritto alla verità storica, come sinteticamente ma efficacemente espresso dall'attuale Presidente del Consiglio Comunale, e nella giornata del 13 novembre si svolgerà anche un presidio di solidarietà. Trieste è una città che non avrà mai pace, è una città maledetta, maledetta dal nazionalismo, una maledizione che nuoce alla dignità, quella dignità che divide, quella dignità che spalanca le porte di una tensione che vede forze dominanti e sostenute a livello politico, culturale, sociale ed economico, da parte del sistema Italia, opporsi alla voce della resistenza storica, una resistenza che nonostante tutto ed il tutto esiste, resiste e persiste. Trieste, città di confine, città di frontiera, città splendida, ma profondamente ferita e moribonda ed in tal 13 novembre si scriverà una piccola pagina di storia, sia essa nel bene e nel male, non tanto per l'esito del dibattito in consiglio comunale, ma perché a Trieste la storia è viva, una storia di cui tutti noi siamo figli e figlie una storia che ha visto mille sofferenze, violenze, ma anche sogni ed utopie attraversare le strade ora piccole ora immense, ora in salita ora bagnate dal mare, in un tempo che si è fermato nel giorno inciso nella memoria incondivisibile e che divide e dividerà ancora per lungo tempo la città. Nulla è eterno, nulla è infinito, tutto è mutabile, muteranno un giorno i confini, muteranno un giorno le entità che controlleranno la città, ma le pietre di questa città hanno conosciuto la verità una verità non visionaria, una verità che hanno sentito, toccato, visto e vissuto e questa non potrà mai essere sepolta, perché ci sarà sempre una voce che stonerà nel coro del revisionismo nazionalistico e quella voce non potrà mai essere silenziata.


Questo l'appello per il presidio del 13 novembre 2014 

Dalle 17 alle 21 si svolgerà un presidio unitario davanti al municipio di Trieste, in Piazza Unità, in concomitanza con la votazione della mozione di sfiducia nei confronti del Presidente del Consiglio comunale Iztok Furlanič, "colpevole" di aver espresso la sua opinione, in veste di storico e di cittadino, e non nella sua veste istituzionale, in merito alla liberazione di Trieste alla fine della seconda guerra mondiale. Si invitano a partecipare tutti i cittadini di Trieste. Italiani e Sloveni, che si considerano democratici e che non accettano che la storia di Trieste venga decisa a suon di voti di sfiducia.

----

V četrtek 13.novembra od 17. do 21. ure bo pred tržaškim županstvom, na Velikem trgu, skupen shod, na katerem bomo spremljali razpravo in glasovanje o nezaupnici predsedniku občinskega sveta Iztoku Furlaniču, ki je „kriv“, da je povedal svoje mnenje – kot zgodovinar in občan, vsekakor ne kot predsednik občinskega sveta – o tem, kako je potekala osvoboditev Trsta na koncu druge svetovne vojne.



K udeležbi vabimo vse Tržačane, Slovence in Italijane, ki se čutijo demokrate in ne sprejemajo, da bi o zgodovini Trsta odločali z glasovanjem nezaupnice.
Aggiornamento:

Dopo 4 ore di processo surreale, alle ore 1.35  si è concluso il consiglio comunale di Trieste sul caso Furlanič, la cui "udienza" di discussione è iniziata intorno alle ore 21. Respinta la richiesta di dimissioni come proposta dall'opposizione. Non volendo entrare per ora nel merito di alcune questioni, penso per esempio al fatto che la quasi totalità del pubblico in sala era di area di destra ed estrema destra, per non dire altro, è da precisare che è veramente incredibile quello che è accaduto, un processo all'opinione espressione della verità storica. Sembrava di vivere in tempi che si credevano essere superati, ma così non è e così non sarà, già.
Comunque sia rimangono molti ma, ma nei confronti dei quali sarà necessaria una doverosa riflessione, i compromessi non aiutano la verità storica, mai.
mb
maglie provocatorie indossate da alcune persone del pubblico, ove vi era anche scritto Tito assassino. Nonostante la richiesta della rimozione, questa per diversi motivi "burocratici" non si è verificata. Da segnalare anche esposizione di un tricolore in sala da parte di uno del pubblico.

Commenti

Post popolari in questo blog

"Qua semo a Trieste e no se parla s'ciavo, qua se parla triestin e italian"

"Qua semo a Trieste e no se parla s'ciavo, qua se parla triestin e italian". Non mi sorprende la denuncia effettuata sul Piccolo di Trieste e pubblicata come lettera del giorno. Solo che questa volta chi ha subito tale aggressione verbale razzista ha avuto il coraggio di prendere carta e penna e scrivere e denunciare pubblicamente quanto accaduto. Diverse volte per i muri di Trieste sono apparse scritte che riportavano quel concetto bestiale e puntualmente e giustamente venivano rimosse. Ma non mi sorprende, perchè ciò in linea con i tempi. Tempi dove se un reato viene compiuto da un migrante viene percepito socialmente come più deprecabile rispetto a quello compiuto da un comune cittadino italiano. Tempi dove l'omofobia è una normalità, dove un Gay pride non può passare per ragioni di opportunità innanzi ad un Duomo, tempi dove qualcuno propone processioni riparatorie per sanare il peccato della marcia dell'amore del Gay pride.  Tempi dove ritornano i pregiudiz…

La nuova strage di migranti nel Mediterraneo era prevedibile e forse anche voluta nel nazismo del terzo millennio

Lo si sapeva. Lo si sapeva che in tarda primavera sarebbero ripresi gli sbarchi dalla Libia. Con i soliti schemi, metodi. Tutto era prevedibile, conoscibile. E qui la chiusura criminale della rotta balcanica non c'entra nulla. Viviamo in una società dove il più grande crimine di guerra mai compiuto e mai punito, quale il lancio delle bombe atomiche sul Giappone, viene quasi giustificato. Senza quelle bombe non sarebbe finita la seconda guerra mondiale, si dice. E per questo non si deve chiedere scusa. Sono certo che se quelle bombe le avesse lanciate la Russia, oggi si racconterebbe una storia diversa. Ma il mondo funziona così. L'Europa, costituita da Paesi ricchi, si chiude per non essere contaminata dalle razze inferiori. Sì, parlo di razze, si parlo di inferiori. Perché? Perché il fantomatico sentimento razzista di paura, trova in realtà il proprio fondamento in quel concetto di superiorità della razza pura del terzo millennio, che non deve essere intaccata dai poveracci …

FVG pride se la marcia evita il duomo di Udine

Si svolgerà ad Udine il FVG Pride e la notizia del 15 maggio, quando è stato reso noto il percorso è che la marcia eviterà il duomo. Il comitato organizzatore, come è emerso al TG3 del FVG, ha deciso di evitare il duomo e di mantenere le vie "storiche" dove vi è stata maggiore accoglienza e soprattutto in sostanza per evitare polemiche ecc ecc. Che dire? Che passare davanti al duomo non sarebbe stata una provocazione, anche perchè quante persone che parteciperanno al Gay pride sono credenti o cattoliche? Ma in Italia siamo ancora a questi livelli, quasi da medioevo, e se posso capire le preoccupazioni di chi fino all'altro giorno non poteva neanche uscire di casa perchè omosessuale, perchè in questo Paese vi è un tasso di omofobia inquietante, allora da laico quello che auspico è che le processioni o manifestazioni religiose evitino da questo preciso momento luoghi simbolici importanti, come le scuole od i Municipi, per non turbare le coscienze di chi non è credente.
M…