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Confine orientale: Né TLT né UE, ma penso alla nuova Repubblica Socialista Jugoslava

Le rivoluzioni, quelle serie, accadono durante i processi di guerra. Chi ha rispetto per la vita umana non si augura un nuovo, l'ennesimo, conflitto globale, ma sono sempre di più gli analisti che non escludono la possibilità reale, molto reale,di un conflitto generalizzato la così detta terza guerra mondiale. Le guerre, quando esplodono, seguono brevi processi di implosione. Arrivano con una velocità incredibile, inaspettata,anche se non sorprendente, perché era nell'aria. E' certamente, oggi, 2014, nell'aria una situazione di stallo a livello economico micidiale. Il capitalismo ha aggredito l'Europa del Sud, il capitalismo, con le sue correnti, è in conflitto, il capitalismo necessita di una scossa violenta per la sua ripresa. La situazione esistente sembra ricondurre alla mente, pur con le dovute ed ovvie necessità e differenze, agli eventi che hanno poi portato, con effetto domino indomabile, alla prima guerra mondiale. Crisi economica, voglia di imperialismo, nazionalismo crescente,razzismo dilagante, potenze che si contendono il dominio del globo. L'Unione Europea nasce dalle ceneri dell'Impero Austro-Ungarico, ma è talmente debole, talmente mal edificata, che il tracollo appare imminente, proprio come accaduto per l'Impero Austro-Ungarico. Non è una questione di se, è una questione di come e quando crollerà l'Unione Europea. Questo autunno sarà certamente difficile, tra sentimenti indipendentisti e nazionalisti che forzeranno la mano, tra conflitti per le risorse energetiche, gas e petrolio, due capitalismi, naturale e tradizionale che si fronteggeranno ed una corsa agli armamenti, che nel silenzio globale, continua, nonostante tutto. A cosa servono eserciti, armi di distruzione di massa moderne? Servono non solo per mostrare i muscoli, come segno della propria "potenza" ma anche per esercitare i muscoli. Armi moderne, talmente moderne, che hanno una potenzialità distruttiva inimmaginabile, ma reale. In tutto questo caos, però dal quadro lineare, si verifica una mera accelerazione della vendita e della svendita del bene comune, monti, boschi, laghi, spiagge, e dall'altro si radicalizza la forma di sfruttamento lavorativo e si consolida, nel nome della sicurezza e della democrazia moderna, l'autoritarismo sotto la copertura e maschera accettabile del termine leader.
La modernità inganna. Il Confine orientale, è in fermento.  Dove porterà questo fermento? L'Unione Europea nel suo masochismo strutturale continua a forgiare ad arte danni, e l'effetto naturale e prevedibile è la voglia di chiudersi nel proprio recinto con l'illusione di divenire un piccolo insignificante Stato all'interno di quell'involucro di cartapesta che si annienta con una stretta di mano possente. Non sarà il TLT la soluzione e neanche questa Unione Europea e di altre non possono oggi emergere, semplicemente perché materialmente ed idealmente impossibile. Perché l'UE è nata, per come nata, proprio per essere quella che noi oggi conosciamo, espressione del capitalismo. Vista la particolarità, la specificità dell'area del Confine Orientale, forse è il caso di pensare seriamente, prima che il tutto crolli in modo vertiginoso, di mettere le mani avanti, seminare e coltivare e sondare il campo delle e nelle terre interessate, per edificare la nuova repubblica socialista di Jugoslavia. Quella storica era costituita dalla Repubblica Socialista di Bosnia-Erzegovina,dalla Repubblica Socialista di Croazia,dalla Repubblica Socialista di Macedonia, dalla Repubblica Socialista del Montenegro,dalla Repubblica Socialista di Serbia, dalla Repubblica Socialista di Slovenia, nonché dalla Provincia Socialista Autonoma del Kosovo e dalla Provincia Socialista Autonoma della Vojvodina, quest'ultime nell'ambito della Repubblica Socialista di Serbia. Poi come è noto, prima con la morte del Maresciallo Tito, e poi con la caduta del muro di Berlino ed infine con la mazzata finale della guerra dei Balcani, fomentata e voluta ad hoc da sistemi che avevano come unisco scopo, coltivando e sollecitando irredentismi reazionari locali, quello di annientare ogni possibilità di unione, fratellanza e sorellanza e solidarietà, tra comunità, che insieme, tutte insieme, costituivano un modello sociale dalle potenzialità enormi e che avrebbe compromesso seriamente il dominio globale del capitalismo. Autogestione, nazionalizzazione, autogoverno, un sistema scolastico funzionante,come riconosciuto anche da organizzazioni di industriali, come in un documento del 2003, ove si scriveva che “la scuola di base dava di norma un’informazione ampia e di buon livello” oppure che , "il tasso di alfabetizzazione, con qualche differenza tra Paese e Paese, era vicino al 100% e rimane tuttora altissimo”, erano i cardini di quella Repubblica socialista che pur essendo migliorabile su diversi fronti, pur dovendosi tenere conto del periodo storico e sociale in cui si operava, è stata da un lato temuta e dall'altro combattuta dal capitalismo. Quel capitalismo che ora è in fase di stallo e che trascina la società, intendendosi per tale la prevalenza dell'interesse di pochi nei confronti dell'interesse generale e collettivo, verso l'impoverimento globale. I popoli della Jugoslavia si possono unire oggi in una nuova repubblica di popoli e gruppi nazionali liberi ed eguali per creare una comunità socialista federativa — la Repubblica Socialista Federativa di Jugoslavia — nel cui seno, nell'interesse di ciascun popolo e gruppo nazionale a sé stante e di tutti assieme, realizzano e garantiscono una serie di principi fondamentali per il rispetto della vita e dignità umana? Sì, non solo si possono, ma si devono.
Diversi principi, propri della Costituzione della Repubblica Socialista Jugoslava, sono attuali, e sono attuabili. Ed allora perché escludere la realizzazione di una nuova Repubblica socialista Jugoslava? Alla luce dell'inevitabile tracollo di tutto ciò che ci circonda? Il Friuli Venezia Giulia o parte di questa stupenda terra, potrebbe rientrare all'interno del citato progetto, con il consenso della sua popolazione, con la salvaguardia delle sue specificità.
L'alternativa? Odio, nazionalismi, e distruzione. Non dobbiamo mirare alla costruzione di società, ma alla laica edificazione di solide comunità. Sarà la comunità ad unire i popoli e culture diverse,sarà la comunità ad integrare lingue e sapienze diverse, sarà la comunità, dal cuore socialista e dal corpo vestito con in colori della libertà a salvaguardare la dignità e l'umanità e tutto questo è possibile e se questo non accadrà, non disperiamoci, perché ogni disperazione sarà inutile,non lamentiamoci , perché ogni lamentazione sarà inutile, nell'assistere disarmati al declino inevitabile e violento dell'esistente. Dovrebbe partire, quanto prima, con il coinvolgimento delle regioni, città, Paesi, interessati, una sorta di internazionale per la nuova Repubblica Socialista Jugoslava. Cosa abbiamo da perdere? Nulla! cosa abbiamo da conquistare? Tutto.



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