Il
MIUR ha reso noto i dati sul sul concorso a cattedre degli insegnanti
indetto il 24 settembre 2012, per un totale di 11.542 posti . Dalle
tabelle risulta che dei 326.459 candidati ammessi alle prove
di preselezione svolte lo scorso dicembre, 108.440 (il 33,2%)
appartenevano alle Gae (Graduatorie ad esaurimento). I rimanenti
218.019 (66,7%) candidati si suddividevano fra docenti presenti nelle
graduatorie di istituto (abilitati e non) e laureati entro il 2002 a
cui, come previsto dalla legge, è stata data la possibilità di
tentare l'ingresso nella scuola.
Sempre
in base ai dati forniti dal MIUR risulta che hanno
superato la prova di preselezione 94.814 candidati, di cui 34.823
iscritti nelle Gae e 59.991 esterni alle Graduatorie ad esaurimento.
Andando
a leggere i dati della situazione vigente in quel momento nel
comparto scuola emerge che a tempo indeterminato risultano, tolti gli
insegnanti di religione, 653.182 docenti ed il 70% sono donne per un
totale complessivo di dipendenti nella scuola pari a 1.011.413
di cui ben 796.429 donne.
326.459
candidati ammessi alle prove di preselezione per il concorso nella
scuola significa che , tolti alcuni casi ,potenzialmente il numero dei docenti precari nella
scuola è di poco inferiore alla metà di tale personale assunto a tempo
indeterminato.
I
posti che vengono messi a disposizione con i concorsi sono irrisori
rispetto ai numeri di cui parliamo, numeri che rappresentano la
condizione esistenziale di migliaia e migliaia di persone, ed in
prevalenza donne.
Il
precariato nella scuola colpisce, come denuncio da diverso tempo, la
condizione femminile nel lavoro, e questi numeri sono destinati
a crescere ma nello stesso tempo diminuiscono i diritti dei precari,
si blocca il diritto alla monetizzazione delle ferie, i contratti
fino al 31 agosto sono ridotti all'ennesima potenza, non si riconosce
la progressione di carriera, non si riconosce alcun diritto degno di
tal nome se non quello della precarietà.
Stabilizzare
la precarietà oggi vuol semplicemente significare che si è propria
stabilizzata la condizione di precarietà nel senso che è diventata
normalità e con numeri così possenti la situazione è da bollino
rosso.
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