Il gran teatro di Trieste: tra il jazz degli Angloamericani, l'illusione del TLT e i selfie con D'Annunzio

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C'è un'ironia sottile — e diciamolo pure, del tutto meravigliosa — nella storia moderna di Trieste. Da una parte c’è chi guarda a certe nostalgie e pensa subito: "Ma ci state prendendo in giro?" . Dall’altra, invece, c’è chi avverte una sorta di grande, sublime tormento amletico, un richiamo disperato a quell’età dell'oro che va dal giugno del '45 all'ottobre del '54. La Trieste della Reggenza angloamericana! Quel momento incredibile in cui arrivano gli alleati e portano la cioccolata, le sigarette americane, il jazz, lo sport e, naturalmente, uno sballo assolutamente sfrenato. Il tutto, s'intende, prima che la città venisse restituita all'Italia. E lì nasce il mito del TLT, il Territorio Libero di Trieste! Che a un certo punto, nei primi anni Duemila, vive una resurrezione prodigiosa: cortei di migliaia di persone, un entusiasmo travolgente. L’Eldorado adriatico! Poi però — com’è tipico delle cose umane e soprattutto della politica locale — co...

Stoccolma in fiamme, ma non era un modello da emulare quello svedese?



Per anni inchieste televisive, reportage, articoli di stampa, dibattiti politici, quando si parlava del modello sociale italiano in crisi, guardavano con ottimismo sempre a quello svedese.
Un modello fondato su concetti chiave come Solidarietà, Merito, Consenso, Partecipazione, ma anche sulle periferie ghetto.
Il voi con gli stranieri è sempre più diffuso, in una terra che ha circa il 15% della popolazione non svedese.
Poi un giorno, come spesso accade, la famigerata goccia arriva, il vaso trabocca e le violenze dell'emarginazione e della ghettizzazione si scagliano contro quella terra poi non tanto felice.
Scontri, violenze, fuoco e ribellione.
Ma non era un modello da seguire quello svedese?
Quale autocritica?
Nessuna autocritica da parte di chi per anni ci ha bombardato mediaticamente con il famigerato modello scandinavo.
Solidarietà vuol dire integrazione.
Nessun rione o quartiere o città ghetto.
L'Italia non è immune da questi processi, l'integrazione è fittizia e l'apparenza prima o poi crollerà anche nell'addormentato non più Bel Paese.
La rivolta degli ultimi, certo, ma diventati i primi ad alzar la testa.

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