Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio e il caso dell'intitolazione delle vie nell'attesa dell'accertamento della giustizia

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Memoria, giustizia e toponomastica: il caso Giulio Regeni a dieci anni dalla scomparsa Il decennale del sequestro e dell'omicidio di Stato di Giulio Regeni rappresenta un tragico spartiacque temporale. Dieci anni costituiscono un tempo sufficientemente lungo per storicizzare un evento, ma dolorosamente insufficiente a lenire una ferita ancora aperta. Nonostante un contesto geopolitico globale sempre più frammentato e complesso, il percorso giudiziario si trova oggi a un punto di svolta: l'evidenza dei fatti emersi finora sfida apertamente i tentativi di insabbiamento e la retorica della post-verità. Il nodo politico e giudiziario Sotto il profilo analitico, i funzionari egiziani imputati nel processo non vanno considerati come elementi isolati, bensì come l'espressione strutturale degli apparati di sicurezza della dittatura di Al-Sisi. In quest'ottica, l'attesa sentenza italiana assume un duplice valore: Penale: accertare le responsabilità individuali dei soggetti ...

Egitto,ma quale Golpe è la vittoria del popolo



Milioni e milioni di persone in piazza, fuochi d'artificio, luci colorate, musica, insomma in Egitto in Piazza Tahrir è festa.

Ma quale Golpe?
Il Presidente uscente grazie all'intervento dei militari ma sostenuti pienamente dal popolo si è celato dietro la maschera della democrazia per difendere la legittimazione del suo governo. Certo, democrazia, il più grande inganno della società. Democrazia, governo del popolo, ma a parole, perché la burocrazia, cuore pulsante della democrazia, ha mutato l'idea originaria della democrazia in oligarchia burocratica.
Non si possono usare gli stessi parametri, i principi i criteri tipici dell'Occidente per definire la democrazia dell'Egitto. Non vi è stato nessun golpe in Egitto, 10 milioni e più di persone in piazza a festeggiare, uniti nella loro volontà e determinazione, con l'aiuto determinante della mano armata dell'esercito, hanno oggi preso il potere per governare l'Egitto. Questa è democrazia reale, perché è il popolo ad aver governato, con la forza della piazza, la nuova presa del potere, piaccia o non piaccia, è andata così. I rapporti tra l'esercito ed il popolo in quella parte del mondo sono completamente diversi da quelli conosciuti in Occidente. E' semplicemente un mondo diverso, e forse quello che è accaduto in Egitto nella giornata del 3 luglio andrebbe chiamato con il suo vero nome, ribellione del popolo egiziano.
Certamente non deve essere sottovalutato il buon occhio di alcune potenze occidentali verso la nuova situazione che si è venuta a determinare e certamente non mancherà la loro influenza nella formazione del prossimo governo, ma milioni e milioni di persone in lotta, determinate, forse come non mai, ebbene possono dirsi manipolate? Hanno voluto questa ribellione, hanno creduto in questa ribellione, ed ora l'Egitto è di quel popolo che ha saputo alzare la testa inseguendo e raggiungendo i propri ideali.


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