Nell'epoca dell'essere qualunque,
timbro ed omologazione, marchio e numero nel sistema, accade che in
quella Trieste ora dormiente ora sveglia, ora sognatrice ora illusa,
di osservare un qualcosa di a dir poco interessante e forse
sorprendente.
Questa è la storia dei Briganti
d'Oriente lì ove sorge il sole della ribellione.
Camicia bianca, cappello bianco,
occhiali da sole rigorosamente neri, questa è la divisa del Brigante
d'Oriente.
Armati di voglia di rivolta, di
giustizia sociale, da sentimento antifascista, antirazzista, di amore
per l'integrazione sociale, di rancore contro i confini.
Quei confini che vogliono l'uomo e
la donna divenire clandestini, quei confini che vogliono l'umanità
essere schiava delle proprie illusioni e rassegnazioni.
Il tutto ebbe origine in una sera
di fine estate.
Un caffè al bar, una lettura al
giornale, rabbia e voglia di osare nell'intesa e nella complicità
trovata.
Il primo obiettivo doveva essere
un padrone o meglio datore di lavoro o meglio padre di famiglia
aziendale, aveva sfruttato alcuni lavoratori o meglio suoi dipendenti
o meglio suoi collaboratori.
Con la scusa della crisi, si
invocava il senso di responsabilità e sacrificio, il pagamento dello
stipendio veniva rinviato mese dopo mese, sin quando arrivò il
giorno del fallimento.
Il padrone dopo qualche mese però
decise di aprire tramite prestanome una nuova attività, i lavoratori
licenziati rimanevano in tal tempo senza stipendio oltre che senza
lavoro e le loro proteste, che avevano fatto discutere in città,
anche eclatanti, come la salita sull'Ursus, il gigante che ogni tanto
ritorna in vita, venivano accolte dalla solita politica il cui unico
scopo era quello di preservare se stessa, il potere nel potere,
parole, con oceani di parole, sorrisi stilizzati, e promesse
ovviamente mancate.
Un blitz a sorpresa nel luogo
della nuova attività del padrone, o datore o padre di famiglia
aziendale, insomma chiamatelo come diavolo volete voi.
Dopo un volantinaggio selvaggio ma
libero, ed armati di pistole ad acqua, decisero di inondare con
l'acqua salata della rivolta, il simbolo dello sfruttamento locale
del capitale.
Ogni tanto per le vie della città
capitava di intravedere qualche adesivo con scritto i Briganti
d'Oriente sezione di Trieste.
Le azione poste in essere furono
di diverso tipo. Dalla ripulitura dei muri dalle scritte razziste,
all'attacco ai dei manifesti dei politici con l'adesivo i briganti
d'Oriente sezione di Trieste, sin quando un giorno decisero di
interrompere il consiglio comunale cittadino.
Erano in cento.
Tutti vestiti con la camicia
bianca.
Quel giorno si doveva deliberare
sulla linea ad alta velocità Venezia Trieste.
Una delibera, una carta firmata, e
l'amen per il Carso sarebbe stato inevitabile.
Armati di pistole ad acqua, dopo
essere entrati con la violenza del no, all'interno della sala
assopita del Consiglio comunale, innaffiarono di sale e d'acqua di
mare il simbolo politico locale del capitale.
Acqua di mare per ricordar loro
che dal mare tutti abbiamo avuto origine, siamo figli del mare, e nel
mare e con il mare il tutto avrà fine.
Uno di loro venne fermato,
identificato e denunciato.
Per ogni brigante denunciato ne
nascevano altri cento.
Per ogni dieci briganti denunciati
ne nascevano altri mille.
Fin quando da Trieste i briganti
d'Oriente si diffusero in ogni contrada d'Italia.
Arrivò il giorno del brigantaggio
d'Oriente italiano.
L'esercito di Oriente dalle camice
bianche dopo aver invaso la via dei Fori Imperiali di Roma giunse al
Palazzo della Camera dei deputati al servizio del capitale nazionale.
Ecco lo scudo della politica.
Un plotone di forze dell'ordine
armati di scudi e manganelli.
Partirono le prime pistolettate ad
acqua.
Le forze dell'ordine alzando gli
scudi riuscirono a respingere questo salato attacco.
I manifestanti urlavano “non
siete voi il nostro obiettivo, noi vogliamo semplicemente innaffiare
il Parlamento”.
Un gesto, un simbolo e sarà
rivolta.
Ad un certo punto, un colpo di
scena.
Accompagnato dalla Valchiria di
Richard Wagner, giunse un furgone.
Si creò un corridoio e nel bel
mezzo di quel corridoio ecco scorrere un tubo di idrante e le forze
dell'Ordine, non reggendo quel gettito d'acqua, furono costrette a
cedere ed in quel momento l'onda invase il Parlamento e tutti i
Parlamentari vennero sanzionati con l'acqua del mare.
Da quel giorno in tutta Italia
vennero bandite le pistole ad acqua.
I Briganti di Trieste allora
decisero di sostituire le pistole ad acqua con i secchi, ma anche
quelli vennero banditi, poi fu il turno dei gavettoni, ma anche
quelli vennero banditi, ogni mezzo e strumento utile alla rivolta
venne bandito, ed i briganti a loro volta vennero banditi e divennero
semplicemente dei banditi.
Eppure sarebbe bastato chiedersi
il perché di tutto ciò.
I Briganti volevano solo provocare
consapevolezza e denunciare la corruzione di uno Stato nato rotto e
corrotto.
Ma il banditismo legalitario ha
voluto il banditismo non legalitario semplicemente per legittimare il
proprio essere legge nella diseguaglianza della legge.
Ma il senso di aver osato con
l'acqua del mare valse ogni pena e sofferenza.
Ogni goccia d'acqua di mare e
salata che colpiva il corpo rude e rozzo del sistema, era un nuovo
fiore di consapevolezza che sbocciava.
Un giorno quella primavera di
fiori nati dall'acqua salata del mare crescerà ed a sua volta
seminerà vita e rivolta ed amore e solidarietà.
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