Quando a Ronchi nel 1890 si rischiò un incendio devastante

Correva il 6 agosto 1890, può iniziare così questa storia finita letteralmente nel dimenticatoio. Accaduta in una notte d'estate rovente a Ronchi sotto l'Impero asburgico.  Siamo intorno alla mezzanotte. Tutti dormono, o almeno ci provano, quando all'improvviso.  scoppia un temporale di quelli spaventosi tipici estivi.  E dove va a cadere un fulmine? Non su un albero in mezzo alla campagna ! Va a schiantarsi dritto sulla palazzina dell'elegante villa di Pongibeau. Una villa signorile.  Che in quel momento, peraltro, ospitava dei villeggianti di un certo rango: nientemeno che la famiglia del Cavaliere de Juriscovich, signori arrivati apposta da Trieste. Ora, la traiettoria di questo fulmine ha del romanzesco. Buca il soffitto, s'infila direttamente nella sala maggiore – immaginatevi il botto, la puzza di zolfo! – poi decide di scendere per le scale, attraversa la cucina, e va a finire la sua corsa nel cortile posteriore.  E sfortuna volle che in...

Pugni chiusi e Ave Maria




Compagni e compagne, coloro che condividono e spezzano insieme lo stesso pane.
Cum-panis.
I funerali di Don Gallo non verranno dimenticati nella storia e dalla storia specialmente per quel gesto, il pugno chiuso per salutare Don Andrea Gallo quando la bara uscirà fuori dalla Chiesa con l'Ave Maria amplificato dai megafoni, Ave Maria che poi lascerà spazio a Bella Ciao.
Don che è stato ricordato più di una volta da parte di Don Ciotti, giusto per non far dimenticare, sia alla Chiesa istituzionale che alla gente comune, che Andrea Gallo prima di ogni cosa era ed è stato un prete, Don appunto, ed il suo padre spirituale quando prenderà la parola alla fine dei funerali ricorderà che è stato un prete radicale cattolico, nel senso positivo di questo termine, è stato in sostanza la saldatura tra il sacerdote ed il cittadino.
Una saldatura che deve indurre alla riflessione , una saldatura tra l'ave Maria ed il pugno chiuso.
Il problema non è Don Gallo.
Il problema è la società comune, è lo Stato.
Lo Stato e la società laica civile per inerzia o per ragioni di comodità o di opportunismo o semplicemente per cecità, ha abbandonato i campi fondamentali della vita sociale.
I poveri, gli emarginati, i territori colpiti ed affossati della mafia, vedono la Chiesa essere presente come braccio sussidiario di quello Stato che non vuol proprio intervenire. Così come le realtà sociali politiche faticano ad operare.
Si è realizzata una sorta di delega in bianco.
Perché?
Le case del Popolo servivano anche a questo. Ma oggi son diventate altro e la Chiesa con le sue parrocchie, mense e strutture sociali, continua ad operare in modo sempre più presente e consistente. La Chiesa è sopravvissuta a mille peripezie, passeranno le epoche, i secoli, le guerre i conflitti, ma la Chiesa è sempre lì e ciò vorrà pur significare qualcosa.
Da un lato mi viene da dire, per fortuna che di Don Gallo ve ne sono pochi, perché il ruolo della Chiesa ne esce rinforzato sotto vari aspetti, dall'altro, ahimè, di Andrea Gallo, come uomo sociale, ve ne sono pochissimi e questo è il vero dramma.
Un pugno chiuso e l'Ave Maria.
Costituzione e antifascismo, Chiesa e religione, spiritualità ed umiltà, uniti dall'operato di una persona, una persona che per la Chiesa prima di ogni cosa è stato un Don, per la società che lo ha conosciuto semplicemente un grande ed immenso essere umano, non semplicemente un Don,ma il compagno e l'uomo Andrea.
Il 25 maggio 2013 ho ben compreso che in Italia l'idea della rivoluzione come studiata, pensata e coltivata in anni ed anni di riflessioni ed emozioni mai potrà aver vita ,d'altronde l'Italia non è mai stato Paese per rivoluzione e mai lo sarà e questo è il mio Amen alla rivoluzione in Italia.
Siamo un Popolo non Popolo governato dalle emozioni, e quando l'emozione domina la fredda e dura ragione, ogni cosa a dir poco incredibile sarà credibile, perché realtà vissuta.


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