A Gorizia esiste una delle poche svastiche ancora oggi presenti in Italia

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  Sentite, questa è una storia straordinaria, di quelle che a raccontarle oggi si fa quasi fatica a crederci. Perché noi siamo abituati a pensare che la Storia – quella con la S maiuscola, quella dei grandi sconvolgimenti – lasci sempre dei segni enormi, evidenti. E invece no. A volte si nasconde nei dettagli, in un angolo dimenticato. Immaginate la scena: siamo a Gorizia. Una città che è un groviglio pazzesco di confini, di lingue, di memorie che fanno a pugni tra loro. Ancora oggi la scritta Tito che sovrasta Nova Gorica, città nata per mano del socialismo jugoslavo, procura divisioni e discussioni formidabili. Voi camminate, entrate nel giardino del lapidario di Palazzo Attems Petzenstein, e vi muovete tra questi vialetti, che sono piccoli, stretti, quasi intimi. Da una parte avete le lapidi che ricordano il vecchio, felice periodo asburgico – quando Gorizia era la "Nizza austriaca", tutta ordine, burocrazia imperiale e nostalgia –, dall'altra, immancabilmente, ci sono...

Ma l'Italia cosa ha fatto per la Trieste d'Italia ed italiana?

Folle oceaniche per la redenzione, la seconda, di Trieste. Nauseabonda retorica nazionalistica senza tempo, perché sono concetti che ancora oggi trovano spazio nella Trieste d'Italia. L'Italia cosa ha fatto per Trieste? 
Mandato al macello migliaia di migliaia di giovani nella prima guerra mondiale, deslavizzato, tramite campi di concentramento, esodi, violenze, uccisioni, attentanti e terrorismo la città, fascistizzato la città con tutte le brutalità del regime, annientato lo spirito di città mitteleuropea e multiculturale e multietnica, decomunistizzato, nel nome di miti e leggende menzogne e calunnie la città, ha ucciso il porto ed il suo regime di punto franco, poiché l'Italia voleva Trieste non tanto per sviluppare il suo porto ma per sottrarlo all'economia e potere Jugoslavo ed infatti il porto di Trieste, che avrebbe, ancora oggi, mille potenzialità funziona ai regimi minimi, ferrovie fatiscenti anzi il gioiello del trasporto locale risale all'Impero austro ungarico, la linea Trieste Opicina,tram de Opcina, che sotto la idilliaca gestione italiana ha avuto più guai  e sventure che altro. Intolleranza, razzismo, corruzione e cattiva gestione della cosa pubblica hanno trovato con l'Italia sempre maggior consistenza. Si celebra, in questo 26 ottobre 1954, la redenzione, la seconda, dopo la conquista successiva alla macelleria della prima guerra mondiale, di Trieste.
Il così detto ritorno di Trieste all'Italia, ma l'Italia che ha dominato a Trieste, prima della sua seconda redenzione era quella fascista e non a caso proprio a Trieste nascerà in sostanza l'operazione GLADIO, che sotto la falsità ideologica e strumentale di dover difendere il Paese da una fantascientifica invasione, prima jugoslava e poi sovietica, principi che ricordano i motivi che hanno determinato l'entrata nella prima guerra mondiale dell'Italia, ha attaccato per deslavizzare, decomunistizzare e militarizzare in via autoritaria il sistema Trieste ed Italia, ponendosi in continuità con le violenze del regime pregresso. 
Insomma non capisco cosa vi sia così tanto ed in modo euforico da festeggiare in tutto ciò, visto e rilevato che l'Italia a Trieste e per Trieste ha cagionato solo problemi, sofferenze e violenze ed isolato la città, mutandola nella città del perenne no se pol ed nell'isola triste ed infelice.Certo, certo, vi è  il sincrotrone ELETTRA, la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) ed il Centro Internazionale di Fisica Teorica ma non è un mistero che di Trieste a livello nazionale ed internazionale si parla solo quando soffia la bora o per qualche evento, nulla di più. Eppure la Jugoslavia come governata da Tito aveva proposto la giusta soluzione per questa città, trasformarla in città a statuto autonomo speciale, sarebbe potuta diventare un centro internazionale di primissimo livello, ma l'egoismo nazionalistico nostrano accecato dall'ideologia nazionalista ed anticomunista e dall'odio per gli slavi ha detto no, meglio piccola città provinciale e periferica d'Italia che centro autonomo vitale libero come proposto dalla Jugoslavia.
Trieste d'Italia, una città che affonda nelle acque mitologiche del nazionalismo.
Contenti voi.


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