L'esplosività emozionale dell'arte friulana nel decennio 60/70

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Immaginate, per un momento, di calarvi in quel decennio formidabile che va dal 1960 al 1970. Non stiamo parlando di Parigi, di Berkeley o di Londra, ma del Friuli Venezia Giulia. Una terra che, in quegli anni, decide a modo suo di essere protagonista assoluta della Storia. Ci sono collettivi, ci sono gruppi di ragazzi, ci sono individualità straordinarie che a un certo punto si guardano in faccia e dicono: "Basta. Noi adesso dobbiamo tagliare col passato, dobbiamo creare una frattura totale". E qual è l'opera, il simbolo che più di tutti, in questa regione, ci fa capire visivamente cosa stava succedendo? È il lavoro titanico di Franco Basaglia. Capite la portata della cosa? Basaglia prende l'energia di questo decennio – un decennio incredibilmente innovativo, rivoluzionario come pochissimi altri in tutto il Novecento – e gli dà un corpo. E che corpo gli dà? Quello di Marco Cavallo . Un cavallo azzurro di cartapesta che sfonda, letteralmente e metaforicamente, i muri d...

Pugni chiusi e Ave Maria




Compagni e compagne, coloro che condividono e spezzano insieme lo stesso pane.
Cum-panis.
I funerali di Don Gallo non verranno dimenticati nella storia e dalla storia specialmente per quel gesto, il pugno chiuso per salutare Don Andrea Gallo quando la bara uscirà fuori dalla Chiesa con l'Ave Maria amplificato dai megafoni, Ave Maria che poi lascerà spazio a Bella Ciao.
Don che è stato ricordato più di una volta da parte di Don Ciotti, giusto per non far dimenticare, sia alla Chiesa istituzionale che alla gente comune, che Andrea Gallo prima di ogni cosa era ed è stato un prete, Don appunto, ed il suo padre spirituale quando prenderà la parola alla fine dei funerali ricorderà che è stato un prete radicale cattolico, nel senso positivo di questo termine, è stato in sostanza la saldatura tra il sacerdote ed il cittadino.
Una saldatura che deve indurre alla riflessione , una saldatura tra l'ave Maria ed il pugno chiuso.
Il problema non è Don Gallo.
Il problema è la società comune, è lo Stato.
Lo Stato e la società laica civile per inerzia o per ragioni di comodità o di opportunismo o semplicemente per cecità, ha abbandonato i campi fondamentali della vita sociale.
I poveri, gli emarginati, i territori colpiti ed affossati della mafia, vedono la Chiesa essere presente come braccio sussidiario di quello Stato che non vuol proprio intervenire. Così come le realtà sociali politiche faticano ad operare.
Si è realizzata una sorta di delega in bianco.
Perché?
Le case del Popolo servivano anche a questo. Ma oggi son diventate altro e la Chiesa con le sue parrocchie, mense e strutture sociali, continua ad operare in modo sempre più presente e consistente. La Chiesa è sopravvissuta a mille peripezie, passeranno le epoche, i secoli, le guerre i conflitti, ma la Chiesa è sempre lì e ciò vorrà pur significare qualcosa.
Da un lato mi viene da dire, per fortuna che di Don Gallo ve ne sono pochi, perché il ruolo della Chiesa ne esce rinforzato sotto vari aspetti, dall'altro, ahimè, di Andrea Gallo, come uomo sociale, ve ne sono pochissimi e questo è il vero dramma.
Un pugno chiuso e l'Ave Maria.
Costituzione e antifascismo, Chiesa e religione, spiritualità ed umiltà, uniti dall'operato di una persona, una persona che per la Chiesa prima di ogni cosa è stato un Don, per la società che lo ha conosciuto semplicemente un grande ed immenso essere umano, non semplicemente un Don,ma il compagno e l'uomo Andrea.
Il 25 maggio 2013 ho ben compreso che in Italia l'idea della rivoluzione come studiata, pensata e coltivata in anni ed anni di riflessioni ed emozioni mai potrà aver vita ,d'altronde l'Italia non è mai stato Paese per rivoluzione e mai lo sarà e questo è il mio Amen alla rivoluzione in Italia.
Siamo un Popolo non Popolo governato dalle emozioni, e quando l'emozione domina la fredda e dura ragione, ogni cosa a dir poco incredibile sarà credibile, perché realtà vissuta.


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